Allevamento dell’Akita Inu

Quanto costa un cucciolo, gli esami dei genitori e come scegliere tra 75 allevamenti

L’Akita Inu in Italia è nel dopo-boom: dalle 1.797 iscrizioni del picco 2017 alle 768 del 2024. Per chi cerca un cucciolo è il momento migliore da anni: il mercato dell’impulso si è sgonfiato e sono rimasti soprattutto gli allevatori veri. Restano però le insidie tipiche delle razze da film: annunci a basso costo, import dall’Est e cucciolate improvvisate. Qui trovi i prezzi reali, gli esami da chiedere su una razza col capitolo autoimmune, la mappa dei 75 affissi e le domande che separano un allevatore da un rivenditore.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Akita Inu

Akita Inu rosso fulvo sdraiato sul pavimento di casa

Un cucciolo con pedigree ENCI da un allevamento che seleziona sta tra i 1.500 e i 2.500 euro. Chi vuole le linee giapponesi pure può salire oltre i 3.000 con l’importazione dal Giappone, pratiche e viaggio compresi. La soglia d’allarme è chiara: sotto i mille euro, con questa razza, il risparmio è quasi sempre un import illegale o un accoppiamento senza selezione. E in una razza con le patologie autoimmuni nel curriculum, comprare al buio è il peggior affare possibile.

Tipo di acquistoPrezzo indicativo in ItaliaCosa comprende
Cucciolo con pedigree ENCI da allevamento serio1.500-2.500 euroPedigree, genitori con lastre delle anche, controlli oculistici e trasparenza sulle linee per le patologie autoimmuni, cuccioli socializzati in casa
Importazione dal Giappone3.000 euro e oltre, più il viaggioLa scelta degli appassionati puri: linee giapponesi selezionate, pratiche di esportazione e tempi lunghi
Annuncio sotto i 1.000 euroIl risparmio più caro della categoriaQuasi sempre import dall’Est o accoppiamenti improvvisati: in una razza con un capitolo autoimmune così, comprare al buio è roulette russa
AdozioneContributo del rifugioGli Akita in canile esistono, spesso ceduti da chi ha comprato il cane di Hachiko senza leggersi il resto della storia: adulti seri, da valutare con un educatore

Regione per regione

Trova un allevamento di Akita Inu vicino a te

Il dopo-boom nei numeri

La curva delle iscrizioni racconta una parabola da manuale: la salita col film, il picco del 2017, il plateau del lockdown e la discesa. Per la razza è una notizia buona: meno domanda d’impulso significa meno cucciolate improvvisate e più peso agli allevamenti che c’erano prima del boom e ci saranno dopo.

AnnoAkita iscritti al libro genealogico ENCICome leggerlo
20151.370La rampa di salita del boom
20171.797Il picco: l’effetto film e social al massimo
20201.515Il plateau degli anni del lockdown
20221.147Inizia la discesa
2023920Sotto quota mille
2024768Meno della metà del picco: il mercato si è sgonfiato, e per la razza è quasi una buona notizia

Gli esami e le domande da fare

La lista per l’Akita ha una parte standard e una speciale. Quella standard: lastre delle anche con lettura ufficiale su entrambi i genitori e visita oculistica. Quella speciale è la trasparenza sulle malattie immunomediate: adenite sebacea, sindrome uveodermatologica, pemfigo e tiroidite non hanno un test genetico predittivo, quindi l’unica difesa è un allevatore che conosce le sue linee e ne parla apertamente. La domanda da fare è diretta: ha mai avuto casi di adenite sebacea o VKH nelle sue linee, e come li gestisce? Chi risponde che sono malattie inventate, o che i suoi cani sono perfetti da sempre, ti sta dando la risposta sbagliata nella forma più utile: prima di comprare.

Poi le domande universali: dove crescono i cuccioli, quante cucciolate all’anno, che socializzazione ricevono nei primi due mesi, cosa succede se le cose vanno male. E quella regina: quanti anni hanno vissuto i nonni. Con una razza riservata come questa, pretendi anche di vedere la madre e osservare come si comporta: la stabilità del carattere si eredita, e la madre è la prima insegnante dei cuccioli.

Dove sono gli allevamenti in Italia

Qui l’Akita gioca in un altro campionato rispetto alle razze rare del sito: 75 affissi ENCI distribuiti in 15 regioni, con il Lazio in testa a quota 10 e una copertura che va dalla Lombardia alla Sicilia. Trovare un allevamento vicino non è il problema: il lavoro è selezionare quello giusto, perché il boom ha lasciato sul campo realtà di ogni livello.

RegioneAffissi che allevano AkitaNota
Lazio10La regione con più allevamenti
Lombardia, Veneto, Puglia9 ciascunaBuona copertura da nord a sud
Sicilia8Il polo del sud
Emilia Romagna, Piemonte, Campania5 ciascunaPresenza solida
Marche, Umbria, Toscana3-4Il centro è coperto
Calabria, Basilicata, Abruzzo, Sardegna1-2Presidi singoli
In totale75 affissi in 15 regioniTrovare un allevamento non è il problema: selezionare quello giusto sì

Il consiglio operativo: raduni ed esposizioni con i club di razza, dove gli allevatori seri si conoscono di persona e i cani si vedono al naturale. E per una razza dal carattere così particolare, un’avvertenza in più: diffida di chi te la vende come un cane facile. L’allevatore giusto di Akita è quello che prima prova a dissuaderti: se superi il suo interrogatorio, il cucciolo è meritato.