Allevamento del Cavalier King Charles Spaniel
Quanto costa un cucciolo, gli 86 affissi italiani e la domanda sul cuore
Il Cavalier King Charles Spaniel è una delle razze da compagnia più diffuse in Italia: 17.791 cuccioli in dieci anni e 86 allevamenti con affisso ENCI. Qui trovi i prezzi, i numeri per colore e l’unica domanda che conta.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Cavalier King Charles Spaniel

Un cucciolo con pedigree ENCI, da genitori con controlli cardiaci in regola, costa fra i 1.200 e i 2.200 euro. La parte alta corrisponde di solito ad allevamenti che seguono i protocolli sanitari internazionali, ed è denaro speso bene.
Un avviso sui colori: nessuno dei quattro è raro nel senso commerciale del termine. È vero che il blenheim è il 61% degli iscritti e il black and tan appena l’8%, ma questo dipende dalla genetica e dalle preferenze del mercato, non dal valore del cane. Nessun colore giustifica un prezzo maggiorato.
Un secondo avviso: il «cavalier king nano» non esiste. Lo standard prevede un solo peso, da 5,4 a 8 chili. E attenzione a non confonderlo col King Charles Spaniel senza «Cavalier», che è una razza diversa, più piccola e col muso molto più corto.
Sul mantenimento: è un cane che costa pochissimo da tenere in senso ordinario. Ma è onesto dire che negli ultimi anni di vita, in una razza con questa incidenza di problemi cardiaci, le spese veterinarie possono farsi importanti. Un’assicurazione sanitaria, qui, ha senso.
Le iscrizioni ENCI anno per anno, e i quattro colori
La curva è quella di una razza molto diffusa: si sale dai 1.394 cuccioli del 2015 al picco di 2.232 nel 2021, e poi si rientra ai 1.533 del 2024. In dieci anni fanno 17.791 cani.
C’è però un dato in più che i registri ENCI permettono di leggere e che per quasi nessun’altra razza è disponibile: la ripartizione per colore.
Il blenheim domina nettamente col 61%, seguito dal tricolore. I due colori senza bianco, ruby e black and tan, insieme non arrivano al 17%: la ragione tecnica è che lo standard considera le macchie bianche indesiderabili in quei due colori, e ottenere un rosso o un nero puliti è più difficile.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 86: sedici in Lombardia, undici in Emilia Romagna, nove in Veneto, sette nel Lazio e sei in Piemonte.
Con ottantasei allevamenti trovare un cucciolo è facile. Sceglierlo bene, in questa razza, significa una cosa sola.
La domanda sul cuore, che vale più di ogni certificato
In questa razza c’è un criterio che viene prima di tutti gli altri, e riguarda la malattia della valvola mitrale: interessa oltre metà dei Cavalier entro i cinque anni e quasi tutti entro i dieci, ed è la prima causa di morte della razza.
Non esiste un test del DNA che risolva il problema, e questo è il punto. Quello che esiste è un protocollo di allevamento adottato dagli allevatori seri di tutto il mondo, e si basa su tre regole: nessun cane riprodotto prima dei due anni e mezzo, auscultazione cardiaca annuale dei riproduttori da parte di un cardiologo, e attenzione all’età in cui il soffio è comparso nelle generazioni precedenti.
Da qui la domanda, che è una sola e non ammette risposte vaghe: «a che età è comparso il soffio nei genitori e nei nonni?». Un allevatore che segue il protocollo ha quella risposta pronta e ti mostra i referti delle auscultazioni anno per anno.
Chi ti risponde che i suoi cani stanno tutti bene, o che non ha mai avuto problemi, ti sta dicendo che non guarda. In una razza in cui quasi tutti i cani sviluppano la malattia prima o poi, «non ho mai avuto problemi» non è una risposta possibile: è una risposta che significa che nessuno ha ascoltato quei cuori.
Il secondo controllo riguarda la siringomielia, e si fa con la risonanza magnetica dai tre anni in su, con la gradazione dello schema britannico. È un esame costoso e non tutti gli allevamenti italiani lo fanno: chiedere se lo fanno, comunque, dice molto su quanto seriamente prendono la razza.
Poi i controlli di routine: rotule, occhi e la solita osservazione diretta della madre coi cuccioli nel posto dove sono nati.

