Allevamento del Bassotto

Quanto costa un cucciolo, cosa comprende il prezzo e i test da pretendere

Prima di cercare un cucciolo di bassotto conviene sapere due cose: quanto costa e perché, e cosa deve mostrarti chi lo vende. Il bassotto è tra le razze più richieste d’Italia, e dove c’è tanta domanda arrivano anche gli improvvisatori: cucciolate senza test, arlecchini prodotti a catena perché il colore è di moda, prezzi che sembrano affari e non lo sono. In questa pagina trovi i numeri veri, i controlli da pretendere e i segnali per riconoscere chi lavora bene. E quando sei pronto, gli allevamenti regione per regione.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Bassotto

La domanda numero uno merita una risposta chiara. In Italia, un cucciolo di bassotto con pedigree ENCI da un allevamento serio costa in genere tra gli 800 e i 1.500 euro. Le linee da esposizione, i kaninchen e i colori più richiesti arrivano a 1.800 euro e oltre. La media degli annunci online è più bassa, attorno ai 900 euro, ma in quel calderone c’è di tutto e spesso manca il pedigree: un risparmio solo apparente, perché nessun test sui genitori significa nessuna garanzia sulla schiena, sugli occhi e sul carattere del tuo cucciolo.

Tipo di acquistoPrezzo indicativoCosa comprende
Cucciolo con pedigree ENCI, allevamento serio800 – 1.500 €Genitori testati, vaccini, sverminazioni, socializzazione, pedigree incluso
Linee da esposizione, kaninchen e colori ricercati1.500 – 1.800 € e oltreGenealogia selezionata e titoli, stessa serietà sanitaria
Cucciolo senza pedigree o da privato300 – 600 €Nessuna garanzia su salute e selezione: sconsigliato
Costo del pedigree ENCICirca 30 €A carico dell’allevatore, di norma già incluso nel prezzo

Un dettaglio da sapere: il pedigree ENCI, il certificato genealogico ufficiale, costa all’allevatore circa 30 euro a cucciolo, ed è normalmente già incluso nel prezzo. Non è un lusso né un optional: è il documento che certifica che il tuo cane è un bassotto di razza, con una genealogia tracciabile. Un cucciolo venduto senza pedigree a prezzo pieno è un campanello d’allarme, non un affare.

Regione per regione

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Cosa fa salire o scendere il prezzo

Nel bassotto il prezzo si muove su tre assi. Il primo è la taglia: la razza esiste in tre formati (standard, nano e kaninchen) e i più piccoli sono anche i più richiesti, quindi nani e soprattutto kaninchen tendono a costare di più. Il secondo è il pelo: corto, lungo o duro, con linee e allevatori specializzati per ciascuno. Il terzo è il colore, ed è qui che serve attenzione: l’arlecchino va fortissimo e qualcuno lo fa pagare come un gioiello, ma il colore da solo non è un valore. Se poi qualcuno ti propone un arlecchino nato da due genitori arlecchino, il cosiddetto double dapple, alzati e vattene: quell’accoppiamento produce cuccioli con altissime probabilità di sordità e problemi agli occhi, e chi lo fa lo sa.

A far salire il prezzo in modo legittimo sono le stesse cose di ogni razza seria: test sui riproduttori, genealogia, titoli in expo o nelle prove di lavoro, vaccinazioni e socializzazione curata. A farlo scendere in modo sospetto è la mancanza di tutto questo. Diffida anche del marketing delle taglie: chi ti promette il «kaninchen puro da un chilo e mezzo» sta vendendo una miniaturizzazione spinta, non un cane migliore.

I test genetici da pretendere

Questo è il capitolo che conta più di ogni altro, perché il bassotto ha una colonna vertebrale da proteggere e qualche grana genetica nota. Per gli occhi esistono test del DNA precisi e vanno pretesi in base alla varietà: la PRA cord1 riguarda soprattutto i nani a pelo lungo, la cord2 i pelo duro, e sempre nei nani a pelo duro c’è il test per la sindrome di Lafora, una forma di epilessia. A questi si aggiunge la visita oculistica dei riproduttori. Un allevatore serio ti mostra i certificati spontaneamente, senza che tu debba insistere.

Per la schiena il discorso è diverso: per l’ernia del disco, il punto debole storico della razza, un test del DNA affidabile non esiste. Quello che puoi fare è chiedere della storia della linea: un allevatore che seleziona da anni sa se i suoi cani hanno avuto problemi di ernie e non si offende se glielo chiedi. Se invece la domanda lo infastidisce, o ti risponde che «i suoi cani sono tutti sani» senza uno straccio di documento, gira i tacchi: i test non sono burocrazia, sono la differenza tra un cucciolo che parte con le carte in regola e una scommessa.

Come riconoscere un allevamento serio

Oltre ai documenti, ci sono segnali che parlano da soli. Un buon allevatore ti fa vedere la mamma e il posto dove crescono i cuccioli, ti fa domande su di te e sulla vita che offrirai al cane, non ha fretta di vendere e non ha cucciolate pronte tutto l’anno. Ti spiega la differenza tra le taglie e i peli e ti indirizza verso la varietà giusta per te, invece di piazzarti quello che ha in casa. E consegna il cucciolo dopo i 60 giorni, con microchip, libretto sanitario e pedigree.

Diffida al contrario di chi ha sempre cuccioli disponibili di ogni colore e taglia, di chi spinge gli arlecchini come fossero edizioni limitate, di chi non ti fa entrare dove vivono i cani e di chi liquida la questione schiena con un’alzata di spalle. Un bassotto ben fatto ti accompagna anche quindici anni: qualche settimana in più per trovare l’allevamento giusto è il miglior investimento che tu possa fare.