Storia ed origine del Pastore Tedesco

Da cane da gregge a razza più famosa del mondo: Stephanitz, Horand e le date vere

Il Pastore Tedesco è una razza giovanissima con una storia enorme: poco più di un secolo, eppure nessun altro cane ha attraversato così tante vite, dal gregge alle trincee, da Hollywood alle unità cinofile di mezzo mondo. In questa pagina trovi la storia vera, con le date verificate: i cani da pastore della Turingia e del Württemberg, il capitano Max von Stephanitz e il cane numero 1 del registro, il motto che ha plasmato la razza, Rin Tin Tin e il dopoguerra, fino ai numeri italiani di oggi.

Sommario

Prima del 1899: i pastori di Turingia e del Württemberg

Alla fine dell’Ottocento la Germania era piena di ottimi cani da gregge, ma non esisteva il pastore tedesco: ogni regione aveva il suo tipo. In Turingia giravano cani compatti, grigio lupo, con le orecchie dritte; nel Württemberg cani più grandi e solidi, con andature migliori. Erano lavoratori veri, selezionati solo sul campo, e proprio per questo diversissimi tra loro.

Il primo tentativo di metterci ordine si chiama Phylax Society, fondata nel 1891 e sciolta appena tre anni dopo: i soci litigavano su tutto, in particolare se selezionare per il lavoro o per la bellezza. Un litigio che sembra una nota a piè di pagina e invece è la profezia di tutta la storia della razza: la stessa discussione, centotrent’anni dopo, divide ancora le linee da lavoro da quelle da esposizione.

Stephanitz, Horand e il registro numero 1

La razza ha un padre preciso: Max von Stephanitz, capitano di cavalleria prussiano con il pallino della zootecnia. Tra il 1898 e il 1899 acquistò per 200 marchi d’oro un cane di nome Hektor Linksrhein, nato nel 1895 a Francoforte: un maschio grigio-giallastro di taglia media che ai suoi occhi era il cane da lavoro perfetto allo stato naturale. Lo ribattezzò Horand von Grafrath, e il 22 aprile 1899, a margine di un’esposizione a Karlsruhe, fondò insieme ad Artur Meyer il Verein für Deutsche Schäferhunde, il club SV che ancora oggi è la più grande società di razza del mondo.

Horand venne iscritto nel libro genealogico con il numero SZ 1: il primo pastore tedesco della storia, il capostipite da cui discende l’intera razza. Il 20 settembre 1899, a Francoforte, l’assemblea del neonato club fissò il primo standard. In pratica il pastore tedesco è una delle poche razze con un certificato di nascita esatto: aprile 1899, Karlsruhe, un cane e un uomo testardo.

Horand von Grafrath, il primo Pastore Tedesco iscritto al registro SV

Horand von Grafrath, nato Hektor Linksrhein: il numero 1 del registro di razza. Foto di pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Un motto solo: l’allevamento del pastore tedesco è allevamento da lavoro

Stephanitz guidò il club per trentasei anni con una regola scolpita: Schäferhundzucht ist Gebrauchshundezucht, l’allevamento del pastore tedesco è allevamento di cani da utilità. La bellezza senza capacità di lavoro, per lui, non valeva niente. Nel 1901 pubblicò il libro che è ancora la bibbia della razza, Der deutsche Schäferhund in Wort und Bild, partito come opuscolo e cresciuto edizione dopo edizione fino a diventare un tomo monumentale.

Fu sempre lui ad avere l’intuizione che salvò la razza dal destino di tutti i cani da gregge: la pastorizia stava scomparendo, e Stephanitz spinse i suoi cani verso polizia, esercito e servizio. Funzionò oltre ogni previsione: nel giro di vent’anni il pastore tedesco divenne il cane da lavoro per definizione, un ruolo che non ha più lasciato.

Le guerre, Rin Tin Tin e il nome cambiato

La Prima guerra mondiale portò decine di migliaia di pastori tedeschi nelle trincee, come portaordini, cani sanitari e da guardia, e paradossalmente fu la guerra a farlo conoscere al mondo: i soldati alleati tornarono a casa raccontando di quei cani straordinari visti al fronte. Uno di loro, il caporale americano Lee Duncan, il 15 settembre 1918 trovò in un allevamento militare bombardato a Flirey, in Francia, una cucciolata di pochi giorni: uno di quei cuccioli, Rin Tin Tin, sarebbe diventato la più grande star canina di Hollywood, con decine di film che negli anni Venti fecero innamorare della razza mezzo pianeta.

C’era però un problema: chiamarsi tedesco, in quegli anni, era pessimo marketing. Il Kennel Club britannico ribattezzò la razza Alsatian, cane alsaziano, un nome di comodo che resistette per decenni: solo nel 1977 tornò l’onesto German Shepherd Dog, e la parentesi Alsatian sparì definitivamente dai registri inglesi appena nel 2010. In Italia intanto il nome popolare era diventato un altro, affettuoso e sbagliato il giusto: cane lupo, quello che i nonni usano ancora oggi.

Il pastore tedesco oggi (e in Italia)

Oggi la razza è governata dal club tedesco SV e dalla federazione mondiale WUSV, lo standard FCI porta il numero 166 e dal 2010 riconosce le due varietà di pelo. Il pastore tedesco resta il cane da servizio più diffuso al mondo, dalle unità cinofile alla protezione civile, e uno dei più amati nelle case.

1891Nasce la Phylax Society, primo tentativo di selezionare i pastori tedeschi: si scioglie nel 1894
1898-99Max von Stephanitz acquista Hektor Linksrhein per 200 marchi d’oro e lo ribattezza Horand von Grafrath
22 aprile 1899A Karlsruhe nasce il Verein für Deutsche Schäferhunde (SV); Horand è il primo iscritto, SZ 1
20 settembre 1899A Francoforte viene fissato il primo standard di razza
1901Prima edizione del libro di Stephanitz “Der deutsche Schäferhund in Wort und Bild”
15 settembre 1918Il caporale Lee Duncan trova a Flirey il cucciolo che diventerà Rin Tin Tin
2010Lo standard FCI attuale (n. 166) riconosce la varietà a pelo lungo, decisa dal SV nel 2008

E in Italia? Per decenni è stato il cane più registrato del Paese, con numeri che nessuna razza aveva mai visto. Oggi la fotografia è diversa: con 8.727 iscrizioni ENCI nel 2024 è terzo dietro Setter Inglese e Golden Retriever, pur restando di gran lunga il primo del suo gruppo. Rispetto alle oltre 16.000 iscrizioni del 2016 il calo è netto, e a modo suo è anche una buona notizia: meno mode, meno cucciolate improvvisate, e una razza che torna in mano a chi la conosce. Della storia recente fa parte anche la discussione, seria, sulla schiena delle linee da esposizione: la direzione presa dai giudici e dai club negli ultimi anni va verso cani più moderati e funzionali, com’era nei progetti del capitano.