Storia ed origine dell’Alaskan Malamute

Il popolo Mahlemut, la corsa all’oro e la ricostruzione americana della razza

L’Alaskan Malamute è una delle razze artiche più antiche, e la sua storia ha la forma di un pendolo: millenni di selezione perfetta nei villaggi inuit, vent’anni di corsa all’oro che quasi la cancellano, e una ricostruzione americana partita da tre canili e finita nel riconoscimento del 1935. Qui trovi le tappe verificate, le fotografie d’epoca del traino in Alaska e la spiegazione delle tre linee di fondazione che ancora oggi si leggono nei pedigree.

Sommario

Le origini: il popolo Mahlemut e il traino pesante

Muta di cani da slitta a Dawson City nel 1899

Il nome dice tutto: i Mahlemut erano, e sono, un popolo inuit della zona del Kotzebue Sound, nel nord-ovest dell’Alaska, e il grande cane da traino era il centro della loro economia: portava i carichi sulle lunghe migrazioni, aiutava nella caccia alle foche e teneva a bada gli orsi. La selezione era la più dura possibile, quella della sopravvivenza: si riproduceva solo il cane che lavorava, mangiava poco e reggeva il ghiaccio. Millenni così producono un atleta da fatica che nessun allevamento moderno saprebbe disegnare da zero.

Da millenniIl popolo inuit dei Mahlemut, nella zona del Kotzebue Sound in Alaska, alleva un grande cane da traino pesante: porta i carichi, aiuta nella caccia alle foche e tiene testa agli orsi. Il nome della razza è il loro
Dal 1896La corsa all’oro del Klondike porta in Alaska migliaia di cercatori e cani di ogni tipo: gli incroci selvaggi quasi diluiscono la razza nel giro di vent’anni
Anni Venti-TrentaLa ricostruzione americana su tre linee: i Kotzebue di Eva e Milton Seeley nel New Hampshire, i M’Loot di Paul Voelker, più alti e più vari nei colori, e la piccola linea Hinman
1935L’AKC riconosce la razza sul tipo Kotzebue e nasce l’Alaskan Malamute Club of America
Seconda guerra mondialeI malamute servono nelle unità da neve e nelle spedizioni: molti soggetti registrati vanno perduti in servizio, e il libro genealogico riapre alle altre linee
OggiÈ il cane ufficiale dello stato dell’Alaska e il “camion” degli sport da traino amatoriali. In Italia: 437 iscrizioni ENCI nel 2024, con la Sicilia, sorprendentemente, come prima regione di allevamento

La corsa all’oro e il rischio estinzione

Dal 1896 la corsa all’oro del Klondike rovescia in Alaska decine di migliaia di cercatori, e con loro una domanda disperata di cani da tiro: un buon cane da slitta arriva a costare quanto un anno di paga. Nella foto d’epoca qui accanto, il mestiere del malamute in quegli anni: il trasporto merci con le mute, il camion dell’Artico. Ma la febbre dell’oro ha un prezzo genetico: si incrocia qualunque cosa tiri, dai San Bernardo ai Mastiff, e in vent’anni il puro cane dei Mahlemut è quasi diluito nel calderone.

Trasporto merci con muta di cani in Alaska, foto d'epoca

La salvezza arriva negli anni Venti e Trenta, quando un pugno di appassionati americani va a recuperare i soggetti puri rimasti nei villaggi. Tre le linee di fondazione: i Kotzebue di Eva e Milton Seeley, allevati nel New Hampshire, compatti e uniformi, su cui viene scritto il primo standard; i M’Loot di Paul Voelker, più alti e più vari nei colori; e la piccola linea Hinman. Nel 1935 l’AKC riconosce la razza e nasce il club americano: il pendolo è tornato al centro.

Dalla guerra a oggi

La Seconda guerra mondiale chiama anche i malamute: unità da neve, spedizioni, recuperi in montagna. Molti dei pochi soggetti registrati partono in servizio e non tornano, al punto che il club riapre il libro genealogico alle linee M’Loot e Hinman per ricostruire la base: è il motivo per cui il malamute moderno discende da tutte e tre le famiglie, e per cui la variabilità di taglia dentro la razza resta ampia.

Da lì in poi è consacrazione: cane ufficiale dello stato dell’Alaska, protagonista degli sport da traino amatoriali di mezzo mondo e presenza fissa nell’immaginario artico. In Italia la razza ha vissuto il suo decennio d’oro fino al picco di 805 iscrizioni nel 2021, seguito dal brusco risveglio del 2024 a quota 437: il solito ciclo delle razze fotogeniche, che lascia sul campo gli allevatori veri. Curiosità geografica: la prima regione italiana per allevamenti è la Sicilia.