Carattere e descrizione del Bracco Ungherese (Vizsla)

Taglia, il colore frumento dorato, il pelo duro e quel carattere appiccicoso: il ritratto completo della razza

Il Bracco Ungherese, per tutto il mondo semplicemente Vizsla, è un cane che non passa inosservato: il manto color oro, le linee da atleta e due occhi che ti cercano in continuazione. In questa pagina trovi il ritratto completo della razza: le misure vere di maschio e femmina, la verità sul colore (uno solo, e ti spieghiamo perché il vizsla nero non esiste), la differenza col cugino a pelo duro, il famoso carattere velcro e le risposte oneste alle domande che tutti fanno, compresa quella se puzza.

Alla fine avrai le idee chiare sull’unica cosa che conta: capire se questo concentrato di energia e affetto fa per la tua vita oppure no.

Il Bracco Ungherese in breve

Prima dei dettagli, ecco la carta d’identità della razza in dieci secondi.

TagliaMedia, elegante e asciutta
Altezza al garrese58-64 cm il maschio, 54-60 cm la femmina (standard FCI)
Peso20-27 kg indicativi, la femmina più leggera
Vita media12-14 anni, e i 15 non sono un miraggio
MantoCorto, fitto e lucido, senza sottopelo
ColoriUno solo: il frumento dorato, in tutte le sue sfumature
Livello di energiaMolto alto: è un cane da caccia vero, non un divanista
Adatto aPersone e famiglie sportive che lo vogliono sempre intorno; non a chi sta fuori casa tutto il giorno

Quanto è grande un bracco ungherese

Il vizsla è un cane di taglia media, e lo standard ci tiene: i giudici devono preferire l’armonia alla misura, e l’ingrandimento della razza è esplicitamente indesiderato. Il maschio misura 58-64 cm al garrese, la femmina 54-60 cm, con un peso indicativo tra i 20 e i 27 chili. La differenza tra i sessi si vede: il maschio è più solido e importante, la femmina più leggera e fine, e per chi è alla prima esperienza è spesso la scelta più gestibile.

Il corpo racconta il mestiere per cui è nato: muscoloso ma asciutto, senza un grammo superfluo, leggermente più lungo che alto, con un galoppo leggero e un trotto elegante che mangia terreno senza fatica. Un dettaglio che pochi notano: tartufo, labbra, rime palpebrali e perfino le unghie sono in tinta col manto, mai neri. È uno dei tratti più tipici della razza, e uno dei modi più rapidi per distinguere un vizsla da un incrocio che gli somiglia.

Esemplare Bracco Ungherese, Vizsla pelo marrone perlato in primo piano

Le linee asciutte e il muso in tinta col manto: il ritratto tipico del vizsla.

MaschioFemmina
Altezza al garrese58-64 cm54-60 cm
Peso indicativo23-27 kg20-24 kg

Un colore solo: il frumento dorato

Qui il vizsla è un caso quasi unico: lo standard ammette un solo colore, il frumento dorato (semmelgelb, dicono i cinofili), declinato in tutte le sue sfumature, dal sabbia chiaro al dorato intenso. Le orecchie possono essere leggermente più scure, il resto del corpo deve essere uniforme. Sono tollerate una piccola macchia bianca sul petto o sulla gola, purché sotto i 5 cm, e tracce di bianco sulle dita: ricordi dei tempi andati, non pregi da pagare a parte.

Tutto il resto è fuori: i toni rossi o brunastri e i colori slavati non sono desiderati, mentre il marrone scuro e il giallo pallido sono difetti da squalifica, come i soggetti pluricolori e i piedi bianchi. Insomma, la natura qui ha fatto una scelta di campo: il vizsla è oro, punto. Chi cerca fantasie di colore ha sbagliato razza.

Il bracco ungherese nero non esiste

È una delle ricerche più frequenti sulla razza, quindi rispondiamo senza giri di parole: il bracco ungherese nero non esiste. Lo standard non lo prevede in nessuna forma: il nero non è un colore raro del vizsla, è un colore che il vizsla non ha mai avuto, e perfino il marrone scuro è motivo di squalifica. Non esistono linee nere, rare o esotiche: esiste solo il frumento dorato.

Quel cane elegante, snello e color canna di fucile o cioccolato che hai visto al parco e che sembrava un vizsla scuro era con ogni probabilità un Weimaraner (il grigio), un bracco tedesco a manto scuro o un incrocio. E se qualcuno prova a venderti un cucciolo di vizsla nero, la conclusione è obbligata: non è un vizsla. In quel caso la cosa più gentile che si possa dire del venditore è che si sbaglia.

Pelo corto o pelo duro? Due razze diverse

Cucciolo di Bracco Ungherese a pelo duro (Wirehaired Vizsla), primo piano del muso con barba e sopracciglia

Un cucciolo di pelo duro: barba e sopracciglia sono il marchio di fabbrica della razza sorella. Foto di pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Molti scoprono solo dopo anni che di bracco ungherese non ce n’è uno ma due: il vizsla a pelo corto, quello di questa pagina, e il Bracco Ungherese a pelo duro (Wirehaired Vizsla), che per la FCI è proprio un’altra razza, con un suo standard, il numero 239. Nasce negli anni Trenta da un progetto preciso: dare ai cacciatori ungheresi un vizsla più resistente al freddo e all’acqua, incrociando il pelo corto col bracco tedesco a pelo duro.

A colpo d’occhio li distingui subito: il pelo duro ha barba e sopracciglia da vecchio saggio, un manto ruvido con sottopelo e una costituzione più rustica. Il colore è lo stesso oro, il carattere molto simile, con una fama di maggiore flemma nel pelo duro. In Italia il pelo corto resta molto più diffuso: se ti innamori della barba, preparati a qualche ricerca in più per trovare un allevamento.

CaratteristicaPelo corto (Vizsla)Pelo duro (Wirehaired)
Standard FCIN. 57N. 239: è una razza a sé
MantoCorto, liscio, senza sottopeloDuro, fitto, con sottopelo idrorepellente
Il tratto che li distingueLinee pulite ed elegantiBarba e sopracciglia da moschettiere
CostituzionePiù leggera e asciuttaPiù robusta e rustica
NascitaSelezione antica, club dal 1920Anni ’30, riconosciuto FCI nel 1966
Resistenza a freddo e acquaLimitataIl motivo per cui è stato creato

Un cane velcro: sempre dove sei tu

Gli anglosassoni lo chiamano velcro dog, il cane velcro, e chi ne ha uno conferma: il vizsla ti segue in bagno, appoggia la testa sul tuo braccio mentre scrivi, si infila sotto la coperta e dorme volentieri a contatto, possibilmente tutto il contatto possibile. Non è un difetto di educazione, è il progetto della razza: per secoli è stato selezionato per lavorare a stretto contatto col cacciatore, guardarlo di continuo e non allontanarsi mai troppo. Quella colla è finita nel suo DNA.

Il rovescio della medaglia è scritto nello stesso contratto: un cane costruito per starti addosso non è fatto per stare solo. Ore di solitudine quotidiana sono la strada più rapida per ritrovarsi un vizsla infelice, vocale e distruttivo. Su questo torniamo nella pagina dedicata all’addestramento, perché è il vero punto critico della razza: molto più dell’energia.

L’energia di un cane nato per cacciare

Il vizsla è un cane da ferma continentale a tutti gli effetti: naso finissimo, galoppo instancabile, passione per l’acqua e un istinto venatorio che non ha bisogno di inviti. Tradotto nella vita di tutti i giorni: il giro dell’isolato al guinzaglio per lui è un antipasto. Servono un paio d’ore di attività vera al giorno, tra corsa, giochi di riporto e lavoro di naso, più una famiglia che lo coinvolga nel resto della giornata.

La buona notizia è che non è un motore acceso a caso: è un atleta con l’interruttore. Un vizsla che ha sfogato corpo e naso si spegne sul divano come un gatto, ed è la creatura più tranquilla della casa. Uno che non ha sfogato niente, invece, se lo ricorda il tuo salotto. Se corri, vai in bici o ami i trekking lunghi, qui hai trovato il socio perfetto.

I difetti del bracco ungherese, detti onestamente

Ogni razza ha il suo conto da pagare, e chi te la vende senza difetti ti sta vendendo una brochure. Il primo lo conosci già: la dipendenza dalla presenza umana, che nella vita sbagliata diventa ansia da separazione vera. Il secondo è l’energia: due ore al giorno, con la pioggia e a gennaio, per dieci anni e passa. Il terzo è la sensibilità: il vizsla si offende con poco, una sgridata dura lo affloscia, e i metodi bruschi lo rovinano; serve una mano gentile e nervi tranquilli, perché la grinta lui la mette sul campo, non nei conflitti.

Poi ci sono i dettagli pratici: è un cane vocale, che commenta la vita con mugolii e versetti tutti suoi; è freddoloso, perché quel manto corto e senza sottopelo non lo protegge da inverno e umidità, quindi niente vita in giardino e sì al cappottino senza vergogna; e come cane da guardia vale poco, perché l’estraneo per lui è soprattutto un amico che ancora non lo accarezza. Se in questo elenco non hai trovato niente di insopportabile, continua a leggere: potrebbe essere la tua razza.

In famiglia, con i bambini e con gli altri animali

In casa il vizsla è una presenza dolcissima: affettuoso con tutti, paziente coi bambini e felice di partecipare a qualsiasi cosa succeda, dal compito di matematica al trasloco. Con i più piccoli vale la solita regola del buon senso, supervisione sempre, più una specifica di razza: da giovane è un’esuberanza in movimento, e un cucciolone di 25 chili lanciato in festa può stendere un bimbo senza volerlo. La convivenza coi bambini gli riesce meglio quando l’energia ha già trovato il suo sfogo quotidiano.

Con gli altri cani è in genere sociale e giocherellone, senza le ruggini tipiche di altre razze da caccia. Coi gatti di casa funziona se ci cresce insieme; con quelli del vicinato, e con qualsiasi cosa svolazzi o frusci, parla invece l’istinto: è un cane da ferma, e una parte del suo cervello sarà sempre sintonizzata sui fagiani. Meglio saperlo prima di lasciarlo libero dove non dovrebbe partire.

Il bracco ungherese puzza? No, ed è quasi un record

Domanda cercatissima e risposta in controtendenza: il vizsla è tra le razze meno odorose in circolazione. Il manto corto, senza sottopelo e con poco sebo trattiene pochissimo quel classico odore di cane: molti proprietari giurano che il loro non sappia di niente nemmeno da bagnato, e i bagni servono solo quando si è rotolato in qualcosa di memorabile. Se un vizsla puzza sul serio, non è la razza: è un segnale. Orecchie da controllare (quelle pendenti vanno guardate ogni settimana), pelle irritata o alimentazione da rivedere: ne conviene, perché partendo da un cane così inodore ogni puzza è un’informazione.

Capitolo pelo: perde poco, ma perde, tutto l’anno, e quei peletti corti color ruggine hanno un talento speciale per infilarsi nei tessuti. La manutenzione è ai minimi sindacali: una spazzolata a settimana con un guanto di gomma, unghie e orecchie controllate, stop. In compenso d’inverno il conto si ribalta: quel manto sottile non scalda, e un cappottino per le uscite fredde non è un vezzo da città, è buon senso.

Bracco ungherese accarezzato sulla testa dal proprietario, il pelo corto color marrone perlato in primo piano

Il manto del vizsla da vicino: corto, fitto e lucido, senza sottopelo.

Salute e quanto vive un bracco ungherese

Partiamo dalla domanda secca: un vizsla vive in media 12-14 anni, una cifra ottima per la sua taglia, e i soggetti che arrivano a 15 non sono leggende. È una razza nel complesso robusta e poco esasperata, senza le fragilità strutturali di tante razze più modaiole: merito di una selezione rimasta legata al lavoro.

Le predisposizioni documentate vanno comunque conosciute per nome. La displasia dell’anca, meno frequente che in altre razze da caccia ma presente, per cui le lastre dei genitori sono d’obbligo. L’epilessia idiopatica e l’atrofia progressiva della retina, entrambe con casistica nota nella razza. E una malattia rara ma studiata proprio nel vizsla: la polimiopatia infiammatoria, un’infiammazione muscolare autoimmune che esordisce in genere da giovani, intorno ai due anni, con difficoltà a deglutire e muscoli del muso che si svuotano; la ricerca inglese la tiene d’occhio da anni. L’elenco fa più paura di quanto dovrebbe: nella pratica la maggior parte dei vizsla passa dal veterinario per i vaccini e poco altro, a patto di venire da un allevamento che testa i riproduttori. Quali controlli pretendere lo trovi nella pagina dedicata all’allevamento.

La ricetta quotidiana è quella di sempre, con un’aggiunta di razza: peso forma, movimento vero, orecchie pulite e attenzione al freddo e all’umidità, che per un cane senza sottopelo non sono dettagli.

A chi è adatto il bracco ungherese (e a chi no)

Facciamo i nomi. Il vizsla è il cane giusto per chi corre, pedala o cammina tanto e vuole un compagno che non molla mai; per le famiglie presenti, dove qualcuno c’è quasi sempre e il cane fa parte della vita e non dell’arredamento; per chi lavora da casa e sogna un collega con la testa sul suo braccio; per i cacciatori, ovviamente, che qui trovano uno dei cani da ferma più completi in circolazione. In appartamento sta benissimo, a una condizione non negoziabile: che le due ore di attività quotidiana esistano. Il giardino, per contro, non sostituisce niente: è solo un pezzo di casa senza divano.

Non è il cane di chi sta fuori casa otto ore al giorno: la solitudine è la sua kryptonite, prima ancora della pigrizia. Non fa per i sedentari, per chi cerca un cane da guardia o per chi vuole un carattere indipendente che si gestisce da solo. E non fa per chi ha la mano pesante: la sensibilità che lo rende meraviglioso da vivere lo rende anche facile da rovinare. Se invece tempo, chilometri e affetto non ti mancano, il vizsla è uno scambio alla pari: tutto quello che gli dai te lo restituisce con gli interessi, in oro zecchino.