Allevamento del Braque Saint-Germain
Quanto costa un cucciolo e perché in Italia non ne nasce nemmeno uno
Il Braque Saint-Germain è una delle razze FCI che in Italia non hanno né nascite né allevamenti. In questa pagina trovi quanto costa un cucciolo in Francia, cosa chiedere a un allevatore e cosa dicono i numeri dell’ENCI.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Braque Saint-Germain
Un cucciolo con pedigree FCI costa fra i 900 e i 1.400 euro. Il problema, in questa razza, non è il prezzo: è che in Italia non ci sono cucciolate.

Il riferimento è la Francia, dove il club della razza esiste dal 1913 e tiene i contatti fra gli allevatori. Ai costi del cucciolo si aggiungono i viaggi: uno per vedere i cani e i genitori, uno per prendere il cucciolo.
Il mantenimento è fra i più bassi che un cane da caccia possa avere: 55-85 euro al mese per un cane da venti o venticinque chili, e nessuna spesa di toelettatura perché il pelo è corto.
In una razza così rara vale una raccomandazione in più: cerca l’allevamento che caccia con i suoi cani. La FCI classifica il Saint-Germain con prova di lavoro, e in un cane da ferma le linee di lavoro sono anche una garanzia sul carattere.
Le domande da fare a un allevatore di Braque Saint-Germain
La prima riguarda il pigmento, ed è specifica di questa razza: nel Saint-Germain il nero è un difetto eliminatorio su tartufo, labbra, palato, occhi e unghie. Guarda il muso dei genitori: il tartufo deve essere rosa scuro e gli occhi giallo oro.
La seconda riguarda le anche: lastre ufficiali dei genitori con il grado scritto, come per qualunque cane da lavoro di questa taglia.
La terza riguarda il carattere, da verificare di persona. Lo standard chiede un cane molto socievole, equilibrato, affettuoso e mette fra i difetti eliminatori il soggetto pauroso o aggressivo: due riproduttori che ti vengono incontro tranquilli valgono più di dieci titoli.
La quarta riguarda l’attitudine al lavoro: prove, caccia, risultati, e in particolare il riporto, perché il dente dolce di cui parla lo standard si eredita.
La quinta riguarda le orecchie e la taglia, i due punti su cui lo standard è severo: orecchie non arrotolate come quelle dei segugi, e taglia dentro i limiti, perché il fuori misura è eliminatorio.
La sesta riguarda l’ambiente: i cuccioli di una razza molto attaccata all’uomo devono crescere in mezzo alle persone, non isolati in un box.
E se compri in Francia: vedere cuccioli e madre di persona almeno una volta, niente spedizioni con corriere, pedigree, microchip e passaporto europeo in regola.
Il Braque Saint-Germain in Italia: i numeri dell’ENCI
I dati italiani si riassumono in una riga: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI non ha registrato nessuna nascita di Braque Saint-Germain, e non risulta nessun allevamento con affisso dedicato alla razza.
Non è un buco dell’archivio: la razza ha il suo codice nel libro genealogico italiano, ma la casella delle iscrizioni è vuota. È la stessa condizione di poche altre razze da lavoro molto legate al loro paese d’origine.
Il motivo principale è la concorrenza in casa. Un cacciatore italiano che cerca un cane da ferma trova il Bracco Italiano, lo Spinone, il Kurzhaar, il Bracco Ungherese e il Setter, tutti con migliaia di cuccioli l’anno e club attivi. Il Saint-Germain non ha nessun argomento per farsi scegliere, se non il fatto di essere bellissimo e poco conosciuto.
C’è poi un problema di riconoscibilità: bianco e arancio, taglia media, testa asciutta. Al parco verrà sempre chiamato Pointer, e chi non guarda il tartufo rosa non noterà la differenza.
Per chi lo vuole comunque, la strada è una sola: Francia, contatto con il club, pazienza. E l’idea di prendersi una razza che nel proprio paese dovrà spiegare ogni volta da capo.

