Storia ed origine del Cane da Pastore Abruzzese Maremmano

La transumanza, i due ceppi e il roccale contro i lupi

Il Pastore Abruzzese Maremmano non è nato in un allevamento: è nato sui tratturi, con la transumanza delle greggi fra l’Abruzzo e la Maremma. In questa pagina trovi da dove viene, perché ha due nomi, cosa era il roccale e come sta oggi la razza in Italia.

Sommario

Due regioni, una razza

Dipinto del 1877 di Aurelio Tiratelli con un carro tirato dai bufali in Maremma e un cane bianco

Lo standard racconta l’origine in tre righe che valgono un libro: la razza discende da cani da pastore tuttora impiegati in Abruzzo, dove ancora oggi prospera la pastorizia, e cani da pastore un tempo presenti nella Maremma toscana e laziale.

Il collegamento fra le due regioni è la transumanza: le greggi scendevano dall’Abruzzo verso i pascoli invernali della Maremma e risalivano in estate, lungo i tratturi. I cani viaggiavano con loro.

Lo standard descrive quello che è successo con una precisione insolita: con la transumanza delle greggi da una regione all’altra iniziava un naturale processo di fusione, in particolare dopo il 1860.

Ecco perché la razza ha due nomi. Non erano due razze diverse: erano due popolazioni dello stesso tipo di cane, che i pastori hanno mescolato camminando. La cinofilia ufficiale, quando le ha riunite, ha semplicemente preso atto di un fatto.

Per un lungo periodo il nome ufficiale è stato Maremmano-Abruzzese. Lo standard oggi in vigore, con l’originale del 25 settembre 2023, ha invertito l’ordine: si chiama Cane da Pastore Abruzzese Maremmano. È un dettaglio che fa discutere gli appassionati e che dice quanto pesi, in questa razza, l’eredità abruzzese.

Il paesaggio da cui viene lo hanno dipinto i pittori dell’Ottocento: nella Maremma dei bufali e delle paludi, accanto ai carri, i cani bianchi ci sono quasi sempre.

QuandoCosa succede
Da secoliIn Abruzzo i cani bianchi difendono le greggi dai lupi: e il mestiere che ha creato la razza
Nella MaremmaCani da pastore dello stesso tipo lavorano in Toscana e nel Lazio
Con la transumanzaLe greggi si spostano fra le due regioni e i due ceppi si mescolano
In particolare dopo il 1860Lo standard indica questa data per il processo naturale di fusione
1915Una fotografia mostra un cane da pastore abruzzese identico a quelli di oggi
Nel NovecentoLa razza viene riconosciuta con il nome di Maremmano-Abruzzese
25.09.2023Data dello standard originale oggi in vigore, col nome Abruzzese Maremmano
2015-2024In Italia l’ENCI registra 11.255 cuccioli, oltre mille l’anno

Il lupo, il roccale e il mestiere vero

Un roccale o vreccale, il collare chiodato usato per proteggere il collo dei cani da guardiania

Per capire questo cane serve capire contro chi lavorava: il lupo. E c’è un oggetto che lo racconta meglio di qualsiasi descrizione, il roccale.

Il roccale, o vreccale, è un collare di ferro con le punte rivolte all’esterno che i pastori mettevano ai cani da guardiania. Il motivo è tecnico e brutale: il lupo attacca alla gola, e un collare chiodato rende quel morso impossibile.

Un cane che porta un roccale non è un cane da esposizione: è un lavoratore in tenuta da combattimento. Nei paesi dell’Appennino i roccali si trovano ancora appesi nelle stalle, e qualche pastore li usa.

Il lavoro del Maremmano non consiste nel condurre il gregge, e questa è la differenza che quasi tutti sbagliano: non è un Border Collie. Vive dentro il gregge, ne fa parte, e il suo compito è starci in mezzo e intervenire quando serve.

Da qui nascono tutte le sue caratteristiche: l’indipendenza, perché di notte al pascolo non c’è nessuno a dargli ordini; l’abbaio, perché serve a dissuadere prima di dover mordere; il bianco, perché nella penombra il pastore deve capire al volo chi è il cane e chi il lupo.

Oggi questo mestiere è tornato attuale. Con il ritorno del lupo su tutto l’Appennino e sulle Alpi, i cani da guardiania sono di nuovo lo strumento più efficace per difendere le greggi, e il Maremmano è quello che gli allevatori italiani usano di più.

La fotografia di un cane da pastore abruzzese del 1915 mostra un animale identico a quelli di oggi: la stessa testa, lo stesso collare di pelo, la stessa espressione. In una razza da lavoro, è la prova migliore che nessuno l’ha rovinata.

Il Pastore Abruzzese Maremmano oggi: i numeri dell’ENCI

Fotografia del 1915 di un cane da pastore abruzzese

Oggi questa razza è uno dei pilastri della cinofilia italiana, e i numeri lo dicono senza bisogno di commenti: 11.255 cuccioli iscritti all’ENCI fra il 2015 e il 2024.

Sono oltre mille cuccioli all’anno, con il picco di 1.340 nel 2021 e un lieve calo negli ultimi due anni. Nel panorama delle razze italiane è seconda soltanto ai grandi numeri del Cane Corso e di poche altre.

Gli allevamenti con affisso dedicato sono 38, e la loro distribuzione è la mappa della sua storia: Lazio con nove affissi e Abruzzo con sette guidano la classifica, seguiti da Veneto, Lombardia, Campania e Piemonte.

A questi numeri va aggiunto un mondo che i registri non vedono: i cani dei pastori, che nascono nelle stalle e lavorano senza pedigree. Quella popolazione è probabilmente più numerosa di quella registrata, e paradossalmente è quella dove la selezione sul lavoro è rimasta più pura.

C’è però un rovescio della medaglia che va detto, perché riguarda migliaia di cani: il Maremmano è una delle razze più presenti nei canili italiani. Il motivo è sempre lo stesso, e non è colpa del cane: un cucciolo bianco e morbido diventa un cane da cinquanta chili che abbaia di notte e difende il territorio.

Per chi ama questa razza il messaggio è duplice. Se ti serve un cane da guardiania, in Italia trovi il migliore che ci sia, e lo trovi vicino a casa. Se lo vuoi come cane di famiglia in un giardino di città, guarda prima quanti Maremmani ci sono nel canile della tua provincia: la risposta è già lì.