Addestramento ed educazione del Beagle

Il naso, il cibo e la voce: le tre leve con cui si lavora

Il Beagle ha fama di essere il cane più testardo del mondo, e come per tutti i segugi la fama è imprecisa: non è testardo, è motivato da altro. Capire da cosa cambia completamente i risultati. Qui trovi le tre leve che funzionano, il capitolo onesto sul richiamo, e cosa fare con un cane che ha bisogno di usare il naso tutti i giorni.

Sommario

Come si addestra un Beagle

Con un Beagle il cibo non è una ricompensa fra le tante: è la ricompensa. È anche il motivo per cui questa razza, se allenata con criterio, impara molto più in fretta di quanto la sua reputazione lasci pensare. Il trucco è usare il cibo come strumento e non come resa: premi piccoli, spesso, e sempre in cambio di qualcosa.

Il rovescio è che quella stessa motivazione, fuori dall’addestramento, diventa il furto sistematico. Un Beagle che ha trovato una volta il pane sul tavolo controllerà quel tavolo per il resto della sua vita: non è disobbedienza, è memoria. La soluzione non è punire ma rendere impossibile, cioè organizzare la casa in modo che il cibo non sia mai raggiungibile. E vale la regola d’oro della razza: i premi dell’addestramento si scalano dalla razione, altrimenti si allena un cane obeso.

Perché il Beagle non torna al richiamo

Su un segugio a fiuto il richiamo in campo aperto non è affidabile al cento per cento, e conviene saperlo prima di trovarsi a rincorrerlo. Quando il naso aggancia una pista, il Beagle entra in una modalità in cui la tua voce arriva molto attenuata. Non è cattiveria e non è mancanza di affetto: è il mestiere per cui esiste.

Il richiamo si allena comunque tutti i giorni, perché nella grande maggioranza delle situazioni funziona benissimo, e su questa razza si allena col cibo, che è l’unica cosa che può competere con un odore interessante. Ma la sicurezza sta altrove: giardino recintato per, con attenzione anche a sotto la rete perché il Beagle scava, e guinzaglio fuori. Il compromesso migliore è il guinzaglio lungo da cinque o dieci metri, che gli lascia annusare senza dargli la possibilità di partire.

Perché il Beagle abbaia e ulula

Il Beagle ha un suono tutto suo, a metà fra l’abbaio e l’ululato, che in una muta serviva a farsi seguire per chilometri. In una casa esce in tre situazioni: quando è solo, quando è annoiato e quando ha trovato qualcosa di interessante.

Le prime due si affrontano insieme, perché sono la stessa cosa: un Beagle che ha camminato, annusato e mangiato la sua razione con calma è un Beagle che dorme. Un Beagle che esce venti minuti e resta otto ore da solo è un Beagle che canta, e non c’è addestramento che compensi la noia. Se le uscite non bastano, il lavoro di naso in casa aiuta parecchio: un tappetino olfattivo o dieci pezzetti nascosti in giardino valgono mezz’ora di passeggiata.

Sulla terza si lavora come con tutte le razze vocali: non punire il verso che parte, ma premiare il silenzio che segue, un secondo alla volta. Si ottengono risultati veri, ma va detto onestamente che un Beagle silenzioso non esiste, e chi vive in un condominio con pareti sottili farebbe bene a saperlo prima.

Le attività giuste per un Beagle

Un Beagle e un bassotto in giardino

Al primo posto c’è la cosa più semplice e più sottovalutata: camminare annusando. Un’ora in cui può usare il naso liberamente lo stanca più di un’ora di corsa, e per un cane costruito così è anche l’attività più appagante che esista.

Poi c’è la nose work, che è la versione organizzata della stessa cosa e che sul Beagle funziona in modo quasi comico: è un cane che nasce con il talento già installato. Funzionano anche il mantrailing e la pista di sangue, e in generale tutte le discipline di ricerca.

Merita una parola l’agility: si può fare, il Beagle è atletico e si diverte, ma è anche una razza che tende al sovrappeso e ha un dorso non cortissimo, quindi vanno tenuti d’occhio il peso e i salti. E vale sempre il consiglio della crescita: i salti veri si aspettano che le articolazioni abbiano finito di formarsi.