Addestramento ed educazione del Pointer

La cerca, il richiamo e come si tiene un cane da ferma che non va a caccia

Il Pointer è un cane sensibile e collaborativo, che impara in fretta e che con i metodi duri si chiude. Il problema non è mai la testa: è l’energia. In questa pagina trovi come impostare i primi mesi, come si lavora sul richiamo e cosa fare se il tuo Pointer non andrà mai a caccia.

Sommario

Come si educa un Pointer

Cucciolo di Pointer di undici settimane

La prima regola con questa razza è che la durezza non serve. Il Pointer è sensibile, si spegne se lo si sgrida troppo e collabora moltissimo con chi lo tratta bene. Sessioni corte, voce calma, premi che valgono qualcosa.

Impara in fretta le cose pratiche: camminare al guinzaglio, aspettare alla porta, salire in macchina, farsi controllare le zampe. Quest’ultima non è un dettaglio: un cane che galoppa in campagna va ispezionato spesso, e un Pointer che non si lascia toccare i piedi complica la vita a tutti.

Il tema centrale è il richiamo, e va costruito prestissimo, quando il cucciolo ha ancora la tendenza a stare vicino. Si paga sempre bene, non si richiama mai per interrompere qualcosa di bello e si allena con la longhina prima di fidarsi in campo aperto.

Va detto con onestà: la cerca è nel sangue di questa razza. Un Pointer adulto in un campo con odore di selvaggina si allontana, e non lo fa per disobbedienza. Il richiamo serve a farlo tornare, non a impedirgli di andare.

Sulla ferma, un consiglio che sorprende: nel cucciolo non va né incoraggiata né corretta. Arriva da sola, spesso già a pochi mesi, e chi vuole portarlo a caccia la costruisce sul campo con un addestratore, non in giardino.

Il Pointer che non va a caccia

Sempre più Pointer vivono in famiglie che non cacciano, spesso perché arrivano da un canile o da un abbandono di fine stagione. Può funzionare benissimo, ma a una condizione: dargli un lavoro comunque.

Pointer bianco e nero nell'erba alta

Il fabbisogno di movimento è quello vero: almeno un’ora al giorno di attività seria, meglio due, e non al guinzaglio corto sul marciapiede. Un Pointer che non si sfoga diventa un cane che distrugge, che abbaia e che non si ferma mai in casa.

Le attività che funzionano meglio sono quelle che uniscono corsa e naso. Il canicross e la bicicletta con l’attacco apposito gli calzano a pennello. Il mantrailing e la ricerca olfattiva gli danno lo sfogo mentale che gli manca.

Funziona bene anche il dog trekking, con un’accortezza: d’estate si esce all’alba e la sera, perché con quel mantello sottile e quel motore il Pointer si surriscalda molto più in fretta di quanto sembri.

Quello che non funziona è pensare che basti un giardino. Un Pointer lasciato in giardino tutto il giorno non si stanca: si annoia. È la differenza fra spazio e attività, ed è la cosa che chi prende un cane da caccia per la prima volta capisce troppo tardi.

La ferma, spiegata bene

Due Pointer in ferma su un gruppo di quaglie

La ferma è la cosa per cui questa razza esiste, e vederla dal vivo la prima volta è una di quelle esperienze che restano: il cane si blocca, il corpo teso, e resta lì finché non gli dici tu.

Tecnicamente è un comportamento predatorio bloccato a metà. Il cane sente l’odore, si avvicina, e invece di partire all’attacco si ferma e indica. Nei secoli sono stati selezionati proprio i soggetti che si bloccavano più a lungo.

Il Pointer lavora di naso alto, cercando l’odore nell’aria invece di seguire la traccia sul terreno, e lo fa al galoppo, con una cerca ampia. È questa combinazione, velocità più naso alto, che lo ha reso il riferimento nelle prove di lavoro.

In Italia la razza mantiene la prova di lavoro, ed è un dettaglio importante anche per chi non caccia: significa che una parte consistente degli allevamenti seleziona ancora su cani funzionanti, e non solo sull’aspetto.

Se il tuo Pointer si ferma davanti a un passero in giardino, non stupirti e non correggerlo: sta solo facendo il suo mestiere in scala ridotta.