Addestramento ed educazione del Foxhound Inglese

Cosa chiedere a un cane da muta e cosa non chiedergli mai

Educare un Foxhound Inglese vuol dire prima di tutto capire per cosa è stato costruito: lavorare in gruppo, lontano dal conduttore, seguendo un odore per ore. Non è un cane che guarda l’uomo aspettando istruzioni, ed è inutile misurarlo con il metro di un pastore o di un retriever.

Qui dentro: cosa si ottiene, come si gestiscono naso, voce e solitudine, quanto movimento serve e quali attività hanno senso in Italia.

Sommario

Cosa si può insegnare a un Foxhound Inglese

Si comincia dalla parte facile: è un cane gentile, per niente aggressivo, che non litiga e non fa storie. Non ci sono conflitti da gestire, non c’è aggressività da contenere, non c’è guardia da smorzare. Da questo punto di vista è uno dei cani più semplici che esistano.

La parte difficile è l’obbedienza a distanza. Un foxhound è selezionato per prendere decisioni da solo mentre lavora: il conduttore, in una muta, gestisce il gruppo con la voce e la tromba, non con i comandi puntuali. Chiedergli la precisione di un cane da obedience significa chiedergli di essere un altro cane.

Le tre cose da costruire sono la condotta al guinzaglio (un cane da trenta chili che tira è ingestibile, e va insegnato quando ne pesa dieci), la tolleranza alla solitudine, da allenare per gradi fin da cucciolo, e un richiamo allenato con premi di altissimo valore, sapendo che su una traccia fresca non reggerà.

Il metodo è il rinforzo positivo con il cibo, che in un segugio funziona benissimo. Le maniere forti non servono: questo cane non è testardo per sfida, è semplicemente concentrato su altro.

Un consiglio che vale doppio in questa razza: se puoi, prendine due, o tienilo con un altro cane. È nato per vivere in gruppo, e da solo è un cane a metà.

Il naso, la voce e la vita quotidiana

Il naso è il motore. Il modo intelligente di gestirlo non è combatterlo ma usarlo: piste di crocchette, ricerca di oggetti, mantrailing sportivo, giochi di fiuto in giardino. Mezz’ora di lavoro olfattivo stanca un segugio più di un’ora di corsa e lo rende un cane migliore in casa.

La voce è la parte con cui bisogna fare i conti. Il verso di un foxhound è profondo, lungo e potente, progettato per farsi sentire a distanza da un cavaliere. Si può ridurre lavorando su noia e solitudine, che sono le cause principali, ma non si azzera. Chi vive in condominio, semplicemente, non deve prendere questo cane.

Sulla casa: è un cane pulito, senza odore forte, che una volta stanco si spegne e dorme. Il problema non è la convivenza, è arrivarci: prima si scarica, poi si riposa. E il conto, almeno, è di due ore al giorno di movimento vero, tutti i giorni, con qualunque tempo.

Un’ultima nota sul recinto: deve essere alto e chiuso bene. Non perché sia un cane che scappa per ribellione, ma perché segue un odore e si allontana senza accorgersene. Un foxhound perso cammina per chilometri prima di fermarsi.

Che attività fare con un Foxhound Inglese

In Italia la sua attività naturale non esiste, quindi va sostituita con qualcosa che gli somigli. Le tre strade sensate sono la corsa, il naso e la distanza.

Il canicross e il bikejoring sono perfetti per un cane costruito per il fondo, e hanno il pregio di tenerlo agganciato a te mentre corre. Il dog trekking è l’alternativa più tranquilla e forse la migliore: camminate lunghe, terreni vari, ore all’aperto.

Sul fronte olfattivo, il mantrailing è la disciplina più vicina al suo mestiere vero: segue una traccia, lavora in autonomia, decide da solo. È anche il modo migliore per stancarlo nei giorni in cui non si può uscire a lungo.

Quello che non ha senso chiedergli sono le discipline di precisione e di contatto continuo con l’uomo: obedience, rally, agility di alto livello. Non è incapace, è che gli si sta chiedendo il contrario di quello per cui è stato selezionato per duecento anni.

E resta il consiglio più utile di tutti: la compagnia di un altro cane vale, per un foxhound, quanto un’ora di sport. È l’unica razza in cui il secondo cane risolve più problemi di quanti ne crei.