Il 26 agosto il Servizio Geologico degli Stati Uniti ha segnalato una scossa lungo il confine fra Nepal e Cina. Rivedendo i dati, i sismologi hanno corretto la lettura: non c’era stato alcun terremoto. Quel segnale, a cui è stata attribuita una magnitudo equivalente di 5,2, era il collasso di un ghiacciaio.
Quello che è sceso a valle lungo i fiumi Bhotekoshi e Trishuli, travolgendo il distretto nepalese di Rasuwa e l’area cinese di Gyirong, è stata quindi una massa di ghiaccio, roccia, acqua e fango. Per chi cerca persone, è una differenza enorme.
Perché un sismografo scambia una frana per un terremoto?
Un sismografo non registra i terremoti: registra le vibrazioni del terreno. Milioni di tonnellate che si staccano e corrono a valle producono un’onda che, letta in automatico, somiglia moltissimo a quella di una scossa, tanto che si esprime con una magnitudo equivalente. La differenza si vede guardando la forma del segnale: un terremoto parte secco e si spegne, una frana è un rumore lungo che cresce.
Dire terremoto o dire crollo glaciale cambia dove si cerca, chi si manda e cosa si porta.
Perché nel fango i cani faticano di più?
Un cane da macerie lavora sull’odore che sale. Un edificio crollato è pieno di vuoti, condotti, intercapedini: l’aria che ha toccato una persona trova una strada e arriva in superficie, spesso a metri di distanza dal punto esatto. Il cane la intercetta e la risale fino a dove è più forte.
Il fango no. Una colata compatta sigilla e l’odore fatica a uscire; le superfici sono instabili e possono muoversi sotto le zampe; l’acqua sposta le persone anche di chilometri dal punto in cui sono state travolte. Per questo, in scenari come questo, il lavoro dei binomi si concentra sui bordi del flusso, sugli accumuli a monte degli ostacoli e su tutto ciò che ha fatto da barriera: è lì che la corrente lascia quello che trasporta.
Chi sta cercando i dispersi?
Sul versante tibetano sono stati impiegati centinaia di soccorritori con mezzi, imbarcazioni e unità cinofile. Sul versante nepalese le ricerche sono in mano alle forze di sicurezza nazionali, che hanno tratto in salvo circa 350 persone mentre la portata del Bhotekoshi, ancora alta, rallenta le operazioni.
I numeri cambiano ogni giorno e vanno letti con la data accanto: 270 vittime il 26 agosto, 475 e poi 538 il 28, 616 il 29, con 2.426 persone di cui non si sa nulla.
Fonti: United States Geological Survey per la revisione del segnale sismico; ANSA e AGI per bilanci e operazioni di soccorso, aggiornati al 29 agosto 2026.





