Allevamento del Bullmastiff

Quanto costa un cucciolo, i 27 affissi italiani e la domanda sull’età

Il Bullmastiff in Italia è in crollo: dai 512 cuccioli del 2016 ai 143 del 2024. Gli allevamenti con affisso ENCI sono ventisette. Qui trovi i prezzi, i numeri e le domande che su questa razza contano.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Bullmastiff

Femmina di Bullmastiff tigrata di due anni

Un cucciolo con pedigree ENCI, genitori radiografati e occhi controllati costa fra i 1.200 e i 2.000 euro. È una cifra nella media dei molossi di questa taglia.

DovePrezzo indicativoCosa comprende
Allevamento con affisso ENCI1.200-2.000 euroPedigree, vaccinazioni, microchip, anca e gomiti radiografati e occhi controllati
Il mantenimento150-250 euro al meseUn cane da 55 kg mangia molto e ogni cura costa in proporzione alla mole
Annunci senza pedigreeanche molto menoSu un cane da guardia di 55 kg, il carattere dei genitori vale più di qualsiasi risparmio

Ma su questa razza, come su tutti i giganti, il prezzo d’acquisto è la voce meno importante del conto. Un cane da cinquantacinque chili mangia in proporzione, e ogni trattamento veterinario costa in proporzione alla mole: fra cibo, prevenzione e cure si viaggia sui 150-250 euro al mese.

In una razza con questa incidenza di tumori e una vita media di sette-nove anni, le spese veterinarie degli ultimi anni possono essere importanti, e un’assicurazione sanitaria ha senso.

Un avviso sui colori: sono tre, tigrato, fulvo e rosso, sempre con la maschera nera. Non esistono Bullmastiff blu, neri, isabella o merle a standard, e chi te li propone come rari sta vendendo cani fuori standard.

Regione per regione

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Le iscrizioni ENCI anno per anno

La discesa è ripida e recente: 512 cuccioli nel 2016, 212 nel 2019, 162 nel 2022 e 143 nel 2024. Un calo del 61% in otto anni, per un totale di 2.850 cani nel decennio.

AnnoCuccioli iscritti in Italia
2015370
2016512 (il picco)
2017350
2018356
2019212
2020229
2021311
2022162
2023205
2024143 (il minimo)

È una curva più ripida di quella di altri molossi, e alle ragioni comuni a tutti i giganti (costi, spazio, vita breve) se ne aggiunge una specifica dei cani da guardia di grande taglia: la crescente difficoltà di gestirli nei contesti urbani.

Gli allevamenti con affisso ENCI sono ventisette: otto in Emilia Romagna, quattro in Lombardia, quattro nel Lazio, tre in Piemonte e due in Calabria.

Ventisette allevamenti e centoquaranta nascite l’anno significano attesa e quasi certamente un viaggio. Ma significano anche che chi alleva sul serio è facilmente identificabile, e che nessuno produce cuccioli in serie.

Le domande da fare a un allevatore di Bullmastiff

La prima riguarda i controlli formali: le radiografie ufficiali di anca e gomito di entrambi i genitori, con i risultati in mano. Sono due esami diversi, e su un cane da cinquantacinque chili sono il minimo.

La seconda riguarda gli occhi. Vanno guardati quelli dei genitori e, se possibile, dei nonni: entropion ed ectropion hanno una componente familiare e dipendono da quanta pelle ha la testa. E qui torna utile la riga dello standard: le pieghe devono comparire solo quando il cane è attento.

La terza è la domanda scomoda, e su un molosso gigante è quella che vale più di ogni certificato: quanti anni sono vissuti i suoi cani, e di cosa sono morti? Chi tiene traccia della longevità delle sue linee ne parla volentieri; chi cambia discorso ha già risposto.

La quarta riguarda il carattere, e su un cane da guardia da cinquantacinque chili è forse la più importante di tutte. Guarda i cani adulti dell’allevamento: devono essere riservati ma stabili, non spaventati né sopra le righe. Un Bullmastiff che reagisce male alla presenza di un estraneo in un contesto controllato è un segnale che non va ignorato.

Infine chiedi come vengono socializzati i cuccioli nelle prime otto settimane. In una razza selezionata per essere diffidente, un allevatore che espone i piccoli a persone, rumori e situazioni sta consegnando un cane più facile per tutta la vita.