Addestramento ed educazione del Bracco Italiano
Docile e facile da addestrare, a patto di non alzare la voce
Lo standard del Bracco Italiano usa le parole docile e facile da addestrare, ed è raro trovarle scritte così. Qui trovi come si imposta l’educazione, perché la sensibilità di questo cane è il punto centrale e quali attività servono a un cane costruito per il trotto.
Sommario
Come si educa un Bracco Italiano

Lo standard elenca fra le qualità della razza un’eccellente capacità di apprendimento e lo definisce docile e facile da addestrare. È vero, ed è il motivo per cui il Bracco è considerato il più gestibile dei grandi cani da ferma.
Ma c’è una condizione, e chi ha questa razza la conosce bene: il Bracco è sensibile. Sotto l’aspetto possente descritto dallo standard c’è un cane che un rimprovero secco spegne, e che con un metodo duro smette semplicemente di collaborare.
Il metodo giusto è quindi il rinforzo positivo con molta calma. Non serve insistere, non serve alzare la voce, e le sessioni lunghe non aggiungono niente: questo cane capisce in fretta e ricorda.
Va messo in conto un calendario lungo: il Bracco matura tardi, e fino ai due anni resta un adolescente grande e un po’ scomposto. È normale e passa.
Le priorità pratiche sono due. La condotta al guinzaglio, perché trentacinque chili che tirano rendono impossibile una passeggiata. E l’autocontrollo, che in un cane di questa mole è la cosa che rende tutto il resto gestibile.
Una nota sulla comunicazione: il Bracco parla. Geme, borbotta, sospira. Non è ansia e non va corretto: è il suo modo di stare in relazione, e chi lo conosce impara a leggerlo.
Il richiamo e il lavoro col naso
Il richiamo, in questa razza, è meno problematico che in altri cani da ferma, e la ragione è tecnica: il Bracco cerca al trotto, non al galoppo, e tende a restare in contatto col conduttore invece di allontanarsi a grande distanza.
Questo non significa che si possa trascurare: va costruito da cucciolo con premi alti e in ambienti sempre più stimolanti. Ma un Bracco ben lavorato è di solito un cane che si può lasciare libero con più tranquillità rispetto a un setter.
La cosa che va invece capita e assecondata è il naso. Questo cane lavora con la testa alta e il tartufo sopra la linea del dorso, cercando l’usta portata dal vento. Non annusa per terra come un segugio: legge l’aria.
Per chi non caccia, la traduzione è che le attività olfattive sono il modo migliore di appagarlo. La nose work è perfetta, e lo è anche qualsiasi gioco di ricerca in cui debba individuare qualcosa a distanza invece che seguire una pista.
Conviene aggiungere che lo standard lo definisce per sua natura un eccellente cane da riporto: il riporto è una delle cose che gli riescono meglio e che si insegnano più facilmente, ed è un’ottima base per costruire tutto il resto.
Le attività giuste per un cane da trotto
La parola che lo standard mette per prima nella voce carattere è resistente, e descrive esattamente il tipo di motore di questo cane: non velocità pura, ma capacità di andare avanti per ore.

L’attività che gli calza meglio in assoluto, per chi non caccia, è il dog trekking: un Bracco in montagna cammina tutto il giorno al suo trotto e la sera è ancora in piedi. Funzionano benissimo anche le lunghe passeggiate e il canicross, con la cautela che il trotto è la sua andatura naturale.
La nose work è la seconda raccomandazione, e per le ragioni viste sopra: è un cane costruito attorno al naso, e il lavoro olfattivo lo appaga più della corsa.
Va bene anche l’agility a livello amatoriale, con le solite cautele sulle articolazioni nel primo anno e mezzo, ma non è la sua disciplina naturale: trentacinque chili non sono fatti per i salti ripetuti.
E poi c’è l’attività per cui esiste: le prove di lavoro su selvatico, che si possono fare anche senza cacciare e che sono il modo più completo di dare a questo cane quello che chiede.
Sulla quantità: servono almeno un’ora e mezza-due ore di movimento vero al giorno. Non è un cane esplosivo che va consumato, ma è un cane che ha bisogno di macinare chilometri con regolarità, e chi non può garantirli farebbe bene a scegliere altro.

