Storia ed origine del Pinscher Nano

Dal Rehpinscher delle stalle tedesche allo Zwergpinscher di oggi

Il Pinscher Nano ha una storia più vecchia di quanto sembri e un equivoco che si porta dietro da cent’anni. In questa pagina trovi da dove viene, perché si chiamava Rehpinscher, come mai tutti lo scambiano per un Dobermann in miniatura e come sta andando la razza in Italia oggi.

Sommario

Il Rehpinscher, il cane che sembrava un capriolo

Dipinto ottocentesco di Carl Suhrlandt che ritrae un Rehpinscher

Prima di chiamarsi Zwergpinscher, questo cane in Germania si chiamava Rehpinscher, cioè pinscher capriolo. Il motivo è nel colore: il rosso cervo dei soggetti monocolori ricordava il manto dei piccoli caprioli dei boschi tedeschi.

Il mestiere, però, non aveva niente di poetico. I pinscher a pelo raso vivevano nelle stalle e nelle fattorie, e il loro lavoro era ammazzare topi e ratti e dare l’allarme quando si avvicinava qualcuno. Da lì viene tutto quello che oggi ci ritroviamo in casa: la sveltezza, la vista attenta, l’abbaio facile, la capacità di stare in guardia anche mentre dorme.

Lo standard dice che il Pinscher a pelo raso è una razza antichissima, già citata nel 1880 nel Libro Origini tedesco, e che ha gli stessi antenati dello Schnauzer, che un tempo si chiamava semplicemente Pinscher a pelo duro. Le due razze erano la stessa cosa con due tipi di pelo diversi.

La versione piccola non nasce quindi per capriccio estetico: nelle fattorie serviva un cane che entrasse dove i ratti si nascondevano. La selezione della taglia ridotta ha seguito il lavoro, non il contrario, ed è per questo che lo standard di oggi insiste tanto sul fatto che il Pinscher Nano deve essere esente da qualsiasi accenno di nanismo.

Il riconoscimento arriva presto e i numeri anche: nel 1925 il libro delle origini tedesco contava già non meno di 1.300 iscrizioni di Zwergpinscher. Nel frattempo, delle tante varietà di colore che circolavano, ne erano rimaste in piedi solo due: il nero con le focature e il monocolore dal rosso al rosso marrone.

QuandoCosa succede
Prima del 1880Nelle stalle tedesche vive il Pinscher a pelo raso, cacciatore di topi
1880Il Pinscher entra nel Libro Origini tedesco
Fine OttocentoLa versione piccola viene chiamata Rehpinscher, il pinscher capriolo
Anni 1880-1890Nasce il Dobermann, selezionato anche a partire dal Pinscher
1925Il libro delle origini tedesco conta già non meno di 1.300 Zwergpinscher
06.03.2007Data dello standard FCI 185 oggi in vigore

Il Pinscher Nano non è un Dobermann in miniatura

È l’equivoco più duro a morire, e l’incisione qui accanto lo smonta da sola: è del 1884, ritrae un Pinscher tedesco e uno Zwergpinscher fianco a fianco, e in quegli anni il Dobermann stava appena cominciando a esistere.

Incisione del 1884 con un Pinscher tedesco e uno Zwergpinscher affiancati

La cronologia è questa. I pinscher a pelo raso sono documentati in Germania da secoli e finiscono sui registri ufficiali nel 1880. Il Dobermann nasce dopo, fra gli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, quando Karl Friedrich Louis Dobermann mette insieme un cane da difesa partendo da cani da fattoria fra cui, guarda caso, il Pinscher.

Quindi non solo il Pinscher Nano non deriva dal Dobermann, ma se proprio si vuole tracciare una linea di parentela va tracciata al contrario. Sono due razze diverse, di due gruppi di lavoro diversi, che condividono un antenato comune e la stessa combinazione di colori: nero focato e monocolore rosso.

La somiglianza fa il resto, aiutata da un’abitudine che in Italia oggi è vietata: quando in America si tagliavano orecchie e coda al Min Pin, il risultato somigliava a un Dobermann tascabile. Con le orecchie naturali, ripiegate a V, quella somiglianza sparisce quasi del tutto.

L’ultima differenza è caratteriale ed è la più importante. Il Dobermann è un cane da difesa selezionato per lavorare con l’uomo su comando. Il Pinscher Nano è un cane da fattoria e da compagnia che ha sempre deciso da solo quando dare l’allarme. È indipendente in un modo che il Dobermann non è.

Il Pinscher Nano in Italia oggi

Pinscher Nano rosso premiato in esposizione

In Italia la razza è conosciutissima e cercata: quasi settemila ricerche al mese solo sul nome. Ma le iscrizioni ufficiali raccontano un’altra storia, e va detta.

Nel 2015 l’ENCI registrava 489 cuccioli di Pinscher Nano. Nel 2024 ne ha registrati 248: il 49% in meno in dieci anni, per un totale di 3.887 cani in tutto il decennio. Il rimbalzo del 2021, con 457 iscritti, è l’unico momento in cui la curva ha ripreso fiato.

Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono trentatré, con la Lombardia in testa a quota otto, poi l’Emilia Romagna con cinque e Veneto, Toscana e Lazio con tre ciascuno.

Il conto è presto fatto: la razza è popolarissima e gli allevamenti seri sono pochi. Nel mezzo c’è un mercato enorme di cuccioli senza pedigree venduti a poche centinaia di euro, spesso descritti come toy o mini. Ed è lo stesso mercato da cui arrivano i cani con le ginocchia fragili e i caratteri storti.

Se cerchi un cucciolo, la pagina dell’allevamento è quella da leggere prima: c’è la tabella dei prezzi reali e la lista delle domande da fare.