Storia ed origine del Beagle

Un Foxhound rimpicciolito, le mute dei collegi inglesi e il caso Green Hill

La storia del Beagle è quella di un cane costruito per una necessità pratica: seguire la caccia a piedi. Ma è anche, in Italia, la storia di una vicenda che nel 2012 ha cambiato la legge di questo paese e ha portato migliaia di beagle nelle case degli italiani. Qui trovi tutte e due.

Sommario

Da dove viene il Beagle

Lo standard FCI dice la cosa in una riga: si dice che il Beagle sia stato creato riducendo il più grande Foxhound, per poter seguire a piedi la caccia, preferibilmente della lepre. È tutta lì la logica della razza: chi cacciava a cavallo usava i Foxhound, chi cacciava a piedi aveva bisogno di cani più lenti e più piccoli, che si potessero seguire camminando.

Il resto del sommario storico è insolitamente descrittivo, e conviene riportarlo: un piccolo cane zelante, sempre in agitazione, pieno di entusiasmo e vigore, sempre pronto per qualsiasi attività che lo coinvolga. E poi la frase che chi ha un Beagle riconosce subito: non c’è niente di meglio che vedere una muta in pieno inseguimento, con le teste abbassate sull’usta e le code levate rigide per la concentrazione.

C’è anche un dettaglio sociale che quasi nessuno racconta: lo standard scrive che il Beagle è ancora usato in muta, molto spesso con l’organizzazione di istituti, compresi collegi e scuole. In Inghilterra le mute di beagle legate a college e università sono una tradizione secolare, ed è uno dei motivi per cui questa razza è rimasta un cane da lavoro molto più a lungo di quanto la sua fama da cane di famiglia suggerisca.

Cosa sono i pocket beagle

Nel sommario storico c’è una parentesi che oggi vale un capitolo intero, vista la quantità di persone che cercano un beagle nano. Durante il regno di Enrico VIII e di Elisabetta I esistevano beagle a pelo duro, e alcuni erano abbastanza piccoli da poter essere portati nella tasca di una giacca da caccia. Da lì il nome con cui la storia li ricorda: pocket beagle.

Lo standard prosegue dicendo che la taglia è aumentata nel corso degli anni, ma che talvolta nascono ancora versioni più piccole della razza. Cioè: il fenomeno esiste ed è riconosciuto, ma non è una varietà e non è un pregio. La razza di oggi ha una taglia sola, 33-40 centimetri, e su quella si giudica.

Lo diciamo qui perché è la domanda più frequente su questa razza in Italia, e la risposta commerciale che circola è quasi sempre disonesta: un cucciolo venduto come nano a prezzo maggiorato è un cucciolo su cui qualcuno sta lucrando su un’informazione sbagliata.

Il caso Green Hill

Qui la storia della razza incrocia quella italiana. A Montichiari, in provincia di Brescia, ha operato per anni Green Hill, un allevamento di proprietà della società statunitense Marshall che produceva beagle destinati alla sperimentazione. Il Beagle è la razza storicamente più usata nei laboratori per una ragione amara: è docile, di taglia gestibile e non aggressivo, cioè esattamente le qualità che lo rendono un buon cane di famiglia.

Cucciolo di Beagle che gioca in giardino

Nell’aprile del 2012 alcune decine di attivisti entrarono nella struttura e portarono via un centinaio di cuccioli: nel 2020 sarebbero stati assolti. Il 18 luglio 2012 il Corpo Forestale, su ordine della Procura di Brescia, sequestrò l’intera struttura e oltre 2.600 beagle, che nei mesi successivi furono affidati a famiglie con la mediazione di LAV e Legambiente. Per moltissimi italiani, quello è stato il primo Beagle di casa.

Sul piano giudiziario, per correttezza, la vicenda va raccontata per intero: in primo grado arrivarono condanne per i vertici dell’allevamento, mentre in appello, nel 2022, il veterinario e i dipendenti furono assolti. Ma l’effetto più duraturo non è stato processuale: da quella vicenda è nata la norma che in Italia vieta di allevare cani, gatti e primati destinati alla sperimentazione.

Raccontiamo questa storia in una pagina sulla razza perché spiega due cose concrete. La prima è perché in Italia si trovano beagle adulti in adozione più che in qualsiasi altra razza. La seconda è perché, quando si parla di dove comprare un cucciolo, su questa razza la domanda da dove viene pesa più che altrove.