Storia ed origine dei Segugi Svizzeri
Un mosaico romano, cinque varietà e due che non ci sono più
I Segugi Svizzeri hanno una storia lunghissima e un pezzo di archeologia dalla loro parte: lo standard cita un mosaico romano in cui si riconoscono già le varietà di questi cani.
In questa pagina: le origini, gli italiani e i francesi che li cercavano, le cinque varietà del 1882 e le due che sono sparite.
Sommario
Il mosaico di Avenches

Lo standard apre il capitolo storico con una frase da leggere per intero: il Segugio Svizzero ha origini molto antiche. La sua presenza ai tempi dell’Elvezia romana è certificata da un mosaico scoperto ad Avenches, dalla rappresentazione di cani da muta corrispondenti alle varietà dei segugi svizzeri.
Avenches, l’antica Aventicum, era la capitale della provincia romana dell’Elvezia, e il suo sito archeologico è uno dei più importanti della Svizzera.
Bisogna prendere la frase per quello che è: un mosaico che raffigura cani da muta non dimostra che quei cani fossero i Segugi Svizzeri di oggi. Dimostra che in quella zona, duemila anni fa, si cacciava con cani di quel tipo.
È comunque una radice antica, e spiega perché in tutta l’area alpina e prealpina i segugi si somiglino: sono cani che facevano lo stesso lavoro nello stesso ambiente da moltissimo tempo.
Le due righe successive dello standard raccontano una cosa altrettanto interessante, cioè che questi cani erano ricercati all’estero: nel XV secolo era cercato dagli appassionati italiani e nel XVIII secolo dai francesi, per la sua eccezionale attitudine alla caccia alla lepre.
Che gli italiani, nel Quattrocento, andassero a prendere segugi in Svizzera è un dettaglio che a un cacciatore italiano di oggi, che magari ha un giurassiano in canile, dovrebbe far piacere.
I mercenari e i segugi francesi

C’è una riga, nello standard, che spiega da dove viene una parte del sangue di questi cani, ed è una di quelle spiegazioni storiche che si ricordano.
Il testo dice: le sue linee native sono state certamente influenzate da segugi di allevamento francese riportati in Svizzera dai mercenari.
Per secoli i mercenari svizzeri hanno combattuto in mezza Europa, e soprattutto in Francia. Tornavano a casa con la paga, con le abitudini e, evidentemente, con i cani.
Guardando il Segugio del Lucernese, con quel manto blu picchiettato, la parentela con i segugi francesi bleu salta agli occhi. Ed è esattamente quello che lo standard suggerisce.
È anche il modo più onesto di raccontare la nascita di una razza: non una creazione dal nulla, ma cani locali che nei secoli assorbono sangue esterno portato da chi si muoveva.
Cinque varietà, poi quattro

La parte più interessante della storia moderna riguarda il numero delle varietà, che non è sempre stato quattro.
Nella foto: un Segugio del Bernese in un’illustrazione del 1915.
Nel 1882 viene scritto uno standard per ognuna delle cinque varietà del Segugio Svizzero. Cinque, non quattro.
Nel 1909 quegli standard vengono rivisti, e in quell’occasione si prende atto di una sparizione: la totale scomparsa del segugio del Turgovia. Una varietà cancellata, senza clamore, in una nota tecnica.
Il 22 gennaio 1933 arriva la decisione che regge ancora oggi: uno standard unico per le quattro varietà rimaste. Da quel momento il Segugio Svizzero è una razza sola con quattro vestiti.
E c’è un’ultima riga, quasi nascosta in fondo al paragrafo storico: l’antica varietà, il segugio del Giura di tipo San Uberto, è nel frattempo scomparsa.
Il Giura, cioè, esisteva in due tipi: uno più leggero e uno più pesante, di tipo San Uberto, con la testa massiccia e la pelle abbondante del Bloodhound. Quel secondo tipo non c’è più, e oggi quando si dice Giura si intende solo il primo.
In tutto, quindi, questa razza ha perso due varietà in cinquant’anni. È il tipo di informazione che uno standard riporta in una riga e che, letta bene, racconta molto di come cambia la caccia.
I Segugi Svizzeri in Italia, e la sorpresa dei numeri

Qui arriva il dato che non ci aspettavamo, e che rende questa una delle pagine più italiane di tutto il nostro elenco di razze rare.
In dieci anni, in Italia, sono nati 2.750 cuccioli di Segugio Svizzero. Non è una razza rara: è una delle più allevate fra tutte quelle di cui ci stiamo occupando.
Ma il numero interessante è un altro, ed è la ripartizione per varietà. Dei 2.750 cuccioli, 2.489 sono del Giura: il 90 per cento. Il Bernese si ferma a 119, i registrati genericamente come svizzero sono 111, e il Lucernese ne conta appena 30, con anni interi a zero.
Tradotto: in Italia segugio svizzero vuol dire quasi sempre giurassiano, ed è un cane da lepre usato per cacciare.
C’è poi un secondo dato che dice molto: con 2.750 cuccioli, gli affissi registrati sono quattro, a Sassari, Firenze, Grosseto e Bolzano. La conclusione è quasi obbligata: questi cani nascono in gran parte da cacciatori che allevano senza affisso, come succede da sempre con i cani da caccia.
Il trend, però, è in calo: si è passati da 351 cuccioli nel 2017 a 204 nel 2024, che è lo stesso movimento che si vede in tutta la cinofilia venatoria italiana.
Un’ultima nota per chi si sta documentando: esiste anche il Piccolo Segugio Svizzero, lo Schweizer Niederlaufhund, che ha le stesse quattro varietà di colore ma su un cane a zampe corte, nato per cacciare nei cantoni dove le riserve erano piccole. È una razza distinta, e sul sito ha la sua pagina.

