Addestramento ed educazione del Boston Terrier

Intelligente e facile, con una regola sola sull’attività fisica

Lo standard del Boston Terrier parla di alto grado di intelligenza, ed è vero: è un cane facile da educare e che si diverte a imparare. Qui trovi come si imposta, cosa fare con la solitudine e la regola d’oro sull’attività fisica di un cane a muso corto.

Sommario

Come si educa un Boston Terrier

Boston Terrier di cinque mesi su un prato

È uno dei cani più semplici da educare che ci siano, e i motivi sono due: è intelligente, come dice lo standard, ed è profondamente orientato alle persone. Vuole capire cosa gli chiedi.

Funziona benissimo col rinforzo positivo e col cibo, e va gestito con dolcezza: è un cane sensibile, e i toni duri lo spengono senza insegnargli niente.

Va invece messa in conto una piccola dose di testardaggine, quella sì eredità del terrier: se una cosa non gli interessa, il Boston trova subito qualcosa di più divertente da fare. Le sessioni corte, allegre e variate risolvono il problema.

Le priorità pratiche sono tre. La pulizia in casa, che nei cani piccoli richiede un po’ più di pazienza perché la vescica è piccola. La gestione dell’eccitazione quando arriva qualcuno, perché è un cane entusiasta e tende a saltare. E la solitudine, di cui parliamo subito.

Un’attenzione da avere fin da cucciolo: abituarlo a farsi toccare la faccia e gli occhi. In una razza con occhi grandi e sporgenti, poter controllare o medicare un occhio senza combattere è un vantaggio enorme.

La solitudine e la sindrome del cane piccolo

Il Boston Terrier è un cane da compagnia nel senso letterale del termine: è stato selezionato per stare con le persone, e non ha nessun altro mestiere. La conseguenza è che sopporta male di restare da solo.

Il lavoro va fatto dal primo giorno e con gradualità: assenze brevissime che si allungano poco alla volta, uscite e rientri senza cerimonie, un posto suo dove stare tranquillo e qualcosa da masticare mentre non ci sei.

C’è poi un errore che riguarda tutti i cani piccoli e che il Boston, per il suo aspetto, subisce più di altri: il fatto di essere preso in braccio ogni volta che succede qualcosa. Prendere in braccio un cane spaventato per proteggerlo sembra la cosa giusta, e invece gli impedisce di imparare a gestire la situazione.

Allo stesso modo, i comportamenti che in un cane grande non tollereremmo mai, cioè saltare addosso, abbaiare per ottenere attenzione e tirare al guinzaglio, in un cane da otto chili vengono lasciati correre perché non fanno danno. Il risultato è un cane maleducato e spesso insicuro, e non è colpa della taglia.

La regola è semplice: le regole sono le stesse. Un Boston educato come si educherebbe un cane grande è un cane sicuro di sé, e si porta ovunque.

L’attività fisica: la regola d’oro del muso corto

Il Boston Terrier è vivace e sportivo nella testa, e questo inganna: molte persone lo portano a correre convinte di fargli un piacere. Con un cane a muso corto, invece, la regola è un’altra.

Boston Terrier che salta un ostacolo in agility

Il principio da tenere a mente è che questo cane non sa dire di no. È entusiasta, vuole giocare, e continuerà a correre anche quando le sue vie aeree non ce la fanno più. Il limite lo devi mettere tu.

In pratica: attività brevi e intense, con pause frequenti. Dieci minuti di gioco, una pausa, altri dieci minuti. Mai lunghe corse continue, mai bicicletta, mai escursioni di ore.

E la regola stagionale, che è la più importante di tutte: d’estate si esce all’alba e alla sera. Un brachicefalo dissipa il calore male perché lo dissipa soprattutto ansimando, e ansimare con le vie aeree strette funziona poco. Il colpo di calore, in queste razze, arriva prima e uccide più in fretta.

Però le attività adatte esistono e sono divertenti. L’agility a livello amatoriale gli piace molto ed è nelle sue corde, perché è fatta di brevi sequenze esplosive. Funzionano bene la nose work e i giochi di attivazione mentale, che stancano senza scaldare, e tutti i giochi di riporto in spazi contenuti.

Un’ultima nota, sull’acqua: molti Boston non sanno nuotare bene. La struttura compatta e la testa pesante li rendono galleggianti scarsi, e vicino a una piscina o a un lago serve la stessa attenzione che si avrebbe con un bambino piccolo.