Storia ed origine del Cavalier King Charles Spaniel
I cani dei dipinti del Seicento e una razza ricostruita all’indietro
Il Cavalier King Charles Spaniel ha una storia insolita: è una razza moderna nata per tornare indietro, cioè per recuperare un tipo di cane che si era perso. Qui trovi da dove viene il nome, che differenza c’è col King Charles Spaniel e come sta la razza in Italia oggi.
Sommario
I cani dei re Stuart

Il nome viene da Carlo II d’Inghilterra, il re Stuart che regnò nella seconda metà del Seicento e che era talmente appassionato di questi piccoli spaniel da portarseli ovunque, corte e parlamento compresi.
I cani di quel tipo compaiono in decine di dipinti del Cinquecento e del Seicento, e sono la fonte più affidabile che abbiamo su come erano fatti: piccoli spaniel dal muso allungato, con il cranio piatto fra le orecchie e gli occhi grandi ma non sporgenti. Nei ritratti dei figli di Carlo I attribuiti alla bottega di Van Dyck se ne vedono più di uno.
Erano cani da compagnia, ma discendevano dagli spaniel da caccia, e questa eredità è rimasta: è il motivo per cui lo standard di oggi comincia la voce carattere con la parola sportivo.
Alla losanga sulla testa dei blenheim è legata una leggenda inglese da raccontare per quello che è, cioè un racconto e non un fatto documentato: si dice che la duchessa di Marlborough, in ansia per il marito impegnato nella battaglia di Blenheim nel 1704, tenesse premuto il pollice sulla testa della sua cagna in attesa di notizie, e che i cuccioli nati poi portassero quel segno.
Quello che è documentato è che il nome Blenheim viene proprio da lì: dalla residenza dei Marlborough, dove questi cani venivano allevati.
La razza ricostruita all’indietro
Nell’Ottocento accade quello che è successo a molte razze da compagnia: la moda cambia e i piccoli spaniel inglesi vengono selezionati verso un muso sempre più corto e un cranio più bombato, sul modello dei cani orientali che arrivavano in Europa.
Il risultato di quella selezione è il King Charles Spaniel, che esiste ancora oggi come razza a sé stante e che è più piccolo e decisamente più schiacciato nel muso. Ma i cani dei dipinti del Seicento, quelli col muso lungo, erano di fatto spariti.
Il ribaltamento arriva negli anni Venti del Novecento, e ha un’origine curiosa: un appassionato americano, Roswell Eldridge, mise in palio un premio in denaro alle esposizioni inglesi per chi presentasse esemplari del vecchio tipo, cioè col muso lungo come nei quadri antichi.
Gli allevatori inglesi, inizialmente scettici, cominciarono a selezionare in quella direzione recuperando i soggetti che ancora nascevano col muso più lungo. Da lì nacque una nuova razza, e per distinguerla dalla precedente le fu aggiunto davanti il termine Cavalier, in riferimento ai realisti che sostenevano gli Stuart.
È per questo che nello standard di oggi la lunghezza del muso è indicata con una misura precisa, circa 3,8 centimetri: è il punto esatto su cui la razza è stata ricostruita, e ricordarlo aiuta a capire perché in questa razza il muso corto non è un pregio ma un ritorno indietro.
Il riconoscimento ufficiale del Kennel Club britannico arriva nel 1945, e da quel momento il Cavalier ha avuto un successo enorme, diventando in pochi decenni uno dei cani da compagnia più diffusi al mondo.
Il Cavalier in Italia oggi
I numeri italiani sono da razza di massa: 17.791 cuccioli iscritti in dieci anni, con un picco di 2.232 nel 2021 e 1.533 nel 2024.

Il rientro dal picco è del 31% in tre anni, la stessa curva di molte razze molto richieste durante il periodo degli acquisti del 2020-2021. Restano comunque numeri importanti, che fanno del Cavalier uno dei cani da compagnia più diffusi in Italia.
I registri ENCI permettono anche di leggere la ripartizione per colore, cosa che si può fare per pochissime razze. In dieci anni: 10.851 blenheim (il 61%), 3.933 tricolori (22%), 1.626 ruby (9%) e 1.358 black and tan (8%).
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 86, con la Lombardia in testa con sedici, poi Emilia Romagna, Veneto, Lazio e Piemonte.
Con ottantasei allevamenti il problema non è trovare un cucciolo: è scegliere. E in questa razza, più che in quasi ogni altra, il criterio di scelta è uno solo e riguarda il cuore. Ne parliamo nella pagina sull’allevamento.

