Storia ed origine del Siberian Husky
Dai Chukchi della Siberia alla corsa del siero: la storia vera di una leggenda
Poche razze possono raccontare una storia come quella del Siberian Husky: millenni di lavoro accanto a un popolo artico, una traversata verso l’Alaska della corsa all’oro, e un’impresa, la corsa del siero del 1925, che ha commosso il mondo e ha due eroi con nome e cognome, Togo e Balto. In questa pagina trovi le tappe vere, con le date verificate sui documenti dei club di razza: i Chukchi e i loro cani, i topi di Siberia che umiliarono i giganti dell’Alaska, Leonhard Seppala e la staffetta che salvò Nome dalla difterite.
Sommario
Il cane dei Chukchi, nato per la distanza
Il husky nasce all’estremità nord-orientale della Siberia, nella penisola dei Chukchi, e non nasce ieri: i Chukchi selezionavano i loro cani da slitta da migliaia di anni. Il popolo costiero viveva di caccia a foche e trichechi, e la sopravvivenza dipendeva dai cani: dovevano coprire distanze enormi sul ghiaccio trainando carichi leggeri, consumando il meno possibile, e convivere pacificamente con la famiglia nelle tende durante le tempeste. È esattamente il progetto del husky moderno: un fondista instancabile, frugale e senza un grammo di aggressività.
Quella selezione millenaria spiega quasi tutto del cane che conosci oggi: la resistenza fuori scala, la socialità con le persone e con gli altri cani, l’indipendenza di chi deve valutare da solo se il ghiaccio regge. Il husky non è stato disegnato per ubbidire in un campo di addestramento, è stato disegnato per portarti a casa vivo attraverso una bufera. Conviene ricordarselo ogni volta che sembra avere la testa dura.
1908: lo sbarco in Alaska e i topi di Siberia
La storia americana della razza comincia con un mercante di pellicce russo, William Goosak, che nell’autunno del 1908 porta i primi husky siberiani a Nome, in Alaska, nel pieno della febbre dell’oro. L’anno dopo li iscrive alla All’Alaska Sweepstakes, la corsa più dura del continente: 408 miglia e 10.000 dollari al vincitore. I cercatori d’oro, abituati a cagnoni da tiro, guardano quei cani da venti chili e li battezzano con disprezzo Siberian Rats, i topi di Siberia. I topi arrivano terzi.
La lezione non cade nel vuoto. Lo scozzese Fox Maule Ramsay attraversa il Bering e torna dalla Siberia con una sessantina di cani scelti. Nel 1910 la squadra guidata da John ‘Iron Man’ Johnson vince la Sweepstakes in 74 ore e 14 minuti, un record che non verrà mai più battuto nella storia della corsa. Da quel giorno nessuno ride più dei topi di Siberia.
Leonhard Seppala, l’uomo della leggenda
Se il husky ha un padre putativo, è un norvegese emigrato in Alaska: Leonhard Seppala. Piccolo, instancabile e testardo quanto i suoi cani, Seppala vince la Sweepstakes per tre anni di fila, 1915, 1916 e 1917, e diventa l’uomo simbolo della razza. I suoi cani discendono in linea diretta dalle importazioni siberiane, e la sua cultura del cane da lavoro, trattato da atleta e da compagno, plasma il tipo di husky che conosciamo.
Sarà lui, con il suo capobranco Togo, il vero protagonista della notte più famosa della storia della cinofilia. E sarà sempre lui, negli anni successivi, a portare i suoi cani nel New England e a piantare il seme dell’allevamento moderno della razza.

Leonhard Seppala con tre dei suoi cani nel 1927. Foto Seattle Post-Intelligencer, pubblico dominio, via Museum of History and Industry.
Gennaio 1925: la corsa del siero, Togo e Balto
Nel gennaio del 1925 a Nome scoppia un’epidemia di difterite. L’antitossina più vicina è a Anchorage, il porto è ghiacciato, gli aerei sono fermi: resta la pista. Nasce una staffetta epica: 20 conducenti e circa 150 cani si passano il siero per 674 miglia, oltre mille chilometri, in cinque giorni e mezzo, dentro tempeste fino a cinquanta gradi sotto zero. Il mondo intero segue la corsa alla radio e sui giornali.
La tratta più lunga e pericolosa tocca a Seppala: 261 miglia tra andata e ritorno, compreso l’attraversamento notturno del ghiaccio marino del Norton Sound, dove il suo capobranco Togo, dodici anni, fiuta la rotta sicura nel buio della bufera e salva squadra e siero. L’ultima tratta, 53 miglia, la corre Gunnar Kaasen dietro a Balto, che entra a Nome col siero ed entra dritto nella leggenda: entro dicembre dello stesso anno ha già una statua a Central Park. La storia però ha reso a lungo un torto a Togo, che di miglia ne aveva corse cinque volte tanto: solo in tempi recenti, complici un film e il lavoro degli storici, il vecchio capobranco si è ripreso il posto che gli spetta.
Dal riconoscimento AKC a oggi
Dopo la corsa del siero, Seppala porta i suoi cani in tournée negli Stati Uniti e poi in gara nel New England, dove la razza mette radici. Nel 1930 l’American Kennel Club riconosce ufficialmente il Siberian Husky, e nello stesso anno, per un’ironia della storia, l’Unione Sovietica chiude le esportazioni dalla Siberia: il patrimonio genetico della razza, da quel momento, vive solo fuori dalla sua terra d’origine. Il primo standard arriva nell’aprile del 1932, il Siberian Husky Club of America nasce nel 1938. Ecco perché lo standard FCI, ancora oggi, indica come paese d’origine gli Stati Uniti e non la Russia.
Il resto è storia recente: il husky diventa uno dei cani più popolari e riconoscibili del pianeta, protagonista di film e serie, mentre nel mondo dello sleddog continua a fare quello per cui è nato, dalle gare europee alla grande Iditarod che ogni anno ripercorre le piste dell’Alaska. Sotto il pelo da divo c’è sempre lo stesso cane dei Chukchi: un fondista nato per la distanza, con la testa di chi la strada se la sceglie da solo.

