Allevamento del Broholmer
Quanto costa un cucciolo, i tre allevamenti italiani e gli esami del club danese
Il Broholmer è una razza ricostruita da pochi cani, e per questo il club danese ha messo per iscritto quali esami servono per riprodurre. In questa pagina trovi quanto costa un cucciolo, cosa chiedere a un allevatore e i numeri delle iscrizioni ENCI.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Broholmer
Un cucciolo con pedigree ENCI costa fra i 1.500 e i 2.200 euro. In Italia le cucciolate sono poche, quindi la lista di attesa è la regola.

Gli allevamenti con affisso dedicato sono tre, in Emilia Romagna (Bologna), Lazio (Roma) e Lombardia (Pavia). Chi non vuole aspettare guarda alla Danimarca, dove la razza è di casa, e alla Germania.
Il mantenimento è la voce che sorprende chi non ha mai avuto un gigante: fra i 120 e i 180 euro al mese di cibo e gestione ordinaria per un cane da sessanta o settanta chili. E ogni cura veterinaria costa più che in un cane piccolo, perché farmaci e anestesie si dosano a peso.
Mettici anche l’attrezzatura, che in questa taglia non è banale: guinzagli e pettorine robuste, una cuccia enorme, una macchina in cui il cane entri.
E un avvertimento sui prezzi bassi: in una razza con tre allevamenti in tutta Italia e un pool genetico piccolo, un cucciolo a poche centinaia di euro significa che qualcosa manca. Di solito sono gli esami dei genitori.
Le domande da fare a un allevatore di Broholmer
In questa razza le domande non le inventiamo noi: le ha già scritte il club danese, il Broholmerselskabet, e un allevatore serio le conosce a memoria.
La prima riguarda le anche, e qui c’è la particolarità: non basta il grado HD, si usa un indice. Il Kennel Club danese e il club di razza raccomandano che la somma degli indici HD dei due genitori sia almeno 200. Chiedi l’indice, non solo la lettera.
La seconda riguarda i gomiti: la raccomandazione è riprodurre solo cani AD 0 o AD 1, e i cani AD 1 vanno accoppiati con un partner sano. Avere HD e AD noti è una condizione di allevamento per la razza.
La terza riguarda l’OCD e la spondilosi, che completano il quadro ortopedico di un cane grande: sono controlli previsti dal club, e un allevatore che li fa te lo dice volentieri.
La quarta riguarda il cuore: la stenosi aortica è fra gli screening richiesti. Un esame cardiaco sui riproduttori è la risposta che vuoi sentire.
La quinta riguarda la parentela. Il club scrive che la razza è ancora in ricostruzione e che il pool genetico è piccolo: chiedi il pedigree completo e guarda quante volte ricorrono gli stessi nomi.
La sesta riguarda il carattere dei genitori, e si verifica di persona. Lo standard chiede un cane calmo, amichevole ma vigile con grande sicurezza in sé stesso, e mette fra i difetti eliminatori sia la timidezza eccessiva sia il cane nervoso o mordace.
La settima riguarda la crescita: chiedi come alimentano i cuccioli e cosa consigliano per i primi due anni. In un cane che arriverà a settanta chili, la gestione della crescita conta quanto la genetica.
Il Broholmer in Italia: i numeri dell’ENCI
I numeri italiani di questa razza sono piccoli e molto irregolari, ed è utile vederli anno per anno perché la media da sola non racconta nulla.
In dieci anni fanno 134 cuccioli: si passa dai quattro del 2016 ai ventisei del 2022, per tornare a quattro nel 2024. Con tre affissi in tutta Italia, basta che un allevamento non faccia cucciolate perché l’anno crolli.
Questo significa due cose concrete per chi cerca un cucciolo. La prima è che serve pazienza: mettersi in contatto presto e aspettare il proprio turno. La seconda è da guardare anche all’estero, in particolare alla Danimarca, dove la razza ha la popolazione più numerosa e dove il club impone gli esami di cui abbiamo parlato.
C’è poi un vantaggio non piccolo in una razza così: chi la alleva lo fa per passione, non per mercato. Il Broholmer non è mai stato di moda, non è un cane da vetrina, e questo lo ha protetto dagli allevamenti intensivi che hanno rovinato altri molossoidi.
L’ultima cosa da sapere è che in Italia sarai una rarità. Al parco lo chiameranno Mastino, Alano o Labrador gigante, e ogni volta toccherà spiegare che è un mastino danese, che nel Medioevo cacciava i cervi e che nell’Ottocento stava nei manieri di Fionia.

