Storia ed origine del Bovaro dell’Entlebuch

Dalla valle di Entlebuch ai quattro cani senza coda del 1913

La storia del Bovaro dell’Entlebuch è la storia di una razza che per decenni non è esistita ufficialmente, perché nessuno la distingueva dall’Appenzeller. In questa pagina trovi da dove viene, cosa è successo nel 1913 all’esposizione di Langenthal e quanti Entlebucher nascono oggi in Italia.

Sommario

Da dove viene il Bovaro dell’Entlebuch

Il nome dice tutto: il cane viene dall’Entlebuch, una valle che sta a cavallo dei cantoni di Lucerna e di Berna, in Svizzera.

Il suo mestiere lo scrive lo standard FCI in una riga: cane per la conduzione degli animali, cane da pastore, cane da guardia e da fattoria. Non è un cane da gregge che sta in mezzo alle pecore a difenderle: è un cane che sposta il bestiame, che incalza le vacche sui sentieri di montagna e che di sera tiene d’occhio la cascina.

Questo spiega la sua costruzione. Un cane basso e allungato lavora in mezzo alle zampe di animali che pesano mezza tonnellata e ha meno da rischiare di uno alto; un cane di quarantacinque centimetri costa meno da mantenere di un Bovaro del Bernese, e in un’economia di montagna la cosa contava.

La prima descrizione arriva nel 1889, col nome di Entlibucherhund. Ma per lungo tempo dopo quella data, dice lo standard, non fu fatta alcuna distinzione tra il bovaro dell’Appenzell e quello dell’Entlebuch: erano semplicemente cani da contadino, giudicati per quello che sapevano fare e non per come erano fatti.

QuandoCosa succede
1889Prima descrizione del cane col nome di Entlibucherhund
Per decenniNessuno distingue il bovaro dell’Appenzell da quello dell’Entlebuch
1913A Langenthal quattro soggetti con la coda corta congenita vengono presentati al prof. Albert Heim
Subito dopoI quattro cani sono iscritti al Libro delle Origini svizzero come quarta razza di bovari
28 agosto 1926Nasce il Club svizzero della razza, su iniziativa del Dr. B. Kohler
1927Viene redatto il primo standard
28.11.2001Data dello standard originale oggi in vigore
2015-2024In Italia l’ENCI registra 134 cuccioli in dieci anni

Il 1913 e il professor Albert Heim

Ritratto in bianco e nero del professor Albert Heim

La razza nasce ufficialmente in un giorno preciso, all’esposizione canina di Langenthal del 1913, e la deve a quattro cani senza coda e a un professore di geologia.

Il professore è Albert Heim, che lo standard chiama grande promotore delle razze da bovaro svizzere. Heim era un geologo dell’università di Zurigo, e nel tempo libero è stato la persona che ha salvato dall’estinzione tutti e quattro i bovari svizzeri, convincendo la cinofilia ufficiale che quei cani da fattoria valevano un libro genealogico.

A Langenthal gli vengono presentati quattro soggetti di questo piccolo bovaro dalla congenita coda corta. Sono cani nati senza coda, e quel dettaglio li rende riconoscibili al primo sguardo: non un Appenzeller più piccolo, ma qualcosa di suo.

Il seguito lo racconta lo standard con una formula che dice molto sul modo in cui si facevano le cose allora: dando fiducia alle relazioni del giudice, questi cani furono iscritti al Libro delle Origini svizzero come quarta razza di bovari. Quattro cani e la parola di Heim: è tutto quello che è servito.

Il resto arriva con lentezza. Il 28 agosto 1926, su iniziativa del Dr. B. Kohler, nasce il Club svizzero del bovaro dell’Entlebuch, con lo scopo di promuovere l’allevamento puro della razza. Il primo standard viene redatto solo nel 1927, quattordici anni dopo Langenthal.

E la razza non decolla: come dimostra il piccolo numero di iscrizioni al Libro delle Origini svizzero, la razza si sviluppò molto lentamente. È una frase dello standard, non un commento nostro, e vale ancora oggi.

Il Bovaro dell’Entlebuch oggi, e quanti ne nascono in Italia

La svolta moderna la scrive sempre lo standard: la razza ricevette un nuovo slancio quando, oltre alle sue ancestrali capacità di bovaro attivo ed infaticabile, si scoprirono e si misero in evidenza le sue notevoli attitudini di cane d’utilità e da compagnia.

In altre parole: le vacche da spostare sono diminuite, e il cane si è riciclato come compagno sportivo. Oggi in Svizzera, in Germania e nei Paesi Bassi lo si vede nei campi di agility e nelle gare di obedience, e negli Stati Uniti, dove è arrivato tardi, lo chiamano il laughing dog per l’espressione che ha quando ha la bocca aperta.

Lo standard però mette le mani avanti anche sul presente: ancora oggi, il numero effettivo resta modesto. E in Italia modesto è un complimento.

I numeri dell’ENCI raccontano una razza che esiste ma non cresce: fra il 2015 e il 2024 sono stati iscritti 134 cuccioli in tutto, con una media di poco più di una dozzina all’anno, e il 2024 si è chiuso con nove iscrizioni. Gli allevamenti con affisso sono tre, due in Lombardia e uno in Veneto.

Per fare un paragone dentro la stessa famiglia: nello stesso 2024 il Bovaro del Bernese ha avuto 1.321 cuccioli iscritti. Il rapporto è di uno a centoquarantasette.

Il risultato pratico è che in Italia l’Entlebucher resta un cane da appassionati. Chi lo ha se lo è cercato, spesso ha aspettato una cucciolata per mesi, e al parco passa il tempo a spiegare che no, non è un Bernese nano.