Allevamento del Cane da Pastore dell’Asia Centrale
Quanto costa un cucciolo e cosa chiedere prima di prenderlo
In Italia il Cane da Pastore dell’Asia Centrale si trova: 3.818 cuccioli iscritti in dieci anni e dodici allevamenti. Il che rende ancora più importante saper scegliere. In questa pagina trovi quanto costa un cucciolo, quanto costa mantenerlo e le domande da fare a un allevatore.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Cane da Pastore dell’Asia Centrale

Un cucciolo con pedigree FCI costa fra gli 800 e i 1.500 euro, con la maggior parte delle cucciolate intorno ai mille. In questa razza, però, il prezzo del cucciolo è la voce meno importante del preventivo.
Il mantenimento di un cane da 50-60 chili sta fra i 110 e i 170 euro al mese fra cibo, antiparassitari e veterinario. E su una taglia gigante ogni voce veterinaria si moltiplica: un’anestesia, una lastra o un intervento su sessanta chili costano il doppio che su un cane medio.
La spesa che nessuno mette in preventivo è la recinzione. Un cane con l’istinto naturale del territorio e sessanta chili di peso ha bisogno di un recinto vero: alto, ancorato, senza punti dove infilare la testa e con un cancello che si chiude. È la prima cosa da fare, prima di andare a prendere il cucciolo.
Sulla toelettatura si spende praticamente zero: spazzola, pettine e pazienza nei due mesi di muta. Il pelo ruvido non si tosa.
Un’ultima voce da considerare: l’assicurazione di responsabilità civile. Non è obbligatoria per legge in Italia, ma con un cane di questa taglia costa poco e vale molto.
E un avvertimento sugli annunci. Questa è una razza con numeri buoni in Italia, e quando i numeri sono buoni compaiono le cucciolate senza pedigree, i cani “da guardia” venduti a peso e i venditori che parlano di quanto sia forte il padre. Un cucciolo da 400 euro senza pedigree, senza lastre dei genitori e disponibile subito è il modo più rapido di ritrovarsi con sessanta chili di problemi.
Le domande da fare a un allevatore di Cane da Pastore dell’Asia Centrale
La prima non è una domanda ma un documento: le lastre ufficiali di anche e gomiti dei genitori. Su una razza che arriva a sessanta chili la displasia è il problema numero uno, e un allevatore che non fa le lastre non è un allevatore serio, per gentile che sia al telefono.
La seconda riguarda il cuore: le fonti di razza citano problemi cardiaci, e una visita cardiologica sui riproduttori è quello che ti aspetti da chi seleziona una taglia gigante.
La terza riguarda gli occhi: lo standard chiede palpebre spesse ma non troppo rilassate e nessuna terza palpebra visibile. L’entropion è il tema, e si vede guardando i genitori.
La quarta riguarda orecchie e coda, ed è specifica di questa razza. In Italia il taglio è vietato: i cuccioli devono essere integri. Se ti mostrano cuccioli con le orecchie già tagliate, o se ti propongono di farlo, hai finito la visita. Lo standard stesso dice che la coda integra vale esattamente come quella tagliata.
La quinta riguarda il carattere dei genitori, e con questa razza è la domanda più importante di tutte. Devi poterli vedere. Due cani che ti osservano da qualche metro, calmi, senza avvicinarsi e senza minacciare, sono tipici. Un cane che ringhia e carica la recinzione, o uno che scappa e trema, sono entrambi difetti eliminatori secondo lo standard.
La sesta riguarda dove sono cresciuti i cuccioli. Un guardiano che passa le prime otto settimane in un box isolato parte con un handicap che paghi per anni. Cerca cuccioli nati in un contesto dove vedono persone, rumori e vita.
La settima riguarda te, e un allevatore serio te la farà per primo: quanto spazio hai, com’è recintato, che esperienza hai avuto con cani grandi, chi c’è in famiglia. Se non ti chiede niente e ti chiede solo la caparra, cambia allevamento.
Il Cane da Pastore dell’Asia Centrale in Italia: i numeri dell’ENCI
Questa è una delle poche razze da guardiania straniere che in Italia hanno numeri veri.
In dieci anni fanno 3.818 cuccioli, con una media di quasi quattrocento all’anno. Gli affissi dedicati sono dodici: tre in Lombardia, due in Puglia, due nel Lazio, due in Sicilia e uno ciascuno in Emilia Romagna, Piemonte e Abruzzo.
Il dato interessante è però la tendenza. Dopo il picco di 458 cuccioli del 2021, le iscrizioni sono scese a 292 nel 2023 e a 258 nel 2024: quasi dimezzate in tre anni.
Una spiegazione plausibile è la più semplice: chi ha preso un cane grande negli anni delle restrizioni si è accorto di cosa vuol dire mantenerlo, e il mercato si è raffreddato. Nelle razze giganti succede regolarmente, e non è una cattiva notizia: meno cuccioli comprati d’impulso significa meno cani da sessanta chili nei canili.
Perché è lì che sta il problema vero di questa razza in Italia. Un Alabai che finisce in canile a due anni, non socializzato e territoriale, è uno dei cani più difficili da ricollocare che esistano. Prima di comprarne uno ha senso fare una telefonata alle associazioni che si occupano di cani da guardiania: qualche adulto in cerca di casa c’è sempre, e con l’esperienza giusta è una scelta che funziona.
Se invece vai di cucciolo, la strada è quella dei dodici affissi e delle domande della lista qui sopra. Con le lastre in mano, i genitori visti di persona e un recinto già pronto, questa è una razza che ti dà dodici anni di un cane straordinario.

