Addestramento ed educazione dell’Alano
Regole da cucciolo, gestione della crescita e dei pasti, sport adatti
Educare un Alano è più facile di quanto la mole faccia temere: è un cane docile, sensibile e volenteroso. Il punto è che ogni cosa va fatta presto: le regole che a quattro mesi si insegnano con un biscotto, a diciotto mesi si negoziano con settanta chili. Qui trovi il metodo, la gestione del cucciolo-cantiere che cresce cento volte il suo peso, la tabella dei pasti che in questa razza è letteralmente salvavita, e le attività a misura di Apollo.
Sommario
L’educazione di base comincia da cucciolo
La regola madre dell’alano: tutto ciò che non vuoi da un cane di 70 chili va impostato quando ne pesa sette. Il salto di saluto, tenerissimo a due mesi, a due anni stende gli ospiti; il cane che tira al guinzaglio, a quella stazza, decide lui dove si va. La buona notizia è che l’alano è un allievo docile e sensibile: impara volentieri, con il rinforzo positivo e con una dolcezza che sorprende chi arriva dai terrier. Le maniere forti, oltre che inutili, su un cane così mite sono semplicemente fuori luogo.
Le tre priorità assolute: la condotta al guinzaglio, da costruire con pettorina e pazienza nei primi mesi; il non saltare addosso, insegnato prima che il gesto diventi un placcaggio; e la calma come stile di casa, perché un gigante eccitabile è un problema logistico. La socializzazione segue il copione di ogni razza: tanta, precoce, positiva, con un occhio in più alla gestione degli spazi, perché un cucciolone di alano nel gioco non conosce la propria stazza.
La gestione della crescita fino ai 18 mesi

Un alano passa da 600 grammi alla nascita a 60 chili in un anno e mezzo: è il cantiere scheletrico più imponente della cinofilia, e va protetto come tale. Fino ai 18-20 mesi niente corse lunghe, niente scale ripetute, niente salti dal bagagliaio: passeggiate, gioco misurato e superfici morbide. L’alimentazione da gigante in accrescimento, con il veterinario a guidarla, non è pignoleria: gli errori di crescita si pagano con le articolazioni, per sempre.
Il gioco con gli altri cani va arbitrato per fisica, non per carattere: l’alano è in genere un diplomatico nato, ma una zampata affettuosa a un carlino è comunque una zampata da settanta chili. Incontri sì, con buon senso sulle stazze.
La gestione dei pasti contro la torsione di stomaco
In qualunque altra razza la gestione dei pasti è routine; nell’alano è prevenzione attiva del suo nemico numero uno, la torsione di stomaco. Le regole: razione quotidiana divisa in due o tre pasti, mai uno solo; niente attività fisica nell’ora successiva al pasto e calma anche in quella precedente; acqua sempre disponibile ma senza bevute compulsive post-corsa; e ogni cambio di alimentazione fatto in modo graduale.
E l’addestramento più importante di tutti riguarda te, non lui: riconoscere l’emergenza. Addome che si gonfia, tentativi di vomito a vuoto, irrequietezza, salivazione: non è un malessere da monitorare stanotte, è una corsa in clinica adesso. Con la torsione la sopravvivenza si misura in ore, e quattro operati su cinque ce la fanno proprio perché qualcuno non ha aspettato.
Gli sport adatti all’Alano
L’alano non è un atleta e non finge di esserlo: le sue discipline sono quelle dove contano calma, relazione e presenza. La rally obedience è il suo sport ufficiale di famiglia; il nose work stanca la testa senza toccare le articolazioni; il dog trekking tranquillo, da adulto e col fresco, è la sua gita ideale. E poi c’è la vocazione speciale: la pet therapy, dove il gigante mite con l’alta resistenza alle provocazioni scritta nello standard fa miracoli veri. Un alano in corsia convince anche chi ha paura dei cani: è impossibile sentirsi minacciati da qualcuno che cerca di sedersi in braccio a te.

