A Verona i Carabinieri hanno denunciato 14 persone per il modo in cui venivano usati i beagle nei test farmacologici di Aptuit, un’azienda che fa ricerca e sviluppo di farmaci per conto di altre case. L’indagine si chiama «Beagle Nightmare» ed è durata quasi due anni. Secondo l’accusa i cani erano sottoposti a sperimentazioni che non rispettavano i protocolli autorizzati dal Ministero, con maltrattamenti «fino alla morte provocata dai test stessi o per eutanasia», scrive l’ANSA riportando la nota dei Carabinieri. Fra i denunciati ci sono anche dirigenti e veterinari dell’autorità sanitaria di Verona, cioè le persone che dovevano ispezionare i laboratori: avrebbero firmato verbali falsi. Diciassette beagle trovati ancora vivi sono stati sequestrati e affidati a un’associazione. Aptuit respinge ogni accusa e parla di «condotte mai accertate».

Da dove nasce l’inchiesta su Aptuit

L’inchiesta l’ha coordinata la Procura di Verona. Sul campo hanno lavorato il Raggruppamento Carabinieri CITES, che si occupa dei reati contro gli animali, e il nucleo di polizia ambientale e forestale di Verona. Hanno fatto ispezioni e perquisizioni, anche sui computer dell’azienda, e si sono fatti aiutare da consulenti tecnici. Le accuse sono due. Ai rappresentanti di Aptuit contestano gravi irregolarità nella detenzione dei beagle e nel loro uso per la sperimentazione. Ai dirigenti e ai veterinari dell’autorità sanitaria contestano il falso ideologico in atto pubblico: nei verbali delle ispezioni avrebbero dichiarato il falso, e così, scrivono i Carabinieri, hanno garantito all’azienda «la possibilità di proseguire nelle condotte delittuose già allora in atto».

La vicenda non nasce adesso. La LAV, l’associazione che si batte contro la sperimentazione sugli animali, segue Aptuit dal 2021 e ha presentato la denuncia da cui è partita l’inchiesta. Nel 2022 c’era stato un primo grande sequestro, più di cinquanta animali fra cani e primati, e un processo all’ex amministratore delegato e a due veterinarie dell’azienda per maltrattamento e uccisione non necessitata. L’ex amministratore ha patteggiato sei mesi nel novembre 2025, pena sospesa. Nel giugno 2024 il TAR del Lazio aveva sospeso per sei mesi le autorizzazioni, che riguardavano circa duemila beagle. Il Consiglio di Stato ha poi permesso all’azienda di riprendere a certe condizioni e ha affidato ai Carabinieri forestali il compito di ispezionare senza preavviso: da quelle ispezioni è nata l’indagine chiusa oggi. Nel settembre 2025 lo stesso TAR ha annullato il rinnovo dell’autorizzazione per i test di tossicologia su 800 beagle, perché il bisogno di registrare nuovi farmaci non basta a giustificare l’uso dei cani, altrimenti «tali ricerche sarebbero sempre autorizzabili», riporta la LAV. In mezzo ci sono stati altri due sequestri: nove beagle nel maggio 2025 e otto nel giugno 2026. Prima di oggi gli animali usciti da quei laboratori e affidati all’associazione erano già più di quaranta.

Aptuit ha risposto con una nota, riportata da VeronaSera. Si dice «costernata dei toni e dei contenuti» del comunicato dei Carabinieri, che a suo dire non rispetta la presunzione di innocenza e attribuisce all’azienda «gravissime condotte mai accertate». Ricorda che «tutte le ispezioni effettuate dalle autorità di controllo ministeriali hanno sempre dato esito favorevole» e che i suoi consulenti tecnici hanno confermato l’infondatezza delle accuse. Si riserva di tutelare la reputazione «in qualsiasi sede».

Cosa è vietato fare a un cane in un laboratorio?

Quasi tutto, salvo quello che il Ministero della Salute ha autorizzato per iscritto. La legge è il decreto legislativo 26 del 2014, che applica in Italia la direttiva europea sugli animali usati a fini scientifici. Nessun progetto può partire senza l’autorizzazione del Ministero e non può essere eseguito «in modo non conforme» a quell’autorizzazione. Per i cani, i gatti e le scimmie serve in più il parere del Consiglio superiore di sanità, perché la legge chiede per queste specie una cautela particolare. Se esiste un altro metodo che non usa animali vivi, la procedura non si può autorizzare. Se gli animali sono inevitabili, si usano i meno possibili e con il minor dolore possibile.

Sul dolore il decreto è preciso. Le procedure che causano dolore intenso senza anestesia o analgesia sono vietate. Finito l’effetto dell’anestesia, l’animale va subito trattato con un antidolorifico. È vietato usare qualunque mezzo che impedisca all’animale di esprimere il dolore senza avergli dato un’analgesia adeguata. E quando la sofferenza diventa insostenibile, cioè quella che nella normale pratica veterinaria porterebbe all’eutanasia, l’animale va soppresso subito, sotto la responsabilità del veterinario designato. È su queste regole che si gioca l’accusa: i Carabinieri dicono che i protocolli non venivano rispettati, l’azienda dice il contrario.

Chi doveva controllare?

Il Ministero autorizza e i servizi veterinari dell’azienda sanitaria locale ispezionano. Il sistema si regge su quei verbali: se l’ispezione dice che è tutto a posto, l’autorizzazione resta valida e i test proseguono. Per questo l’accusa di falso ideologico pesa più del resto. Il falso ideologico è il reato del pubblico ufficiale che scrive in un atto una cosa non vera. Per il codice penale vale da uno a sei anni di reclusione. Nella ricostruzione dei Carabinieri, i verbali favorevoli non erano una svista: erano il pezzo che permetteva di andare avanti.

C’è un secondo livello di controllo, ed è quello che ha fatto emergere il caso. La LAV ha denunciato, ha fatto ricorso al TAR e ha ottenuto che il Consiglio di Stato mandasse i Carabinieri forestali a ispezionare. Le ispezioni di routine, quelle dell’azienda sanitaria, avevano dato esito favorevole. Quelle ordinate da un giudice hanno aperto un’inchiesta. È la stessa differenza che abbiamo visto nei dati dei Carabinieri sui reati contro gli animali: i numeri salgono dove qualcuno va a guardare.

Cosa rischiano i denunciati?

Dipende da quale strada prende la Procura. Il decreto 26 prevede sanzioni amministrative pesanti, che valgono «salvo che il fatto costituisca reato»: se il fatto è reato, si passa al codice penale. Una procedura fatta senza analgesia costa da 30.000 a 150.000 euro di sanzione, con la revoca immediata dell’autorizzazione e cinque anni di sospensione per il responsabile. Il maltrattamento di animali, dopo la legge 82 del 2025, va da sei mesi a due anni di reclusione più una multa fino a 30.000 euro. L’uccisione non necessitata arriva a tre anni. La tabella mette in fila le voci che contano in questa storia.

Per ora sono denunce. Toccherà al pubblico ministero decidere se chiedere il processo. Toccherà a un giudice stabilire se le cose sono andate come dicono i Carabinieri o come dice l’azienda. Il precedente del 2022, finito con un patteggiamento di sei mesi, dice che la strada penale su questi fatti è lunga e porta a pene basse. La strada amministrativa, con la revoca dell’autorizzazione, è quella che incide di più su un’azienda che vive di quei test.

Procedura senza anestesia o analgesia (art. 14)da 30.000 a 150.000 euro, revoca immediata dell’autorizzazione, responsabile sospeso per cinque anni
Procedure fuori dall’autorizzazione o dallo stabilimento (art. 10-12)da 9.000 a 60.000 euro, revoca se si ripete
Soppressione non conforme (art. 6)da 9.000 a 60.000 euro e sospensione dell’attività da uno a tre mesi
Stabilimento senza autorizzazioneda 15.000 a 90.000 euro
Maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.)reclusione da 6 mesi a 2 anni e multa da 5.000 a 30.000 euro
Falso ideologico del pubblico ufficiale (art. 479 c.p.)reclusione da 1 a 6 anni

Cosa succede ai 17 beagle?

Sono in sequestro e affidati a un’associazione, che li deve curare e rieducare. I beagle da laboratorio nascono e crescono in uno stabulario, non hanno mai camminato sull’erba né visto una casa. La LAV, che ha già ricevuto gli animali dei sequestri precedenti, li mette in famiglie che li accompagnano nel recupero. Per gli otto usciti a giugno aveva scelto per prima cosa un nome al posto del codice numerico con cui erano identificati, racconta nel suo comunicato. L’affido diventa definitivo solo con un provvedimento del giudice, come è successo per i nove del 2025.

Perché proprio i beagle. È la razza scelta dai laboratori di tutto il mondo per la taglia media, il carattere docile e l’abitudine a vivere in gruppo. Per lo stesso motivo è la razza su cui si concentra chi vuole cambiare le regole. Negli Stati Uniti una proposta di legge vuole smettere di pagare con soldi pubblici i test sui cani. La discussione è partita da un caso simile a questo. In Europa la direttiva del 2010 dice che i test sui cani si autorizzano solo quando non c’è alternativa. A Verona i giudici amministrativi hanno già detto che «dover registrare un farmaco» non è un’alternativa che manca. Adesso tocca ai giudici penali.

Fonti: ANSA del 9 ottobre 2026; VeronaSera del 9 ottobre 2026, con la nota di Aptuit e quella della LAV; Il Gazzettino e Sky TG24 del 9 ottobre 2026; comunicati LAV del 26 giugno 2024, 19 settembre 2025, 24 settembre 2025, 7 novembre 2025 e 4 giugno 2026; decreto legislativo 4 marzo 2014 n. 26, articoli 6, 12, 13, 14, 31 e 40; codice penale, articoli 479, 544-bis e 544-ter.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 9 ottobre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.