Allevamento del Boston Terrier
Quanto costa un cucciolo, i 61 affissi italiani e la domanda sul respiro
Il Boston Terrier in Italia è in forte rientro dopo il boom: dal picco di 697 cuccioli del 2021 ai 390 del 2024. Gli allevamenti con affisso ENCI sono 61. Qui trovi i prezzi, i numeri e l’unica domanda che conta.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Boston Terrier

Un cucciolo con pedigree ENCI, controlli in regola e genitori sani costa fra i 1.200 e i 2.000 euro. È una forbice normale per un cane di piccola taglia molto richiesto.
Sul mantenimento c’è una cosa da mettere in chiaro: il Boston costa pochissimo da tenere in senso ordinario (mangia poco, non ha bisogno di toelettatura, non consuma), ma può costare molto in senso veterinario. Un intervento alle vie aeree o una chirurgia oculistica non sono spese rare in questa razza.
Poi c’è il capitolo colori rari, che su questa razza è particolarmente aggressivo. Vengono venduti a prezzi maggiorati Boston «blu», «lilla», «champagne», «rossi» e merle. Nessuno di questi esiste nello standard: i colori ammessi sono solo tigrato, foca e nero, e il grigio e il fegato sono difetti da squalifica, così come gli occhi azzurri.
Non è solo una questione di regolamenti da esposizione. Selezionare per un colore che lo standard esclude significa scegliere i riproduttori su quel criterio invece che sulla salute, e in una razza con questioni respiratorie serie è esattamente quello che non serve.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La parabola è netta: si sale dai 360 cuccioli del 2015 fino al picco di 697 nel 2021, e poi si scende bruscamente a 519 nel 2023 e 390 nel 2024. In dieci anni fanno 5.136 cani.
È la curva di una moda, e il Boston l’ha vissuta insieme al Bulldog Francese e agli altri cani piccoli a muso corto. Il rientro del 44% in tre anni ha probabilmente due cause: la fine dell’entusiasmo e la crescente consapevolezza sui problemi respiratori dei brachicefali.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 61: quindici in Lombardia, sette nel Lazio, sette in Toscana, sei in Piemonte e sei in Veneto. Sono tanti rispetto alle nascite attuali, ed è una conseguenza diretta del boom.
Che cosa significa per chi compra: qui il problema non è trovare un cucciolo. È scegliere fra molte offerte, e in una razza brachicefala la differenza fra un allevamento e l’altro non è estetica: è la qualità della vita del cane per dieci anni.
La domanda che conta più di ogni certificato
Su questa razza il controllo più importante non è un esame di laboratorio, è un’osservazione: come respirano i genitori?
Vai a vederli. Un riproduttore che russa da sveglio, che ansima da fermo in una giornata normale, che dopo pochi minuti di movimento deve fermarsi o che ha un respiro rumoroso a riposo sta dicendo tutto quello che serve sapere. Un buon allevatore di brachicefali seleziona narici aperte e canne nasali che funzionano, e ne parla volentieri perché ci lavora.
Poi ci sono i controlli formali. Il test del DNA per la cataratta giovanile, legata al gene HSF4: chiedi i referti di entrambi i genitori, e chiedi anche se l’allevatore sa che il test copre solo la forma precoce e non quella tardiva. Chi lo sa e te lo dice è chi conosce la sua razza.
Il secondo è il test BAER dell’udito sulla cucciolata: la sordità congenita in questa razza esiste ed è legata alle marcature bianche sulla testa. Il terzo è un controllo ortopedico sulle rotule.
Infine le domande di sempre: vedere la madre coi cuccioli nel posto dove sono nati e capire come vivono. E una domanda in più, che su questa razza è rivelatrice: quanti dei suoi parti sono stati cesarei? È una realtà nota della razza, e un allevatore che ne parla con naturalezza è un allevatore che non ti sta raccontando favole.

