Allevamento del Cane da Pastore Bergamasco
Quanto costa un cucciolo, i sei allevamenti italiani e cosa chiedere
Il Bergamasco è una razza italiana con numeri piccoli: sei allevamenti e meno di cinquanta cuccioli l’anno. In questa pagina trovi quanto costa, cosa chiedere a un allevatore e i numeri delle iscrizioni ENCI.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Pastore Bergamasco
Un cucciolo con pedigree ENCI costa fra i 1.000 e i 1.600 euro. Con meno di cinquanta nascite all’anno in tutta Italia, la lista di attesa è la normalità e va messa in conto da subito.
Il mantenimento è quello di un cane da trenta o trentotto chili: fra i 70 e i 110 euro al mese fra cibo e gestione ordinaria.
La voce che sorprende è la cura del mantello: in soldi è quasi zero, perché non serve il toelettatore e non servono prodotti particolari. In tempo, invece, costa: nei primi due o tre anni i feltri vanno separati a mano, e il bagno richiede ore di asciugatura.
Una raccomandazione che in questa razza vale più che in altre: scegli un allevatore che ti insegni a gestire il pelo. Se non ti spiega come si separano i feltri e cosa non devi fare, quel cucciolo partirà svantaggiato.
Le domande da fare a un allevatore di Pastore Bergamasco
La prima riguarda il mantello, e serve a capire con chi stai parlando: chiedi come gestisce i feltri dei suoi cani e cosa consiglia nei primi tre anni. Un allevatore che ti dice di spazzolarlo ogni giorno non conosce la razza.
La seconda riguarda le anche: lastre ufficiali dei genitori dove esistono. In un cane da lavoro di trentacinque chili è il controllo di base.
La terza riguarda il carattere dei genitori, e va verificata di persona. Lo standard mette fra le squalifiche i cani aggressivi e quelli oltremodo timidi, e ammette solo una normale naturale diffidenza: due riproduttori che ti osservano tranquilli da qualche metro sono esattamente quello che vuoi vedere.
La quarta riguarda il lavoro: la FCI prevede per questa razza una prova di lavoro. Chiedi se i genitori hanno mai visto un gregge o fatto prove di conduzione. Anche se lo vuoi come cane di famiglia, le linee che lavorano hanno teste più equilibrate.
La quinta riguarda il pedigree completo: con sei allevamenti in Italia, la base genetica è ristretta e ha senso guardare quante volte ricorrono gli stessi nomi.
La sesta riguarda gli occhi e la pelle, i due punti che in una razza con questo mantello vanno seguiti: chiedi se in famiglia ci sono stati problemi ricorrenti.
E poi una domanda semplice che dice molto: quanti cuccioli fa in un anno. In una razza da meno di cinquanta nascite nazionali, chi ne produce troppi merita qualche domanda in più.
Il Pastore Bergamasco in Italia: i numeri dell’ENCI
I numeri italiani di questa razza sono piccoli e in calo, e conviene guardarli anno per anno.
In dieci anni fanno 640 cuccioli: si passa dai 107 del 2016 ai 42 del 2020, con gli ultimi anni stabili attorno ai quaranta. Gli affissi sono sei, quattro in Lombardia e due in Piemonte.
Per una razza autoctona italiana, riconosciuta e con una storia documentata dal Cinquecento, sono numeri che fanno riflettere. Il Bergamasco paga due cose: la scomparsa della pastorizia transumante, che era il suo mestiere, e un mantello che spaventa chi non sa come funziona.
Il paradosso è che all’estero la razza è vista come una curiosità affascinante, mentre in Italia resta poco conosciuta anche fra i cinofili.
Per chi la vuole il consiglio è pratico: contattare i pochi allevamenti esistenti, andare a vederli, farsi spiegare il mantello e mettersi in lista. E, se possibile, cercare un allevatore che porti i cani sul gregge: in una razza da pastore con prova di lavoro, è la garanzia migliore che esista.
Un’ultima nota che vale per tutte le razze italiane di nicchia: prendere un Bergamasco significa anche tenere in vita un pezzo di storia della pastorizia alpina. Non è un argomento sentimentale, è la ragione per cui razze come questa esistono ancora.

