Mercoledì 9 settembre, al Campidoglio di Oklahoma City, la senatrice Nikki Nice ha guidato un interim study, cioè l’audizione che in quello Stato si fa fra una sessione legislativa e l’altra per preparare una proposta di legge. Argomento: come cancellare una norma del 1951 che impone ai canili pubblici di consegnare i cani e i gatti non reclamati agli istituti di ricerca che li chiedono.

L’Oklahoma è rimasto l’unico Stato americano in cui quella consegna è un dovere e non una facoltà. «Non è successo negli ultimi anni, ma la gente si indigna quando scopre che abbiamo ancora una norma che può costringere un canile a consegnare animali per la sperimentazione medica», ha detto Nice. «È ora di abrogare quella legge».

Cosa dice la legge del 1951?

La norma sta nel titolo 4 degli statuti dell’Oklahoma, il capo intitolato «uso degli animali non reclamati per l’indagine scientifica e l’istruzione» ed è il paragrafo 394. Funziona in due tempi. Un istituto che per la propria attività scientifica o didattica ha bisogno di cani e gatti vivi chiede una licenza al dipartimento dell’Agricoltura dello Stato. Ottenuta la licenza, scatta il dovere dall’altra parte: il responsabile del canile pubblico, su richiesta, consegna gli animali disponibili.

Cosa prevede il paragrafo 394Come
Attesa minima prima della consegna, cane senza licenza15 giorni
Attesa minima prima della consegna, cane con licenza30 giorni
Cane con una targhetta di identificazionenon si può destinare a nessuno finché il proprietario non è stato avvisato
Cane consegnato dal proprietario al canile con la condizione di non usarlo per la ricercaescluso
Regolamenti comunali che allungano i tempi o vietano la consegnaprevalgono sulla regola statale

Quell’ultima riga spiega perché la legge oggi vive sulla carta: molte città dell’Oklahoma hanno approvato ordinanze che vietano ai propri canili di cedere animali ai laboratori. I trasferimenti forzati, dicono i promotori dell’abrogazione, da anni non si registrano. Il meccanismo legale, però, resta azionabile da qualunque istituto in possesso della licenza verso qualunque canile di un Comune che non abbia una regola propria.

Perché se ne parla adesso?

All’audizione hanno parlato il dipartimento dell’Agricoltura dello Stato, il servizio animali della città di Tulsa e alcune associazioni. Shannon Keith, che presiede il Beagle Freedom Project, ha sostenuto che una legge di questo tipo fa un danno prima di tutto ai canili: mina la fiducia di chi porta lì un animale trovato, scoraggia le adozioni e mette a rischio proprio gli animali più fragili. Gli altri interventi hanno puntato sul fatto che oggi esistono metodi che danno risultati migliori senza animali.

Nice ha aggiunto l’argomento che di solito sposta i voti in un parlamento locale: «Come molti abitanti dell’Oklahoma, ho sempre considerato i miei animali parte della famiglia. Non riesco a immaginare che si perdano e di non rivederli più perché il rifugio è stato costretto a consegnarli alla sperimentazione». Conta di depositare il testo nella prossima sessione legislativa: l’audizione di mercoledì non abroga niente, prepara il disegno di legge.

Quanti Stati americani hanno una legge così?

Le leggi sulla pound seizure nascono negli Stati Uniti a partire dagli anni Quaranta, quando i laboratori chiedono agli Stati un canale di rifornimento a basso costo. Il censimento dell’American Anti-Vivisection Society le divide oggi in tre gruppi: circa venticinque Stati la vietano per legge, una manciata la consentono lasciando decidere ai singoli canili, e uno solo la impone. Quello è l’Oklahoma.

In Europa un randagio può finire in laboratorio?

No. In Europa la stessa domanda ha una risposta scritta al contrario e sta nella direttiva che regola l’uso degli animali a fini scientifici. L’articolo 11 dice che «gli animali randagi e selvatici delle specie domestiche non sono utilizzati nelle procedure» e ammette deroghe solo se lo studio serve alla salute di quegli stessi animali o a fronteggiare una minaccia grave, e solo se è scientificamente provato che senza un randagio la ricerca non si può fare. L’articolo 10 chiude il cerchio dall’altro lato: i cani si possono usare soltanto se sono stati allevati apposta.

È il motivo per cui i cani dei laboratori europei sono quasi tutti beagle nati in allevamenti autorizzati e non animali arrivati da un canile. Nel 2023 nell’Unione europea e in Norvegia sono stati usati 8.352 cani nelle procedure scientifiche, poco meno degli 8.709 del 2022: cani, gatti e primati insieme fanno lo 0,22 per cento degli animali impiegati.

In Italia c’è anche il divieto opposto a quello americano sul destino dei randagi: la legge 281 del 1991 vieta di sopprimere i cani catturati, salvo malattia grave e incurabile o comprovata pericolosità, e li lascia in canile a spese del Comune finché qualcuno non li adotta. Il conto di quanti siano e di quanto costi lo abbiamo messo in fila qui. Si vede ogni volta che un sequestro riempie una struttura, come a Dego a settembre.

Fonti: 4 Okla. Stat. paragrafo 394, capo 13 del titolo 4 degli statuti dell’Oklahoma, con le note storiche (adozione 1951, modifica Laws 1997 c. 210); News9, 10 settembre 2026 e Fox 25 Oklahoma City sull’audizione del 9 settembre, con le dichiarazioni di Nikki Nice e Shannon Keith (traduzione nostra); Rise for Animals, 11 settembre 2026; American Anti-Vivisection Society per il conteggio degli Stati; direttiva 2010/63/UE, articoli 10 e 11; dati europei 2023 sugli animali usati nelle procedure.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 13 settembre 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.