Il 7 agosto la rivista iScience (gruppo Cell Press) ha pubblicato uno studio del gruppo di Raúl Hernández-Pérez, dell’Università di Vienna, che ha guardato dentro il cervello dei cani mentre guardavano la faccia di una persona. Cani svegli dentro la risonanza magnetica, senza sedazione, davanti a foto di volti umani felici, arrabbiati, spaventati, tristi e neutri.

Il sorriso non viene solo riconosciuto, viene registrato come qualcosa di buono. Ed è la prima volta che si vede un cervello canino separare fra loro espressioni negative diverse.

Come è stato fatto l’esperimento?

I cani erano animali di famiglia, addestrati a entrare nello scanner e a restare fermi da svegli: otto nella prima parte, quella che confrontava volti felici e volti neutri, dodici nell’analisi completa sulle quattro emozioni. Nessuna sedazione e nessuna costrizione: un cane che non ci sta, nella risonanza non ci va.

Mentre erano dentro, gli sono state mostrate fotografie di visi umani con espressioni diverse. I ricercatori hanno misurato quali zone del cervello si accendevano e, soprattutto, se gli schemi di attivazione fossero distinguibili fra un’emozione e l’altra.

Cosa succede nel cervello del cane?

Volti feliciAttivano la corteccia temporale, che elabora le informazioni sociali, e il nucleo caudato, che è un’area della ricompensa: il sorriso vale come qualcosa che piace
Paura contro tristezzaSi separano in una zona precisa, il giro suprasilviano rostrale destro
Paura contro rabbiaSi separano in altre due zone: il giro ectosilviano medio destro e il giro spleniale sinistro
Rabbia contro tristezzaNessuna differenza significativa: per il cervello del cane si somigliano

Il cane, quindi, non ha una casella per ogni emozione umana, ma non ha nemmeno una sola casella per tutto quello che va male. La paura sta da una parte. Questo ha senso in una specie che vive con noi da millenni e per cui la nostra paura è un’informazione preziosa: se ho paura io, forse c’è un motivo.

Cosa non dice lo studio?

Sono gli stessi ricercatori a metterli per iscritto: usare fotografie ferme di facce umane è un modo molto antropocentrico di studiare la questione. Un cane, per capire come stiamo, usa l’odore, il tono della voce, la postura di tutto il corpo e il contesto, non un’immagine su uno schermo. Le prossime ricerche, dicono, dovranno mettere dentro anche suoni e olfatto.

Con questi studi vale sempre una precisazione: distinguere non vuol dire capire. Capire non vuol dire consolare. Lo studio dice che il cervello del cane reagisce in modo diverso, non che il cane sappia cosa ci è successo.

Cosa cambia per chi vive con un cane?

Lo studio non dà istruzioni, ma dice che la faccia con cui lo guardi per il suo cervello conta: il sorriso gli arriva come qualcosa di buono, e la paura come un segnale a parte.

Per questo, dal veterinario o davanti a un altro cane, la faccia tesa del padrone è un’informazione in più che il cane riceve.

Rabbia e tristezza, invece, nel suo cervello si somigliano: due stati che per noi sono diversi a lui potrebbero arrivare come la stessa cosa. Lo studio lo ha visto su fotografie. Come il cane si comporti davanti a una persona vera resta da misurare.

Fonte: Hernández-Pérez R. et al., Dog brain representations of human facial expressions: encoding happiness and differentiating specific negative expressions, iScience, 7 agosto 2026 (DOI 10.1016/j.isci.2026.116900); comunicato EurekAlert e commento degli autori su The Conversation. Verificato il 27 agosto 2026.

Anton, autore di dogseteraScritto daAnton S.Pubblicato il 27 agosto 2026Vivo coi cani da sempre e su Dogsetera racconto razze, sport cinofili e vita quotidiana a sei zampe, senza fuffa.