Storia ed origine del Cane da pastore dei Pirenei
Umili origini, un tipo diverso in ogni valle e un carattere sempre uguale
La storia del Cane da pastore dei Pirenei è quella di un cane che non interessava a nessuno finché non è quasi stato troppo tardi. Qui trovi quello che dice il sommario storico dello standard, compresa una frase che spiega meglio di ogni altra cosa che tipo di razza sia questa.
Sommario
Da dove viene il Cane da pastore dei Pirenei
Il sommario storico si apre con tre parole che valgono un capitolo: di umili origini. Questo cane era praticamente sconosciuto alla cinofilia ufficiale fino all’inizio del XX secolo: lavorava sui pascoli dei Pirenei da secoli, e nessuno si era mai preso la briga di descriverlo.
Poi arriva la frase che è il cuore di questa razza, e che meriterebbe di stare in ogni scheda: il suo tipo varia in modo abbastanza considerevole da una valle all’altra; la sua struttura e il suo mantello possono essere molto diversi, ma il suo carattere e il suo comportamento non differiscono mai.
È una dichiarazione insolita in un documento che serve proprio a fissare l’aspetto di una razza. Dice che qui la selezione non è mai passata dall’estetica: i pastori dei Pirenei sceglievano i cani che lavoravano bene, e quello che ne veniva fuori per pelo, colore e struttura era un dettaglio. Ancora oggi due Berger des Pyrénées possono sembrare due cani diversi e comportarsi esattamente allo stesso modo.
Chi ha scritto lo standard
Il primo standard ufficiale fu elaborato fra il 1921 e il 1925 da Bernard Sénac-Lagrange. Da lì in poi il documento è passato di mano in mano, e lo standard attuale ne conserva l’elenco per esteso, cosa che quasi nessun’altra razza fa.

Dopo Sénac-Lagrange il testo è stato rivisto sotto la presidenza di Charles Duconte, dal 1954 al 1986, poi di Guy-Jean Mansecal dal 1986 al 2000 e di Alain Pécoult dal 2000, con la stretta collaborazione di Raymond Triquet a partire dal 2001.
Quel nome torna spesso: Triquet è uno dei nomi più autorevoli della cinofilia francese e ha lavorato anche allo standard del Berger Picard. È probabilmente il motivo per cui questi documenti sono scritti meglio della media, con quelle formule precise e a volte quasi letterarie che qui abbiamo citato per esteso.
Ha senso notare cosa significa questa catena di nomi: un secolo di lavoro di un club di razza su un cane che, a inizio Novecento, non esisteva nemmeno per la cinofilia. Senza quel lavoro il pastore dei Pirenei sarebbe rimasto un cane da fattoria senza nome.
Il Cane da pastore dei Pirenei oggi
Nella classificazione FCI la razza è ancora con prova di lavoro, e l’utilizzazione recita cane da pastore utilizzato nelle fattorie e i pascoli dei Pirenei. Non è una formula di facciata: in Francia questi cani lavorano ancora, e sono presenti nelle prove di conduzione.
Fuori dalla Francia la razza è rimasta di nicchia, e in Italia lo è moltissimo: pochi cuccioli iscritti all’anno e due soli allevamenti con affisso. Chi lo conosce, di solito, lo ha incontrato negli sport cinofili, dove un cane piccolo, veloce e con questa voglia di collaborare si fa notare in fretta.
Va detto anche che il nome, in Italia, gioca contro: pastore dei Pirenei viene quasi sempre usato per il grande cane bianco da guardiania, che è tutta un’altra razza. Ne parliamo nella pagina principale della razza, perché è l’equivoco numero uno.

