Storia ed origine del Cane Corso

Dal molosso romano alle masserie pugliesi, e il nome che viene dal latino

Il Cane Corso ha una storia lunghissima e un recupero recente: è arrivato a un passo dalla scomparsa negli anni Settanta ed è oggi una delle razze italiane più diffuse al mondo. Qui trovi cosa dice il sommario dello standard e come è andata.

Sommario

Da dove viene il Cane Corso

Cane Corso nero che guarda uno specchio d acqua

Il sommario storico dello standard è di tre righe e le contiene tutte. Il Cane Corso è il discendente diretto dell’antico molosso romano. Presente nell’antichità in tutta l’Italia, si è mantenuto nel recente passato solo nelle Puglie e regioni limitrofe.

E poi c’è l’etimologia, che spiega il nome meglio di qualunque leggenda: cohors, dal latino, che significa protettore, guardiano delle masserie. Non ha niente a che vedere con la Corsica, come si legge ogni tanto, né con la parola corsa: viene dal recinto della fattoria che questo cane sorvegliava.

È il ritratto di una razza funzionale: un cane da masseria che sorvegliava la proprietà, teneva il bestiame e, quando serviva, andava a caccia di grossa selvaggina. Nel Sud Italia, dove l’agricoltura estensiva e le masserie isolate sono durate più a lungo, quel cane è rimasto utile e quindi è sopravvissuto.

Non è un caso che ancora oggi la Puglia sia la regione con il maggior numero di allevamenti di questa razza in Italia.

Il recupero della razza

Quello che il sommario dello standard non racconta è il buco degli anni Sessanta e Settanta. Con la fine della civiltà contadina il cane da masseria non serviva più, e il Cane Corso è arrivato molto vicino alla scomparsa, sopravvivendo in pochi soggetti sparsi nelle campagne del Sud.

Il recupero parte negli anni Settanta da un gruppo di appassionati che vanno a cercare i soggetti tipici rimasti nelle masserie, esattamente come era successo in Francia col Berger Picard. Da lì nasce il lavoro di ricostruzione che porta al riconoscimento ufficiale della razza da parte dell’ENCI e, poi, della FCI.

Il risultato è uno dei successi più clamorosi della cinofilia italiana: da una manciata di cani il Cane Corso è diventato una razza diffusa in tutto il mondo, con numeri che in Italia hanno superato i quattromila cuccioli l’anno.

Il rovescio della medaglia è quello di tutti i successi rapidi: una crescita così porta con sé anche chi alleva per il mercato. È il motivo per cui, su questa razza, la scelta dell’allevamento conta più che altrove.

Il Cane Corso oggi

Nella classificazione FCI il Cane Corso è un cane da utilità polivalente con prova di lavoro: non è una formalità, significa che per il titolo di campione internazionale di bellezza serve anche un brevetto di lavoro.

In Italia la razza resta fra le più numerose in assoluto, con 104 allevamenti con affisso e oltre trentaduemila cuccioli iscritti negli ultimi dieci anni. Ma la curva è chiaramente in discesa: dai 4.237 del 2016 ai 2.296 del 2024, quasi la metà.

Il cambiamento più importante degli ultimi anni, però, non è nei numeri: è nello standard. Il documento oggi in vigore chiede orecchie e coda integre, chiudendo definitivamente l’epoca del Cane Corso con le orecchie a punta. Ne parliamo per esteso nella pagina sul carattere, perché è il punto su cui l’immaginario collettivo è più indietro rispetto alla realtà.