Addestramento ed educazione dell’Epagneul Bleu de Picardie
Un cane da ferma dolce: come si lavora con un epagneul francese
Con l’Epagneul Bleu de Picardie l’addestramento è più facile della media, e il motivo è nel carattere: lo standard chiede un cane flessibile e dolce, placido. Ma proprio la dolcezza è la trappola: un cane così si chiude se lo si tratta con durezza.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, la ferma e il riporto, l’acqua, quanto movimento serve e gli errori tipici con un cane da ferma continentale.
Sommario
Le priorità dei primi mesi
La prima è la fiducia. Un cucciolo di questa razza è sensibile: le esperienze forzate e i rimproveri pesanti nei primi mesi si pagano per anni. Si costruisce tutto in positivo, con il cibo e con il gioco.
La seconda è l’abitudine ai rumori, fatta per gradi. In un cane che dovrà lavorare vicino a un fucile, questo è un investimento che si fa prima e con calma, mai mettendo il cane nel rumore.
La terza è il richiamo. In un cane da ferma il naso arriva presto e vince: si allena ogni giorno, in ambienti sempre più complicati, e si protegge sempre con una longa quando non si è sicuri.
La quarta è la bocca: prendere, portare e lasciare. È la base del riporto, e si insegna col gioco senza mai tirare per togliere l’oggetto.
La quinta è la crescita: è un cane che arriva a venti chili, e nel primo anno le articolazioni si stanno formando. Camminate sì, salti e corse dietro la bicicletta no.
E la sesta, in questa razza, è portarlo con te: è un cane che impara stando addosso al suo umano, e che da solo non impara niente.
La ferma e il riporto: cosa c’è di serie e cosa si costruisce

La ferma è nel patrimonio genetico e si vede presto, anche in giardino su una lucertola. Quello che va costruito è tutto il resto: la cerca ordinata e il contatto col conduttore.
Lo standard descrive il mestiere in una riga che è anche un programma di addestramento: è un cane da contatto per cacciate a portata di fucile. Tradotto: deve restare vicino, non allargarsi come un pointer, e tenere il collegamento con chi lo segue.
La beccaccia è la sua specialità dichiarata, e la caccia alla beccaccia richiede esattamente questo: un cane che lavora nel folto, lentamente, senza spingere.
Il riporto nella tradizione continentale è parte del lavoro, non un extra. Si comincia da cucciolo con oggetti morbidi, poi si passa al dummy, poi alle distanze. E si insegna la consegna in mano.
Per chi non caccia le stesse doti si allenano con il riporto sportivo, i working test con i dummy e la ricerca olfattiva: sono attività che danno a questo cane la sensazione di avere un lavoro.
Una nota sul metodo, valida per tutti gli epagneul francesi: sono cani che collaborano per piacere, non per pressione. La correzione dura, su un cane così, produce un cane che rallenta e si spegne.
L’acqua, il folto e quanto movimento serve

Il fabbisogno reale è di un’ora e mezza o due ore al giorno di attività, e in questa razza la parte più importante è quella olfattiva.
L’acqua è nel suo mestiere: il club francese lo descrive come cane da palude e riportatore anche di notte sull’anatra. Il primo contatto si fa in estate, con una riva in pendenza, entrando insieme al cane.
Il folto è l’altro suo ambiente: rovi, canne, sottobosco. Da lì viene la necessità del controllo quotidiano su orecchie, spazi fra le dita e ventre.
Le attività che hanno senso sono quelle che assomigliano al lavoro: working test e prove di lavoro, nose work e ricerca olfattiva, mantrailing, riporto, dock diving per chi ha il posto giusto, dog trekking.
Quello che conta è la varietà: mezz’ora di lavoro col naso vale più di un’ora di corsa, e un cane da ferma che non annusa mai è un cane a metà.
Nel primo anno si costruisce con calma. Poi, da adulto, è un cane che regge giornate intere di caccia: la resistenza c’è, va solo tirata su per gradi.
Gli errori tipici con un epagneul francese
Il primo è la durezza. Con un cane definito dolce e placido dallo standard, urlare e strattonare produce solo un cane che si blocca.
Il secondo è fidarsi del richiamo troppo presto. Un cane da ferma con il naso su una pista non ti sente: la libertà si dà in posti sicuri, e la longa non è una sconfitta.
Il terzo è sostituire il naso con la palla. È l’errore più comune con tutti i cani da caccia: il corpo si stanca, la testa resta accesa.
Il quarto è dimenticare le orecchie. In un cane con orecchie lunghe che lavora in acqua e nel folto, il controllo settimanale è parte della gestione, non un vezzo.
Il quinto è tenerlo solo tutto il giorno. È un cane che si lega e che cerca il contatto: lo standard, in modo insolito, parla addirittura di coccole.
E il sesto è prenderlo pensando che sia un cane tranquillo perché in casa lo è. In casa è placido perché fuori lavora: se fuori non lavora, in casa non è più placido.

