Addestramento ed educazione del Basset Artésien Normand
Il naso che comanda, la schiena da proteggere e le attività che gli si adattano
Con il Basset Artésien Normand l’educazione ruota tutta intorno a una cosa sola: il naso. È un segugio, è stato selezionato per seguire una traccia con testardaggine ordinata per ore, e quel programma non si disinstalla. Qui trovi come si lavora con un cane così, perché il richiamo va gestito e non preteso, e quali attività lo rendono felice senza rovinargli la schiena.
Sommario
Il naso comanda, e conviene accettarlo
Lo standard lo descrive come dotato di fiuto eccellente e tenace sulla traccia, e aggiunge che il suo inseguimento non è molto rapido ma energico e ordinato. Ogni parola di quella frase si vede in passeggiata: non scatta via come un levriero, ma parte con calma e non si ferma più, e se lo lasci fare ti porta a un chilometro da casa senza mai correre.
La conseguenza pratica è che il richiamo con questa razza va allenato tutti i giorni sapendo che, contro una traccia fresca, perde. Non è disobbedienza, è che in quel momento il cane sta facendo il lavoro per cui esiste. Si costruisce comunque, con premi molto buoni e situazioni facili prima di quelle difficili, ma non lo si considera una rete di sicurezza: giardino recintato sul serio e guinzaglio fuori, con guinzagli lunghi da cinque o dieci metri quando lo spazio lo permette, che sono la soluzione migliore per un segugio.
Sul metodo: è un cane estroverso e affettuoso, non duro, e i modi bruschi lo spengono senza ottenere niente. Funziona il cibo, funziona molto, e funzionano le sessioni corte. Quello che non funziona è ripetere lo stesso esercizio venti volte: si annoia e comincia a fare altro, di solito annusare.
La schiena, prima di ogni altra cosa
Prima ancora degli esercizi vengono le abitudini che gli salveranno la colonna. Un dorso lungo su arti corti lavora sotto sforzo per tutta la vita, e le tre cose che fanno la differenza si imparano da cucciolo: non saltare giù da divani, letti e bagagliai, non fare le scale su e giù ripetutamente, e mantenere il peso giusto.
Insegnare a un cucciolo a usare una rampa è facile e dura cinque minuti al giorno per una settimana. Insegnarlo a un adulto che ha saltato per cinque anni è più difficile, e a quel punto spesso lo si fa perché il veterinario l’ha ordinato. Vale anche per il gioco: il tira e molla va bene, i lanci che finiscono con frenate e torsioni brusche molto meno.
Nessuna di queste è una limitazione triste. Un Basset Artésien Normand che cammina un’ora al giorno annusando ogni cespuglio è un cane pienamente realizzato, e lo capisci da come torna a casa: soddisfatto e pronto a dormire.
Le attività giuste per un segugio basso
La prima e più ovvia è la ricerca olfattiva. La nose work sembra inventata per lui: usa esattamente il senso su cui è costruito, non chiede salti né sforzi sulla colonna, e stanca la testa in modo profondo. Bastano una scatola e qualche pezzetto di cibo per cominciare in cucina.
Poi ci sono le discipline che ricalcano il suo mestiere vero. Il mantrailing, cioè la ricerca di una persona su traccia, e la pista di sangue, che è la specialità dei segugi da recupero: entrambe sono lavoro lento, ordinato e di naso, cioè esattamente la sua descrizione da standard. Il dog trekking gli si adatta a patto di calibrare distanze e dislivelli, perché la resistenza ce l’ha ma le gambe sono quelle.
Quello che invece si evita è l’agility con i salti veri e tutti gli sport che chiedono torsioni rapide: non è snobismo, è la stessa ragione per cui non lo si fa saltare giù dal divano. Con l’attivazione mentale in casa, invece, si va sul sicuro tutto l’anno.

