Allevamento del Bracco Italiano
Quanto costa un cucciolo, i 50 affissi italiani e una razza che sta calando
Il Bracco Italiano è in calo del 40% in dieci anni nel suo paese d’origine: 472 cuccioli iscritti nel 2024 e cinquanta allevamenti con affisso ENCI. Qui trovi i prezzi, i numeri e i controlli da chiedere.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Bracco Italiano

Un cucciolo con pedigree ENCI e i genitori radiografati costa fra i 1.000 e i 1.800 euro. La parte alta corrisponde di solito a cucciolate da genitori con qualifiche in prove di lavoro.
La distinzione fra linee da lavoro e linee da esposizione esiste anche in questa razza, anche se in modo meno netto che nel Setter. Se caccerai, le qualifiche dei genitori sono quello che conta; se cerchi un compagno di escursioni, vanno benissimo lo stesso, ma sappi che il motore è quello.
Sui colori non c’è nessuna trappola commerciale: bianco arancio e roano marrone sono entrambi previsti dallo standard, si dividono le nascite 66 a 34, e nessuno dei due vale di più.
Va messo in conto il mantenimento: un cane da trenta o trentacinque chili mangia in proporzione, e le cure veterinarie costano sulla mole. Fra cibo e prevenzione si viaggia sui 100-160 euro al mese.
Le iscrizioni ENCI e i due colori
La curva è in discesa costante: dai 789 cuccioli del 2016 ai 472 del 2024, per un totale di 6.658 cani in dieci anni.
Il calo del 40% ha due cause. La prima è generale ed è la riduzione del numero di cacciatori in Italia. La seconda è più specifica: la moda venatoria ha premiato per decenni i cani da cerca veloci, e il Bracco, che lavora al trotto, è passato di moda proprio per la caratteristica che lo rende unico.
I registri ENCI permettono anche di leggere la ripartizione per colore, cosa possibile per poche razze.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono cinquanta: quindici in Lombardia, sette nel Lazio, quattro in Emilia Romagna, quattro in Piemonte e tre in Puglia.
È un mondo piccolo, e questo per chi compra è più un vantaggio che un limite: gli allevatori si conoscono tutti, le linee sono tracciabili e nessuno produce cuccioli in serie.
I controlli da chiedere
Il primo sono le radiografie ufficiali di anca e gomito di entrambi i genitori. Sono due esami diversi e vanno chiesti entrambi: su un cane da trentacinque chili che dovrà camminare per dieci anni non sono un dettaglio.
Il secondo è uno sguardo agli occhi dei riproduttori, e possibilmente dei nonni. Nella razza sono segnalati entropion ed ectropion, cioè la palpebra rivoltata verso l’interno o verso l’esterno, e hanno una componente familiare legata alla pelle abbondante della testa.
Poi c’è una domanda pratica che dice molto su come vengono tenuti i cani: come controlla le orecchie dopo il lavoro in campagna? In una razza con orecchie così lunghe e pendenti, otiti e spighe sono il problema quotidiano, e un allevatore che ha una routine precisa è un allevatore attento.
Le domande di sempre valgono anche qui: vedere la madre coi cuccioli nel posto dove sono nati e capire che esperienze fanno nelle prime otto settimane. Un cucciolo di Bracco che ha visto la casa e non solo il box parte con un vantaggio, soprattutto se andrà a vivere in famiglia.
Infine, se ti interessa la caccia, chiedi che prove fanno i suoi cani e su che terreni lavorano. E se non ti interessa, dillo: un buon allevatore di Bracchi saprà indirizzarti verso il cucciolo giusto della cucciolata, o dirti onestamente che questa non è la razza per la vita che fai.

