Carattere e descrizione del Drever
Aspetto, colori del manto e temperamento: il ritratto completo della razza
Il Drever è un segugio svedese basso sugli arti, e il suo standard contiene una frase che nessun altro standard si permette: il Drever è solo tenuto come cane da caccia, e praticamente mai come cane da compagnia.
In questa pagina: quanto è grande (con una taglia ideale espressa al centimetro), com’è fatto, i colori ammessi e quelli che squalificano, che carattere ha, che lavoro fa in Svezia e perché in Italia non lo vedrai quasi mai.
Sommario
Il Drever in breve
Il Drever è un segugio di piccola taglia svedese, nato dal Westfälische Dachsbracke tedesco: lungo nel corpo e basso sugli arti, con una taglia ideale di 35 centimetri nei maschi e 33 nelle femmine, per 14-16 chili. Pelo ruvido, tutti i colori ammessi purché con marcature bianche. Carattere entusiasta e di temperamento sempre uguale. È il cane della caccia al cervo in Svezia e vive 12-14 anni.
Quanto è grande un Drever

Qui lo standard fa una cosa insolita: indica una taglia ideale precisa, 35 centimetri per i maschi e 33 per le femmine, e poi concede una forbice, 32-38 e 30-36. Fuori da quei limiti si viene squalificati.
Il peso non c’è: in pratica un Drever adulto sta fra i 14 e i 16 chili, che su 35 centimetri di altezza vuol dire un cane solido. Non è un cane leggero e non deve esserlo: lo standard chiede espressamente che dia l’impressione di essere robusto e forte più che elegante e veloce.
La sagoma è quella di un segugio abbassato: piuttosto lungo nel corpo, con il torace chiaramente disceso sotto il livello del gomito, il dorso potente in leggera discesa verso la groppa e la linea dorsale che in movimento deve restare orizzontale.
C’è un dettaglio che nella maggior parte degli standard non compare: la conformazione dei maschi e delle femmine è nettamente diversa. Nel Drever il dimorfismo sessuale è un requisito, non una tolleranza: maschi e femmine devono sembrare di sesso diverso a prima vista.
La coda è lunga e spessa alla base, portata preferibilmente pendente e comunque mai sopra il dorso; una coda con nodi o malformazioni è motivo di squalifica.
Un’ultima nota tecnica, che dice quanto questo standard sia svedese: chiede che gli speroni posteriori siano rimossi. In Italia gli interventi chirurgici non curativi sono vietati dalla legge 201/2010, quindi un Drever nato qui li ha al loro posto e va benissimo così.
La testa e le orecchie del Drever

La testa è piuttosto larga in proporzione al corpo, abbastanza allungata e si assottiglia verso il tartufo senza mai essere appuntita. Il cranio è solo leggermente bombato, lo stop leggero, la canna nasale diritta o appena convessa.
Le orecchie sono inserite piuttosto basse, di media lunghezza e larghezza, pendenti senza pieghe e aderenti alle guance, con le estremità arrotondate. È l’orecchio classico del segugio: convoglia gli odori verso il naso quando il cane lavora con il muso a terra.
Gli occhi sono brillanti e molto espressivi, di colore marrone scuro: gli occhi chiari sono un difetto e uno o due occhi blu sono motivo di squalifica. Il tartufo è nero, e il tartufo color carne è un difetto.
Un dettaglio che i giudici guardano e che quasi nessuno nota: le labbra devono essere ferme e aderenti, con la commessura labiale non visibile. Tradotto, niente labbra cadenti da segugio mediterraneo: in un cane che lavora nel freddo e nel folto, la bocca asciutta è un vantaggio.
I colori del Drever e le marcature bianche

Sui colori il Drever ha una regola larghissima e due divieti secchi: tutti i colori, con marcature bianche, sono permessi. Non è accettato il tutto bianco e il marrone fegato.
Quindi si vedono Drever tricolori (nero focato con il bianco), fulvi in tutte le gradazioni, grigi, sabbia. La condizione è una sola: che i colori siano nettamente definiti e che il bianco ci sia.
E il bianco ha un compito preciso, che nasce dalla caccia: le marcature devono essere ben visibili da tutti i lati. Lo standard indica anche dove starebbero meglio: una stella in testa, un collare completo attorno al collo, zone bianche su arti, piedi e punta della coda, e si preferiscono le marcature simmetriche.
Il motivo è tutto pratico: un cane che lavora nel bosco e nella neve deve essere riconoscibile a distanza, sia perché il cacciatore lo segua con gli occhi, sia perché nessuno lo confonda con la selvaggina. Il divieto del tutto bianco e del fegato, invece, riguarda il tipo: sono colori che tradiscono incroci con altre razze.
Il carattere del Drever

Lo standard lo descrive in due righe che valgono un manuale: entusiasta e di temperamento sempre uguale. Mai aggressivo, nervoso o timido.
Quel temperamento sempre uguale è la qualità che i cacciatori svedesi hanno selezionato per un secolo: un cane che lavora allo stesso modo il primo giorno di stagione e a gennaio, che non si accende e non si spegne, che non si offende e non si stanca di provare. È il profilo del segugio ideale.
In casa è un cane affettuoso e facile, che va d’accordo con le persone e con gli altri cani: viene da una tradizione di cani tenuti in gruppo. Non è guardiano, non è diffidente, non ha spigoli di carattere.
Il punto vero è un altro, e va detto con chiarezza perché lo dice lo standard stesso: questo cane vive per il naso. Quando trova una pista, il richiamo diventa un suggerimento. E come tutti i segugi dà voce: è il suo modo di dire al cacciatore dove si trova la caccia, e non è un comportamento che si cancella.
Tradotto in vita quotidiana: campo aperto senza recinzione mai, longhina da cinque metri sempre utile, e vicini di casa da mettere nel conto se lo si tiene in un condominio.
Che lavoro fa il Drever: la caccia al cervo
Il Drever è nato per una cosa specifica, e la storia della sua fortuna è tutta lì. In Svezia, dal 1930 in poi, i cervi hanno cominciato ad aumentare e a spingersi verso nord, e i cacciatori hanno scoperto che un segugio dalle gambe corte era la soluzione migliore per cacciarli.
Il perché è controintuitivo: un segugio lento è meglio di uno veloce. Un cane rapido mette il cervo in fuga panica e lo porta a chilometri di distanza; un cane basso e metodico lo muove senza terrorizzarlo, il selvatico si sposta con calma nella sua zona e il cacciatore riesce a intercettarlo. È la stessa logica per cui in Italia si usano i segugi piccoli sulla lepre.
Il resto del lavoro lo dice lo standard: il Drever è considerato un cane di prima qualità nella caccia al cervo, ma è anche un segugio molto affidabile per la caccia alla lepre e alla volpe. Cerca, scova, inseguе e dà voce, tenendo informato il cacciatore.
E c’è una richiesta esplicita di robustezza: è indispensabile che il Drever sia costruito come un segugio, che deve poter lavorare nelle condizioni climatiche e di terreno della Svezia. Neve, freddo, boschi fitti e giornate lunghe: il cane deve essere attrezzato per quello.
Drever, Dachsbracke Alpino e Bassotto: le differenze

Sono tre cani lunghi e bassi con lo stesso vago aspetto, e vengono spesso confusi. Il Drever è svedese e sta fra i segugi di piccola taglia; il Dachsbracke Alpino è austriaco e sta fra i cani per pista di sangue; il Bassotto ha un gruppo tutto suo ed è nato per la caccia in tana.
La differenza tecnica sta nel motivo delle gambe corte. Nel bassotto c’è la condrodistrofia, la condizione genetica che accorcia le ossa lunghe e che porta con sé il problema dei dischi. Drever e Dachsbracke sono invece segugi abbassati per selezione: la schiena lunga va rispettata, ma la storia clinica non è la stessa.
Sul lavoro: il Drever spinge il cervo, il Dachsbracke è specializzato nella traccia di sangue degli ungulati feriti, il bassotto entra sotto terra. E rispetto al Beagle, che è l’altro segugio piccolo che tutti conoscono, il Drever è più lungo, più basso e più pesante, con una struttura pensata per il freddo del nord.
L’ultima differenza è la più concreta di tutte: in Italia il Dachsbracke Alpino ha fatto 5.291 cuccioli in dieci anni, il Drever tredici.
Quanto vive un Drever e di cosa si ammala
Il Drever è un cane rustico e la razza non ha patologie ereditarie diffuse che richiedano test genetici obbligatori. È il vantaggio delle razze selezionate da cacciatori su base funzionale: i cani che si ammalavano non facevano cuccioli.
I temi reali sono quelli della sua struttura e del suo mestiere. La schiena: il corpo è lungo e gli arti corti, quindi la colonna lavora più che in un cane di proporzioni normali. Non è un cane condrodistrofico come il bassotto, ma le regole valgono comunque: nessun sovrappeso (che qui è il fattore di rischio numero uno) e niente salti ripetuti nei mesi di crescita.
Le orecchie pendenti e aderenti alle guance, in un cane che passa la giornata nel sottobosco, sono la prima voce del veterinario: controllo e pulizia dopo ogni uscita. Poi le lesioni da lavoro (tagli sui cuscinetti, contusioni, forasacchi) e i parassiti, che per un segugio sono un tema di tutto l’anno.
Sulla longevità siamo intorno ai 12-14 anni: è la stima degli allevatori nordici, non un dato da studio pubblicato.
A chi è adatto il Drever

Su questo lo standard è più diretto di qualunque pagina web, e conviene citarlo: il Drever è solo tenuto come cane da caccia, e praticamente mai come cane da compagnia. È il cane di chi caccia, in un paese in cui si caccia il cervo con i segugi.
Questo non vuol dire che sia inadatto alla famiglia: il carattere è ottimo, affettuoso e stabile, e con i bambini e con gli altri cani è facile. Vuol dire che senza un lavoro che gli occupi il naso non sta bene, e che il naso in questa razza è il padrone di casa.
Chi non caccia può farlo funzionare a una condizione: dargli attività olfattive vere e continuative, tipo mantrailing, nose work e ricerca, più camminate lunghe. Con quel programma è un compagno eccellente e sorprendentemente comodo, perché è piccolo e non chiede toelettatura.
Non è adatto a chi vive in appartamento con due giri dell’isolato, a chi non tollera un cane che dà voce, e a chi immagina di lasciarlo libero in campagna: un segugio su una pista fresca non ti sente, e questa non è disobbedienza ma selezione.
E poi c’è l’ostacolo pratico che rende tutto teorico: in Italia il Drever praticamente non esiste. Tredici cuccioli in dieci anni e zero affissi: chi ne vuole uno lo importa dal nord.

