Allevamento del Curly Coated Retriever
Quanto costa un cucciolo, dove cercarlo e quali test pretendere
Cercare un Curly Coated Retriever in Italia è un’operazione diversa dal cercare un labrador: 26 cuccioli in nove anni e un solo affisso vogliono dire liste d’attesa e, con ogni probabilità, un viaggio.
In questa pagina: quanto costa un cucciolo e quanto costa mantenerlo, dove si trovano gli allevamenti, quali test pretendere sui genitori e i numeri dell’ENCI sulla razza.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Curly Coated Retriever

Un cucciolo con pedigree e genitori testati costa fra i 1.200 e i 2.000 euro, e il prezzo è quello degli allevamenti esteri perché in Italia le cucciolate sono quasi inesistenti. Al costo del cane va aggiunto il viaggio, dai 200 ai 600 euro secondo la distanza.
Dove guardare: Gran Bretagna, dove la razza è nata e dove il club è molto attivo, Paesi nordici (Svezia e Finlandia hanno allevamenti storici e ottimi) e Paesi Bassi. Un cucciolo con pedigree FCI comprato lì si iscrive senza problemi al libro genealogico italiano.
Sul mantenimento: è un cane da 35 chili, quindi 80-130 euro al mese fra cibo di qualità, antiparassitari e accantonamento per il veterinario. La voce toelettatore in questa razza vale zero: il pelo si gestisce con acqua, dita e un paio di forbici per coda, orecchie e piedi.
Un vantaggio della rarità: qui non esiste il mercato dei cuccioli senza pedigree. Se trovi un annuncio con cuccioli di Curly disponibili subito e a poco, quasi certamente non sono Curly.
I test da pretendere e le domande da fare
Il test che non si contratta si chiama GSD IIIa, la glicogenosi di tipo IIIa: malattia genetica autosomica recessiva del gene AGL, con un test del DNA disponibile da quasi vent’anni. Serve il genotipo di entrambi i genitori, scritto, perché due portatori non vanno accoppiati: un cucciolo malato accumula glicogeno nel fegato dai quattro mesi e fra i dodici e i quattordici mesi comincia a crollare dopo lo sforzo.
Gli altri tre sono standard per la razza: il test dell’EIC (collasso da esercizio), le lastre ufficiali di anche e gomiti dei riproduttori e la visita oculistica annuale dei genitori, perché cataratta, distichiasi e atrofia progressiva della retina sono documentate nella razza.
Le domande da fare sono le solite, e in una razza da pochi cuccioli l’anno le risposte arrivano volentieri. Dove sono cresciuti i cuccioli, e la risposta giusta è in casa. Che carattere hanno i genitori, e in particolare come reagiscono a un estraneo, che in una razza descritta come riservata è la domanda chiave. Quanti anni ha la madre e quante cucciolate ha fatto. Che cosa hanno già visto i cuccioli: rumori di casa, superfici diverse, macchina, bambini.
Aggiungi una domanda che nel Curly ha senso più che altrove: cosa fanno i cani dell’allevamento. Se i genitori lavorano in acqua o fanno prove di riporto, quel cucciolo arriva da linee in cui la testa da retriever è ancora integra, e si vede nella facilità con cui impara.
Il Curly Coated Retriever in Italia: i numeri dell’ENCI
Fra il 2016 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 26 cuccioli di Curly Coated Retriever: un cucciolo nel 2016, sette nel 2017, nessuno nel 2018, tre nel 2019, cinque nel 2020, uno nel 2021, otto nel 2022 (l’anno migliore), nessuno nel 2023 e uno nel 2024. Nel 2015 non risultano iscrizioni.
Gli affissi dedicati alla razza sono uno, in Lazio, in provincia di Roma. Con questi numeri la razza in Italia vive di importazioni e di pochissimi appassionati, e le cucciolate si contano sulle dita.
Il consiglio pratico è quello che si dà per tutte le razze rare, con una sfumatura in più: mettiti in lista d’attesa per tempo, accetta di aspettare un anno, e usa quell’anno per andare a vedere i cani dal vivo in qualche esposizione o prova di lavoro. Un Curly visto e toccato risponde a metà delle domande che un allevatore non riesce a spiegarti per iscritto.

