Il 10 agosto, alle 7:34 del mattino, un terremoto di magnitudo 7,4 con epicentro a una dozzina di chilometri da San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, ha colpito mezza Colombia. Il bilancio ufficiale della protezione civile colombiana, aggiornato al 25 agosto, parla di 331 morti, 4.595 feriti e 257 dispersi; le città più colpite sono Pereira, Cali, Manizales, Quibdó, Armenia e Quimbaya.
Fra i soccorritori ci sono otto cani, che arrivano da due mondi diversi: due dei vigili del fuoco di Bogotá, sei dell’Esercito.
Quali cani stanno cercando?
Perché la Colombia ha rifiutato le squadre straniere?
Il governo colombiano ha attivato quattro squadre USAR nazionali, partite da Bogotá, Envigado, Yopal e Medellín. Ha declinato le offerte di aiuto arrivate dall’estero, dichiarando sufficiente la capacità del Paese. È la stessa scelta che, due settimane dopo, ha fatto il Nepal dopo il crollo del ghiacciaio.
Per chi cerca è una differenza pratica: i cani disponibili sono quelli che il Paese ha già in casa. Vanno divisi fra tutte le città colpite. Otto binomi, in sei città con edifici crollati, vuol dire che ogni cumulo aspetta il suo turno.
Come lavora un cane da macerie?
Il cane non scava e non tira fuori nessuno: indica. Lavora libero, senza guinzaglio e spesso lontano dal conduttore, perché deve poter salire dove un uomo non passa; quando intercetta l’odore di una persona viva risale la scia fino al punto più forte e lì abbaia, restando fermo. È l’unica cosa che gli viene chiesta ed è anche il motivo per cui non serve che sia un cane grande o imponente.
Nelle squadre che seguono lo standard internazionale la segnalazione non basta da sola: prima di aprire un varco si manda un secondo cane, che non ha visto lavorare il primo. Se conferma nello stesso punto, si scava. Sono procedure nate per non buttare ore su un falso positivo, quando le ore sono la cosa che manca.
Perché non bastano i sensori?
Le telecamere a sonda e i geofoni esistono e si usano, ma hanno un limite pratico: vanno infilati in un punto per volta e chiedono silenzio assoluto intorno, con i motori spenti. Su un quartiere crollato, il tempo per farlo dappertutto non c’è.
Il cane fa il contrario: passa e scarta. In pochi minuti dice che su quel cumulo non c’è nessuno. La squadra si sposta. È una macchina per escludere, prima ancora che per trovare.
Fonti: Servicio Geológico Colombiano per i dati del sisma; Unidad Nacional para la Gestión del Riesgo de Desastres per il bilancio del 25 agosto 2026; Infobae e Pulzo per i binomi impiegati.





