Addestramento ed educazione del Cane da Montagna dei Pirenei

Come si educa un cane fatto per decidere da solo

Educare un cane da guardiania è un mestiere diverso da tutti gli altri: il patou è stato selezionato per lavorare in autonomia, e chi si aspetta la prontezza di un cane da utilità resterà deluso. In questa pagina trovi come si imposta, cosa aspettarsi e come si gestisce il mantello.

Sommario

Come si educa un patou

Femmina di Cane da Montagna dei Pirenei al guinzaglio

Lo standard è esplicito e conviene ripartire da lì: questo cane da protezione tende molto all’indipendenza ed all’iniziativa personale, per cui il suo padrone deve saper usare una certa autorità.

Autorità, però, non significa durezza. Con un cane da cinquanta chili sicuro di sé la forza è la strada peggiore: significa essere credibili, coerenti e prevedibili, e non chiedere cose senza senso.

Il patou non ripete volentieri. Se gli chiedi dieci volte la stessa cosa, alla terza ti guarda come per dire che ha capito e che non è il caso di insistere. Le sessioni vanno tenute brevissime e le richieste devono avere uno scopo.

Le cose importanti da costruire sono tre. La prima è il guinzaglio, perché un cane da sessanta chili che tira è ingestibile e va insegnato da cucciolo, quando pesa dieci chili.

La seconda è la gestione degli ospiti: chi arriva entra con te, viene presentato, e la procedura è sempre la stessa. Se non gliela dai tu, se la inventa lui, e la sua versione è più rigida della tua.

La terza è il richiamo, sapendo però che in un cane da guardiania non sarà mai affidabile al cento per cento in campo aperto. Serve una recinzione seria: non è pigrizia, è realismo.

Sulla socializzazione dei primi mesi: va fatta, e va fatta bene. L’obiettivo non è renderlo espansivo, ma insegnargli che il mondo fuori dal suo territorio esiste e non è una minaccia.

L’abbaio notturno e i vicini

È il tema che manda in crisi più famiglie, e va detto prima di prendere il cane: il patou abbaia di notte.

Non è nervosismo e non è un difetto: è esattamente il suo metodo di lavoro. Lo standard chiama dissuasione quello che fa, e la dissuasione di un cane da guardiania è fatta di presenza e di voce. Un patou avvisa il predatore da lontano che quel gregge è occupato.

In un alpeggio o in una cascina isolata è perfetto. In una zona residenziale, con le case vicine, diventa una fonte di conflitti che nessun addestramento risolve del tutto.

Quello che si può fare è ridurre gli stimoli: una recinzione piena invece che una rete, il cane che dorme in un locale chiuso di notte, e la fine dell’abitudine di lasciarlo fuori a controllare per ore.

La cosa che non funziona è sgridarlo. Per un cane che avvisa, la tua voce che si aggiunge è una conferma che c’era qualcosa.

Sul piano pratico, chi vive in campagna con un patou impara presto a distinguere i suoi abbai: quello di routine, che dura poco, e quello vero, che è un’altra cosa. È anche il motivo per cui, in un contesto adatto, questo cane dà una tranquillità che nessun sistema di allarme può dare.

Il pelo, il caldo e le attività

Giovane Cane da Montagna dei Pirenei

Il mantello del patou è denso, lungo e morbido, con un sottopelo molto folto. La buona notizia è che non si annoda facilmente e che non chiede toelettatura: la cattiva è che d’estate pesa.

La routine ordinaria è una spazzolata a settimana. Poi ci sono le due mute annuali, in cui il sottopelo viene via a ciuffi per settimane e serve spazzolare tutti i giorni, possibilmente fuori.

Come per tutti i cani nordici e di montagna, vale la regola che molti ignorano: non si rasa. Quel pelo isola dal freddo ma anche dal calore, e toglierlo peggiora la situazione estiva invece di migliorarla.

Sul caldo conviene essere chiari: questo è un cane costruito per l’alta quota. D’estate in pianura si esce presto la mattina e tardi la sera, e serve sempre un’ombra vera e acqua abbondante.

Le attività vanno scelte con la stessa logica: nessuno sport esplosivo, nessun salto, niente corsa accanto alla bici. Le articolazioni di un cane da sessanta chili non vanno caricate, soprattutto nei primi diciotto mesi.

Funzionano benissimo le camminate lunghe in montagna, con calma, e le attività di naso a bassa intensità, che lo impegnano senza chiedergli di essere un cane sportivo.

La cosa più utile, però, resta dargli un compito: uno spazio da controllare, degli animali da sorvegliare, una routine. Un guardiano senza niente da guardare si inventa il lavoro, e le sue invenzioni raramente ci piacciono.