Addestramento ed educazione del Mastiff

Come si cresce un cucciolo che diventerà un cane da ottanta chili

Con il Mastiff l’educazione è quasi tutta questione di tempismo: le cose vanno insegnate quando il cane pesa venti chili, non quando ne pesa ottanta. In questa pagina trovi come impostare i primi mesi, perché la socializzazione su questa razza non è opzionale e che attività fa un gigante che dorme quindici ore al giorno.

Sommario

Come si educa un Mastiff

Testa di Mastiff tigrato con la maschera nera

La regola dei giganti vale qui più che altrove: quello che non insegni a venti chili non lo correggi a ottanta. Non perché diventi cattivo, ma perché a un certo punto semplicemente non riesci più a spostarlo.

Il Mastiff è un cane calmo e collaborativo, che impara volentieri se capisce il perché. Non è brillante nel senso del Border Collie e non gli si chiede di esserlo: gli si chiede di sapere camminare al guinzaglio senza tirare, di lasciare la soglia quando entra qualcuno e di stare tranquillo quando glielo dici.

I metodi duri, oltre che sbagliati, su questa razza sono anche poco intelligenti: un cane grosso che impara a irrigidirsi non è un problema che si risolve con la forza. Funzionano la coerenza, il cibo e la calma, e funziona benissimo l’esempio di un adulto equilibrato.

La cosa concreta da allenare fin da subito è il maneggiamento: farsi toccare le zampe, farsi guardare le orecchie e la bocca, farsi salire in macchina. Un Mastiff adulto che non si lascia gestire diventa un problema anche dal veterinario.

E poi il guinzaglio, che è la cosa che più spesso viene rimandata. Un cane da ottanta chili che tira porta dove vuole lui: si insegna a camminare a fianco quando pesa quanto un labrador cucciolo.

La socializzazione, che su questa razza non è opzionale

Lo standard mette la timidezza fra i difetti inaccettabili insieme all’aggressività, e non è un dettaglio da esposizione: un molosso da guardia insicuro è la combinazione peggiore che ci sia.

L’indifferenza verso gli estranei fa parte della razza e non va corretta. Quello che va costruito è la capacità di valutare: un cucciolo che nei primi mesi incontra persone diverse, rumori, superfici, altri cani e situazioni nuove diventa un adulto che registra e archivia invece di reagire.

Due attenzioni pratiche. La prima: la soglia di casa. Va deciso prima cosa succede quando arriva un ospite, perché improvvisare con un cane di questa mole non funziona. La seconda: i rapporti fra maschi adulti, che in tutti i molossi vanno gestiti con attenzione.

Ha senso ricordare una cosa che si dimentica facilmente: la gente ha paura di lui. Un Mastiff educato, che al parco resta al suo posto e non va addosso a nessuno, fa più per la reputazione della razza di qualsiasi discorso.

Che attività fa un gigante che dorme quindici ore

Il Mastiff è uno dei cani a più bassa energia che ci siano: passeggiate regolari, tranquille e al passo suo, e per lui va benissimo così. Nessuno sport intenso, nessuna corsa, nessun salto.

Due Mastiff a riposo al banco di una esposizione

Nel primo anno e mezzo le regole sono rigide e valgono più di qualsiasi esercizio: niente salti, niente scale ripetute, niente corse su asfalto e mai sovralimentare per farlo crescere in fretta. Le articolazioni di un cane che arriverà a ottanta chili si rovinano in quei mesi lì.

Da adulto, due o tre uscite al giorno di venti o trenta minuti bastano. Quello che gli fa bene è la compagnia: è un cane che sta male da solo per molte ore, e la noia in un molosso si vede sui mobili.

Sul caldo non si scherza. Muso corto, mole enorme e pelo scuro sono una pessima combinazione con le estati italiane: d’estate si esce all’alba e la sera, e in casa serve un posto fresco dove possa stare sdraiato.

Un’attività che funziona bene e non lo affatica è la ricerca olfattiva in casa o in giardino: lo stanca mentalmente senza chiedere niente alle articolazioni.