Storia ed origine del Pointer

Il cane che ha inventato la ferma moderna e porta il numero 1 della FCI

Il Pointer non è solo una razza da caccia fra le tante: è il modello su cui si è costruita l’idea moderna di cane da ferma. In questa pagina trovi da dove viene, perché il suo standard porta il numero uno della lista FCI, come è cambiato nell’Ottocento e che posto occupa oggi in Italia, dove è una delle razze più numerose in assoluto.

Sommario

Il cane che indica e non insegue

Un Pointer e due Setter in un dipinto di Johann Wenzel Peter

L’idea che sta dietro a questa razza è tutta in una parola inglese: to point, indicare. Il Pointer nasce per trovare la selvaggina con il naso, fermarsi immobile a indicarla e lasciare il resto al cacciatore.

Sembra ovvio oggi, ma è una rivoluzione: per secoli i cani da caccia inseguivano e catturavano. La ferma è un comportamento predatorio bloccato a metà, fissato con la selezione, e serviva a un tipo di caccia nuovo, quello con il fucile.

Il Pointer si forma in Gran Bretagna fra Settecento e Ottocento, e alla sua costruzione hanno partecipato cani da ferma continentali insieme a cani da corsa e da seguita, che gli hanno dato la velocità e il galoppo che lo distinguono ancora oggi.

Il risultato è un cane che lavora di naso alto, cercando l’aria invece della traccia a terra, e che copre distanze enormi. È il motivo per cui nelle prove di lavoro il Pointer ha stabilito lo standard di riferimento per tutte le altre razze da ferma.

QuandoCosa succede
SettecentoIn Inghilterra si fissa il cane da ferma che indica la selvaggina e non la insegue
OttocentoNascono le linee moderne, i primi campioni e le prime esposizioni
NovecentoIl Pointer diventa il cane da ferma più diffuso nelle prove di lavoro
In ItaliaDiventa una delle razze da caccia più numerose in assoluto
28.07.2009Data dello standard FCI numero 1 oggi in vigore

I grandi Pointer dell’Ottocento

È nell’Ottocento che il Pointer diventa la razza che conosciamo, con registri, esposizioni e soprattutto le prime prove di lavoro, che in questa razza contano più delle esposizioni.

Il campione Bracket in una stampa d'epoca

Guardando le stampe e i dipinti dell’epoca si nota che i Pointer di allora erano più pesanti di quelli di oggi: più ossuti, meno asciutti, con teste più grandi. Il Pointer moderno è stato alleggerito per andare più veloce e più a lungo.

In quegli stessi anni nasce la distinzione, che dura ancora, fra i cani da esposizione e quelli da field trial. In Italia questa distinzione è particolarmente sentita, perché il Pointer da prove è un cane selezionato quasi esclusivamente sul lavoro.

Una curiosità da conoscere: quando la FCI ha compilato l’elenco dei suoi standard, il Pointer inglese si è ritrovato con il numero 1. Non è una classifica di importanza, ma è comunque un bel biglietto da visita.

Il Pointer in Italia oggi

Due Pointer in un dipinto ottocentesco

Qui arriva il dato che stupisce chi pensa al Pointer come a una razza da appassionati: in Italia è una delle razze più numerose in assoluto.

Negli ultimi dieci anni l’ENCI ha registrato 20.068 cuccioli di Pointer. Per avere un’idea, sono numeri da grande razza popolare, ottenuti però quasi interamente nel mondo della caccia e non in quello dei cani da compagnia.

La curva però scende: dai 2.424 cuccioli del 2015 ai 1.455 del 2024, con un calo di circa il 40% in dieci anni. È lo stesso andamento di quasi tutte le razze da caccia italiane, e segue il calo dei cacciatori.

Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono 154, distribuiti in tutta Italia con la Lombardia in testa a quota ventitré, poi Toscana, Lazio, Emilia Romagna e Sicilia. È una rete capillare, e per chi cerca un cucciolo è una buona notizia.

Un’ultima cosa che riguarda il futuro della razza: sempre più Pointer finiscono in famiglie che non cacciano. Può funzionare benissimo, a una condizione che nella pagina dell’addestramento spieghiamo per bene: bisogna dargli un lavoro comunque.