Storia ed origine del Bracco Italiano
Gli affreschi del Trecento e una razza che l’Italia sta perdendo
Il Bracco Italiano è probabilmente il cane da ferma più antico d’Europa, e lo dice il suo stesso standard. Qui trovi da dove viene, che cosa c’entrano gli affreschi medievali e perché in Italia sta scomparendo.
Sommario
Una razza documentata dal Trecento
Il sommario storico dello standard è breve e contiene un’affermazione forte: questo cane di antica origine italiana usato per la caccia agli uccelli si è adattato e sviluppato nel corso dei secoli, dalla caccia tipica con i metodi del passato fino alla caccia con armi da fuoco.
E poi la frase che conta: gli affreschi del XIV secolo sono la prova dell’indiscutibile atemporalità del Bracco Italiano attraverso i secoli, tanto nella sua morfologia quanto nella sua attitudine di cane da ferma.
È un’affermazione insolita per uno standard FCI, che di solito è prudentissimo sulle origini, e conviene capire cosa significa: cani di questo tipo, con questa testa e in questo atteggiamento di lavoro, compaiono nella pittura italiana sei secoli fa, e da allora la morfologia non è cambiata in modo sostanziale.
Il mestiere, invece, è cambiato due volte. Prima si cacciava con la rete e col falco, e il cane serviva a localizzare la selvaggina e a bloccarla. Poi sono arrivate le armi da fuoco, e la ferma è diventata quella che conosciamo.
Lo standard aggiunge una nota che spiega perché questo cane è così comodo: selezionato per la grande abilità derivante da un trotto ampio e veloce è per sua natura un eccellente cane da riporto.
Storicamente esistevano due ceppi, legati alle due aree in cui la razza era più diffusa: uno piemontese, più leggero e chiaro, e uno lombardo, più pesante e roano marrone. La distinzione oggi è sfumata, ma il legame fra le due tipologie e i due colori è rimasto nella memoria della razza.
La testa del Bracco, riconoscibile fra mille
Se c’è una cosa che rende questa razza inconfondibile, è la testa, e lo standard le dedica uno spazio sproporzionato rispetto al resto del corpo.

Il tratto tecnico si chiama assi cranio-facciali divergenti, ed è la firma di tutti i bracchi italiani. Significa che la linea del muso e la linea del cranio, prolungate, non sono parallele ma divergono: prolungando la linea superiore del muso, questa deve passare avanti all’apofisi occipitale.
È il dettaglio che distingue la testa di un Bracco Italiano da quella di un pointer inglese, che ha invece gli assi paralleli. Ed è il motivo per cui il Bracco, visto di profilo, ha quel muso leggermente montonino che gli dà un’espressione seria e antica.
A questo si aggiunge la zona sotto orbitale ben cesellata, cioè l’incavo sotto gli occhi, e la pelle della testa, che è più fine e leggermente abbondante, con quelle pieghe che scendono ai lati e le orecchie lunghissime.
Lo standard usa una parola precisa per descrivere tutto questo insieme: distinzione. È il termine con cui la cinofilia italiana ha sempre indicato l’aristocrazia di una testa, e nel Bracco è la caratteristica su cui i giudici guardano per prima.
Il Bracco Italiano in Italia oggi

Qui c’è la parte meno allegra della storia. Negli ultimi dieci anni l’ENCI ha registrato 6.658 Bracchi Italiani, ma la curva è in calo netto: dai 789 del 2016 ai 472 del 2024, cioè il 40% in meno.
È un dato che va letto insieme a un altro: nello stesso periodo il Setter Inglese, che è la razza da caccia più diffusa in Italia, ha totalizzato 131.427 iscrizioni. Il cane da ferma italiano, nel suo paese, è venti volte meno numeroso del cane da ferma inglese.
Il calo generale dei cacciatori spiega una parte della discesa, ma non tutta: la moda venatoria italiana ha premiato per decenni i cani da cerca veloci e spettacolari, e il Bracco, che lavora al trotto, è passato di moda proprio per quello che lo rende speciale.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono cinquanta: quindici in Lombardia, sette nel Lazio, e poi Emilia Romagna, Piemonte e Puglia.
C’è però una notizia che va nella direzione opposta, e ha senso darla: fuori dall’Italia il Bracco sta vivendo una piccola rinascita. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti la razza è stata riconosciuta di recente e sta guadagnando appassionati, spesso non cacciatori, che ne apprezzano proprio il carattere docile.
Per chi sta cercando un cucciolo, il quadro è quindi questo: pochi allevamenti, poche cucciolate, ma un ambiente piccolo in cui gli allevatori si conoscono tutti e in cui le linee sono tracciabili.

