Storia ed origine dell’Eurasier
Una razza nata nel 1960 da un progetto: Chow Chow, Wolfspitz e Samoiedo
Quasi tutte le razze hanno origini incerte e leggende. L’Eurasier no: ha una data, un elenco di ingredienti e il nome di chi l’ha inventata, e tutto questo sta scritto in tre righe del suo standard. In questa pagina trovi come è nato e perché è così raro.
Sommario
Il 1960, Julius Wipfel e il Wolf-Chow

La storia dell’Eurasier sta interamente in un paragrafo del suo standard, ed è una delle più brevi che si possano leggere: nel 1960 fu creata una razza incrociando un Chow Chow con un Wolfspitz.
Il nome iniziale racconta il progetto: Wolf-Chow, cioè letteralmente lupo-chow. L’idea era prendere l’equilibrio e la riservatezza del Chow Chow e unirli alla vivacità e alla tipicità nordica del Wolfspitz.
Poi il progetto cambia: dopo un incrocio con un Samoiedo, fu ribattezzata Eurasier. Il Samoiedo porta la socievolezza e un carattere aperto, ed è l’ingrediente che ha dato alla razza la sua fisionomia definitiva.
Il nome finale dice il concetto: Europa e Asia nello stesso cane. Un tipo europeo, il Wolfspitz, con due razze asiatiche.
E poi lo standard fa una cosa rarissima: fa il nome del creatore. Il fondatore della razza fu Julius Wipfel. Pochissime razze hanno un padre riconosciuto per iscritto nel documento ufficiale della FCI.
Una razza selezionata sul carattere

Quello che rende l’Eurasier diverso dalle altre razze giovani è l’obiettivo con cui è stato creato: non un lavoro, non un aspetto, ma un carattere.
Il progetto di Wipfel era un cane da famiglia nel senso stretto del termine: equilibrato, calmo, legato ai suoi, tranquillo in mezzo alla gente. Ed è per questo che lo standard, invece di limitarsi alla descrizione fisica, arriva a prescrivere che il cane ha bisogno di un costante stretto contatto con la famiglia.
Questa impostazione ha una conseguenza che si vede ancora oggi: i club di razza, in Germania e altrove, sono storicamente severissimi. Test caratteriali, controlli sanitari obbligatori, accoppiamenti approvati uno a uno.
Si vede anche nello standard, in un dettaglio tecnico: fra i difetti da squalifica c’è l’assenza di denti, e la dentatura deve essere completa con tutti e 42. Una severità che in una razza da compagnia sorprende.
E si vede nei numeri di salute: le anche risultano anormali solo nel 3,2% dei cani valutati. È il risultato di sessant’anni di controlli su una popolazione piccola e sorvegliata.
Il rovescio della medaglia è che l’Eurasier è rimasto raro, e chi lo cerca deve accettare i tempi di una razza che nessuno produce in serie.
L’Eurasier oggi, in Italia
In Italia l’Eurasier è una rarità vera. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 405 cuccioli in tutto, con annate da sedici cani e un picco di 81 nel 2021.
Nel 2024 sono stati 60, il secondo numero più alto del decennio: la razza sta crescendo, ma parte da numeri piccolissimi.
Il dato che colpisce di più, però, è un altro: gli allevamenti con affisso ENCI che hanno la razza sono uno solo, in Emilia Romagna.
Significa che quasi tutti gli Eurasier che si vedono in Italia arrivano da Germania, Svizzera o Austria, dove la razza è nata e dove i club sono organizzati da decenni.
Non è necessariamente un male: comprare da un allevamento tedesco affiliato al club di razza significa quasi sempre trovarsi davanti a controlli sanitari e caratteriali più severi di quelli minimi. Va però messo in conto un viaggio, una lista d’attesa e, spesso, un colloquio serio con l’allevatore prima di essere accettati.

