Storia ed origine dell’Alaskan Malamute
Il popolo Mahlemut, la corsa all’oro e la ricostruzione americana della razza
L’Alaskan Malamute è una delle razze artiche più antiche, e la sua storia ha la forma di un pendolo: millenni di selezione perfetta nei villaggi inuit, vent’anni di corsa all’oro che quasi la cancellano, e una ricostruzione americana partita da tre canili e finita nel riconoscimento del 1935. Qui trovi le tappe verificate, le fotografie d’epoca del traino in Alaska e la spiegazione delle tre linee di fondazione che ancora oggi si leggono nei pedigree.
Sommario
Le origini: il popolo Mahlemut e il traino pesante

Il nome dice tutto: i Mahlemut erano, e sono, un popolo inuit della zona del Kotzebue Sound, nel nord-ovest dell’Alaska, e il grande cane da traino era il centro della loro economia: portava i carichi sulle lunghe migrazioni, aiutava nella caccia alle foche e teneva a bada gli orsi. La selezione era la più dura possibile, quella della sopravvivenza: si riproduceva solo il cane che lavorava, mangiava poco e reggeva il ghiaccio. Millenni così producono un atleta da fatica che nessun allevamento moderno saprebbe disegnare da zero.
La corsa all’oro e il rischio estinzione
Dal 1896 la corsa all’oro del Klondike rovescia in Alaska decine di migliaia di cercatori, e con loro una domanda disperata di cani da tiro: un buon cane da slitta arriva a costare quanto un anno di paga. Nella foto d’epoca qui accanto, il mestiere del malamute in quegli anni: il trasporto merci con le mute, il camion dell’Artico. Ma la febbre dell’oro ha un prezzo genetico: si incrocia qualunque cosa tiri, dai San Bernardo ai Mastiff, e in vent’anni il puro cane dei Mahlemut è quasi diluito nel calderone.

La salvezza arriva negli anni Venti e Trenta, quando un pugno di appassionati americani va a recuperare i soggetti puri rimasti nei villaggi. Tre le linee di fondazione: i Kotzebue di Eva e Milton Seeley, allevati nel New Hampshire, compatti e uniformi, su cui viene scritto il primo standard; i M’Loot di Paul Voelker, più alti e più vari nei colori; e la piccola linea Hinman. Nel 1935 l’AKC riconosce la razza e nasce il club americano: il pendolo è tornato al centro.
Dalla guerra a oggi
La Seconda guerra mondiale chiama anche i malamute: unità da neve, spedizioni, recuperi in montagna. Molti dei pochi soggetti registrati partono in servizio e non tornano, al punto che il club riapre il libro genealogico alle linee M’Loot e Hinman per ricostruire la base: è il motivo per cui il malamute moderno discende da tutte e tre le famiglie, e per cui la variabilità di taglia dentro la razza resta ampia.
Da lì in poi è consacrazione: cane ufficiale dello stato dell’Alaska, protagonista degli sport da traino amatoriali di mezzo mondo e presenza fissa nell’immaginario artico. In Italia la razza ha vissuto il suo decennio d’oro fino al picco di 805 iscrizioni nel 2021, seguito dal brusco risveglio del 2024 a quota 437: il solito ciclo delle razze fotogeniche, che lascia sul campo gli allevatori veri. Curiosità geografica: la prima regione italiana per allevamenti è la Sicilia.

