Carattere e descrizione del Beagle
Misure, il beagle nano che non esiste, i dieci colori, il carattere e la salute
Il Beagle è il cane più cercato di questo sito, ed è anche uno di quelli su cui circolano più cose sbagliate. Qui trovi le misure vere, il capitolo sul beagle nano che va letto prima di comprare qualsiasi cosa, i dieci colori ammessi dallo standard con il dettaglio della coda che quasi nessuno spiega, il carattere descritto dalla FCI con una frase bellissima, e un capitolo di salute che parte dal problema numero uno: il peso.
Sommario
Il Beagle in breve
Alto 33-40 centimetri per 10-16 chili, il Beagle è un segugio da lavoro in formato ridotto: lo standard dice che è stato creato rimpicciolendo il Foxhound per poter seguire a piedi la caccia alla lepre. Il carattere lo descrive con una riga che vale tutta la pagina: coraggioso, molto attivo, resistente e determinato, ma anche attento, intelligente e di carattere sempre uguale, e non mostra mai aggressività né timidezza. È la seconda razza più diffusa di questo giro con 1.181 cuccioli iscritti in Italia nel 2024 e 56 allevamenti. Vive 12-15 anni, e il suo unico vero nemico è la ciotola.
Quanto è grande un Beagle
Lo standard fissa una sola taglia: altezza desiderabile minima 33 centimetri, massima 40, senza distinzione fra maschi e femmine. Il peso non è fissato e nella pratica sta fra i dieci e i sedici chili. Non esistono varietà: non c’è un Beagle standard e un Beagle nano, c’è il Beagle.
Il beagle nano esiste?
Però la storia è più interessante della semplice smentita, e sta scritta nello standard stesso. Sotto Enrico VIII ed Elisabetta I esistevano beagle a pelo duro, alcuni dei quali abbastanza piccoli da essere portati nella tasca di una giacca da caccia: erano i famosi pocket beagle. Lo standard aggiunge che la taglia è aumentata nel corso dei secoli, ma che talvolta nascono ancora versioni più piccole della razza.
Quindi la risposta onesta alla domanda che in tanti fanno è questa: soggetti sotto i 33 centimetri nascono, ogni tanto, ma non sono una varietà, non sono più pregiati e non valgono di più. Se qualcuno ti propone un beagle nano a prezzo maggiorato, stai guardando una di tre cose: un soggetto fuori standard venduto come pregio, un incrocio, oppure un cane la cui piccola taglia viene da problemi di crescita. Nessuna delle tre vale un sovrapprezzo.
I colori del Beagle
Qui lo standard è insolitamente generoso e insolitamente preciso insieme: elenca dieci combinazioni ammesse e poi chiude la porta con una frase secca, nessun altro colore è permesso. Il più diffuso è il tricolore, nero fuoco e bianco, quello che tutti hanno in mente. Ma esistono anche il limone e bianco, il rosso e bianco, il nero e bianco, e persino il bianco puro.

Due dettagli da conoscere. Il primo: tutti i colori tranne il bianco puro possono presentarsi moschettati, cioè picchiettati. Il secondo, ed è quello che racconta il mestiere della razza: la punta della coda deve essere bianca. Non è un vezzo estetico. In una muta che lavora nell’erba alta, quella punta bianca alzata era l’unica cosa che il cacciatore vedeva, ed è per questo che lo standard, descrivendo un Beagle in azione, parla di code levate rigide per la concentrazione nella caccia.
Il carattere del Beagle

La descrizione della FCI merita di essere letta per intero perché è precisa e generosa: cane brioso, la cui funzione essenziale è la caccia alla lepre che insegue col fiuto; coraggioso, molto attivo, resistente e determinato; e anche attento, intelligente e di carattere sempre uguale. Amabile e sveglio, non mostra mai aggressività né timidezza.
Quel carattere sempre uguale è la ragione per cui il Beagle è diventato uno dei cani da famiglia più popolari del mondo: è un cane senza sbalzi, che sta bene con i bambini, con gli estranei e con gli altri cani, perché viene da secoli di lavoro in muta e la convivenza ce l’ha scritta addosso. Non fa la guardia, non diffida, non si offende.
Il rovescio sono due cose che vanno messe in conto e che riempiono i forum. La prima è il naso: quando aggancia una pista, il Beagle non ti sta ignorando per dispetto, sta lavorando, e il richiamo in quel momento arriva molto attenuato. La seconda è la voce, che nel Beagle ha un suono particolare, a metà fra l’abbaio e l’ululato, e che usa quando è solo, quando è annoiato e quando ha trovato qualcosa. In condominio è la ragione numero uno di attriti.
Quanto vive un Beagle e di cosa si ammala
La vita media è di 12-15 anni, ottima, e nel complesso è una razza robusta. Il problema numero uno però non è genetico ed è quello di cui nessuno parla abbastanza: il sovrappeso. Il Beagle ha una fame che non si spegne mai, la comunica con una faccia che funziona benissimo, e in Italia una quota altissima di questi cani è oltre il peso forma.

Non è un dettaglio estetico: il sovrappeso su un cane con questa struttura accelera i problemi articolari, quelli vertebrali e quelli cardiaci, e accorcia la vita. La contromisura è banale e impopolare, cioè pesarlo su una bilancia ogni mese e non regolarsi a occhio, perché a occhio un Beagle grasso sembra semplicemente un Beagle.
Sul fronte genetico ci sono due nomi da imparare, entrambi con un test del DNA disponibile. La sindrome di Musladin-Lueke è la malattia tipica della razza: colpisce il tessuto connettivo, dà pelle spessa e articolazioni rigide, e i cani colpiti camminano con un’andatura sulle punte che gli allevatori chiamano da ballerina. È recessiva, quindi due genitori sani portatori possono produrre cuccioli malati, e non ha cura. Il deficit del fattore VII è un disturbo della coagulazione in genere lieve, ma saperlo prima di un intervento chirurgico cambia le cose. Entrambi si evitano con un test sui riproduttori.
A chi è adatto il Beagle

È il cane giusto per le famiglie, e non è un luogo comune: quel carattere sempre uguale, l’assenza totale di aggressività e la socievolezza con gli altri cani lo rendono uno dei compagni più semplici da inserire in una casa piena di gente. Va d’accordo con chiunque, cani e gatti compresi se cresciuto insieme.
Non è però il cane facile che la sua faccia promette, e le persone che restituiscono un Beagle lo fanno sempre per gli stessi tre motivi. Il primo: ha bisogno di camminare, molto, tutti i giorni, e un Beagle che esce venti minuti diventa un cane che distrugge. Il secondo: il richiamo non è affidabile in campo aperto, quindi servono un giardino recintato sul serio e il guinzaglio fuori. Il terzo: ruba il cibo, sistematicamente, dal tavolo, dalla borsa della spesa, dal cestino, e non smetterà mai, quindi la casa va organizzata di conseguenza.
E c’è una cosa che su questa razza vale più che su tutte le altre di questo sito: prima di comprare, guarda l’adozione. Il Beagle è fra i cani più presenti nei canili e nelle associazioni italiane, e nella pagina sulla storia raccontiamo anche perché.

