Storia ed origine del Billy

Il castello che gli ha dato il nome, la muta dispersa e la ricostruzione

La storia del Billy non sta nel suo standard, perché quel documento non ha un sommario storico. Sta nelle fonti di razza, ed è una storia di ricostruzioni: due volte questa razza è arrivata a un passo dalla fine, e due volte è stata rimessa insieme partendo da altri segugi.

Sommario

Da dove viene il Billy

Poitevin tricolore di profilo su un ring da esposizione

Premessa doverosa: quello che segue non viene dallo standard FCI, che sul Billy non riporta alcun cenno storico. Viene dalle fonti di razza francesi, che su questi punti concordano, ed è giusto sapere da dove arriva.

La razza sarebbe stata creata nell’Ottocento da Gaston Hublot de Rivault, e prende il nome dal suo Château de Billy, nel Poitou. Non un nome di regione né di funzione, quindi: il nome di una casa.

Il materiale di partenza erano tre vecchie linee di segugi francesi oggi scomparse come razze autonome, il Montemboeuf, il Céris e il Larye: le stesse tre da cui deriva anche il Poitevin, il grande segugio della stessa regione che vedi nella foto qui accanto.

La differenza fra le due razze sta in una scelta di gusto del fondatore. Il Poitevin ha conservato il tricolore della linea Larye, mentre de Rivault preferiva i colori chiari del Montemboeuf e del Céris, e su quelli ha selezionato. È il motivo per cui, ancora oggi, il Billy è il segugio bianco e il nero nel mantello lo squalifica.

La muta dispersa e la seconda ricostruzione

La prima crisi arriva nel 1927, quando la muta originaria viene dispersa. La seconda, e più grave, è la Seconda guerra mondiale, da cui secondo le fonti di razza sopravvissero pochissimi soggetti.

Primo piano della testa di un Porcelaine con le orecchie lunghe

A rimettere insieme la razza fu il figlio del fondatore, Anthony Hublot de Rivault, che lavorò con quello che aveva a disposizione: il Poitevin, cioè il parente più stretto, il Porcelaine nella foto qui accanto, e l’Harrier inglese.

È una storia che si ripete spesso nelle razze da caccia francesi del dopoguerra, ed è il motivo per cui bisogna maneggiare con prudenza l’idea di purezza di queste razze: quasi tutte sono state ricostruite, e lo sono state incrociando i parenti sopravvissuti.

Il risultato, però, ha tenuto. Lo standard oggi in vigore è del 1973 e descrive un cane con un’identità precisa, dai colori chiari fino alle orecchie attaccate un po’ alte per un segugio francese.

Il Billy oggi

Il Billy resta una razza rarissima, praticamente confinata alla Francia, dove vive quello per cui è nato: la caccia in muta al capriolo e al cinghiale. Non è mai diventato un cane da esposizione né un cane da compagnia, e i suoi allevatori non hanno mai puntato in quella direzione.

Fuori dalla Francia è quasi invisibile. In Italia, come raccontiamo nella pagina sull’allevamento, i numeri sono a zero: nessun cane iscritto al libro genealogico e nessun affisso.

Conviene dire perché una razza così merita comunque una pagina. Perché racconta una parte di cinofilia che sta sparendo, quella delle mute da caccia costruite in una tenuta e portate avanti per generazioni da una famiglia sola. Quando l’ultima muta si scioglie, una razza così non lascia dietro di sé un mercato di cuccioli: sparisce e basta.