Storia ed origine del Briard
Il cane da pastore di pianura, l’abate Rozier e le ambulanze della Grande Guerra
La storia del Briard si può riassumere in due date e in un mestiere che nessuno si aspetta. Qui trovi quello che dice il sommario storico dello standard, senza aggiunte e senza leggende, compreso il capitolo militare che questa razza si porta dietro.
Sommario
Da dove viene il Briard

Prima di chiamarsi Briard, questo cane era conosciuto come cane da pastore francese di pianura. Non era una razza nel senso moderno: era il tipo di cane che nelle grandi pianure cerealicole francesi conduceva e custodiva gli armenti, e che cambiava un po’ da una zona all’altra.
La data che lo standard indica con precisione è il 1809: è nel Corso completo d’agricoltura dell’abate Rozier che compare per la prima volta il nome di cane di Brie. Non un trattato di cinofilia, quindi, ma un manuale di agricoltura: questi cani erano attrezzi di lavoro, e come tali venivano descritti.
La fotografia qui accanto è del 1926 e ritrae un Briard premiato a un concorso agricolo. È un dettaglio che dice molto: ancora negli anni Venti il posto giusto per giudicare un cane da pastore era la fiera agricola, insieme alle vacche e alle macchine, non l’esposizione canina.
Il Briard nelle due guerre mondiali
C’è una riga del sommario storico che si legge di rado in uno standard FCI, e ha senso riportarla per intero: il Briard fu utilizzato anche dall’esercito francese durante le due guerre mondiali, e fu, tra l’altro, sentinella e cane addetto alle ambulanze col compito di ricercare i feriti sui campi di battaglia.
Il secondo mestiere è quello che colpisce. Un cane da pastore abituato a percorrere grandi spazi e a lavorare in autonomia, con un olfatto mai selezionato ma perfettamente funzionante, veniva mandato avanti nella terra di nessuno a cercare uomini vivi fra i corpi. Chi trovava, lo segnalava ai barellieri.
Non serve romanzarlo oltre. È scritto in tre righe in un documento tecnico, ed è probabilmente la ragione per cui la razza è arrivata fino a noi: i cani utili sopravvivono alle guerre, gli altri no. Ed è anche il motivo per cui il Briard, nella classificazione FCI, è ancora oggi una razza con prova di lavoro.
Il Briard oggi
Dal concorso agricolo del 1926 all’esposizione di oggi il percorso è quello di tutti i cani da pastore europei: la funzione originaria è quasi scomparsa e la razza vive nelle case. Il Briard però ha mantenuto due cose che altri hanno perso.

La prima è la prova di lavoro nella classificazione FCI, che non è una formalità: significa che per il titolo di campione internazionale di bellezza serve anche un brevetto di lavoro. La seconda è una vocazione moderna che gli calza benissimo, quella di cane da assistenza, di cui parliamo nella pagina sull’addestramento.
In Italia resta una razza di nicchia in calo: dai 95 cuccioli iscritti nel 2017 si è scesi ai 28 del 2024. È un peccato, ed è anche un motivo in più per rivolgersi a chi la alleva da anni, perché in una popolazione così piccola le scelte di pochi allevatori pesano su tutta la razza.

