Storia ed origine del Cane da Montagna dei Pirenei

Da guardiano dei castelli alla corte di Luigi XIV

Il patou è sui Pirenei da così tanto tempo che il suo standard rinuncia a datarlo e scrive semplicemente da tempo immemorabile. In questa pagina trovi le tappe documentate, il suo passaggio a Versailles e la situazione italiana di oggi.

Sommario

Il cane dei pastori e dei castelli

Patou in un pascolo di montagna

Lo standard apre con una formula che dice più di una data: presente sui Pirenei da tempo immemorabile, conosciuto nel Medio Evo ed utilizzato come guardiano dei castelli, è citato da Gaston Phoebus nel XIV secolo.

Gaston Phoebus, conte di Foix, è l’autore del Livre de chasse, uno dei più famosi trattati di caccia del Medioevo. Trovare il patou nelle sue pagine significa che nel Trecento era già una presenza riconoscibile.

Il mestiere vero, però, era un altro: stare in alta montagna con le greggi e tenere lontano quello che arrivava. Sui Pirenei arrivavano il lupo e l’orso, ed è per questo che il patou è un cane così grande.

Il nome francese, patou, deriva probabilmente da pâtre, pastore, ed è ancora oggi il modo in cui i francesi chiamano questo cane, molto più di quanto usino il nome ufficiale.

Il colore bianco ha una funzione precisa: confonderlo con le pecore, così che il predatore non lo veda arrivare e il pastore, di notte, non lo scambi per un lupo.

QuandoCosa succede
Da tempo immemorabileIl cane e presente sui Pirenei, dice lo standard
Medio EvoViene usato anche come guardiano dei castelli
XIV secoloLo cita Gaston Phoebus, il conte di Foix
XVII secoloE già apprezzato come cane da compagnia
Alla corte di Luigi XIVLa razza ha il suo momento di gloria
1897Prima descrizione dettagliata, nel libro del Conte di Bylandt
1923Bernard Senac-Lagrange fa registrare lo standard ufficiale
OggiLo standard e ancora molto simile a quello del 1923

Da Versailles allo standard del 1923

Cane da Montagna dei Pirenei accucciato in mezzo al gregge

La storia moderna del patou passa dalla corte di Francia. Lo standard racconta che era già apprezzato come cane da compagnia nel XVII secolo e che ebbe il suo momento di gloria alla corte di Luigi XIV.

È il passaggio che ha salvato la razza: un cane da lavoro montanaro che diventa di moda a Versailles esce dall’anonimato e comincia a essere allevato anche fuori dalle valli.

La descrizione scientifica arriva molto più tardi: la prima descrizione dettagliata di questo cane risale al 1897, nel libro del Conte di Bylandt, una delle grandi enciclopedie cinofile dell’Ottocento.

Dieci anni dopo nascono i primi club di razza, e nel 1923 la Réunion des Amateurs de Chiens Pyrénéens, su iniziativa di Bernard Sénac-Lagrange, fa registrare lo standard ufficiale alla Société Centrale Canine.

E qui c’è la frase che dice tutto sulla stabilità di questa razza: lo standard attuale è ancora molto simile a quello elaborato nel 1923; sono state aggiunte solo alcune precisazioni. Cento anni senza cambiare il cane.

Va chiarito un equivoco frequente, perché sono due razze diverse: il Cane da Montagna dei Pirenei è questo gigante bianco da protezione, mentre il Cane da Pastore dei Pirenei è un cane piccolo e nervoso che conduce il gregge. Stessa montagna, due mestieri opposti.

Il patou oggi, in Italia

In Italia il Cane da Montagna dei Pirenei ha numeri piccoli ma di una stabilità impressionante: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 1.379 cuccioli, con annate sempre comprese fra i 110 e i 163.

AnnoCuccioli iscritti in Italia
2015120
2016144
2017163 (il massimo)
2018110 (il minimo)
2019130
2020137
2021140
2022138
2023154
2024143

Nessun boom, nessun crollo: è il profilo di una razza che non è mai diventata di moda, e per un cane così impegnativo è una buona notizia.

Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono quindici: cinque in Piemonte, due in Veneto, due in Campania, e uno ciascuno in Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Calabria e Liguria.

La concentrazione in Piemonte non è un caso: è la regione alpina dove il ritorno del lupo ha riportato al centro il tema della protezione delle greggi, e dove i cani da guardiania sono tornati a lavorare.

Ha senso dire anche questo: se incontri un patou in montagna mentre cammini, non è un cane abbandonato ed è probabilmente in servizio. La regola è semplice: rallentare, non avvicinarsi al gregge, non urlare e allontanarsi con calma. Il cane sta facendo il suo lavoro.