Storia ed origine del Prazsky Krysarik

Dai banchetti del castello di Praga al recupero degli anni Settanta

Il Pražský Krysařík ha una storia che sta in due parti molto diverse: prima è il cane dei re di Boemia al castello di Praga, poi è una razza che negli anni Sessanta arriva a un passo dal non esistere più.

In questa pagina: il mestiere che gli ha dato il nome, la corte, la quasi scomparsa, il recupero e il riconoscimento del 2019.

Sommario

Il cane che prendeva i topi

Dipinto ottocentesco con un piccolo cane nero focato su un cuscino

Il nome dice il mestiere: krysařík significa ratter, cacciatore di topi. Lo standard spiega anche perché era bravo: per la sua taglia minuta, il movimento rapido e un olfatto molto sviluppato.

Nella foto: un dipinto dell’Ottocento di Thomas Jones Barker, Tiny, the size of nature, di pubblico dominio, con un piccolo cane nero focato. Documenta il tipo di cagnolino da compagnia dell’epoca, non un soggetto certificato della razza: ci sembra giusto dirlo.

Un cane da due chili e mezzo che caccia i ratti sembra una contraddizione, e invece è logica pura. Nei magazzini, nelle cantine e nelle cucine di un castello, il problema non è la forza: è arrivare dove il ratto si nasconde. Un cane minuscolo, veloce e con un buon naso ci arriva.

Lo standard sottolinea proprio l’olfatto, che in un cane da compagnia non è scontato. È un residuo di quel lavoro, e chi vive con un Pražský Krysařík lo nota: è un cane che annusa tutto.

La qualità, dice il testo, è stata acquisita durante il suo lungo sviluppo storico. Non è un cane da compagnia a cui è stato attribuito un passato: è un cane da lavoro diventato cane da compagnia.

Il cane dei re di Boemia

Tre Prazsky Krysarik neri focati in piedi uno accanto all'altro

La parte cortigiana della storia la racconta lo standard stesso: questo piccolo cane attivo era spesso visto ai banchetti aristocratici dei re cechi al castello di Praga.

E continua: ornava le corti dell’aristocrazia boema e, come dono dei re boemi, arrivò ad altri sovrani europei e più tardi ai cittadini comuni.

È una traiettoria che spiega molte cose. Un cane da magazzino che finisce in sala da pranzo, che diventa un regalo diplomatico e che alla fine scende nelle case della gente: sono tre vite in una razza sola.

Lo standard aggiunge una nota da riportare perché è insolitamente difensiva: la ricerca dei fatti storici ha prodotto prove che questa razza è di origine boema e può essere fatta risalire alla prima storia della nazione ceca.

Perché una razza sente il bisogno di scriverlo nel proprio standard? Perché per decenni il Pražský Krysařík è stato considerato da molti una semplice variante del Pinscher nano, e l’origine autonoma è stata contestata. La riga è una risposta.

Le differenze, per inciso, ci sono e si vedono: il Pražský Krysařík è più piccolo, ha il cranio più arrotondato con l’occipite visibile, le orecchie attaccate più indietro e un’andatura diversa.

La quasi scomparsa e il recupero

Prazsky Krysarik nero focato con la pettorina seduto sulle gambe del suo umano

Poi arriva il Novecento, e la parte cortigiana finisce. Alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso i soggetti puri rimasti erano pochissimi e la razza era vicina a sparire.

Il recupero comincia nel 1969, per opera di due cinofili cechi, Jan Findejs e Rudolf Šiler, che lavorano per riportare i tratti originali della razza: il muso lungo e il dorso dritto.

È un dettaglio che dice molto sul lavoro fatto. Non stavano rincorrendo un cane più carino o più piccolo: stavano riportando indietro un tipo che si era imbastardito.

Nel 1980 il primo soggetto viene iscritto al libro genealogico, ed è la data che lo standard registra con una frase asciutta: nel 1980 la sua rigenerazione è cominciata con successo.

Il riconoscimento internazionale, però, arriva molto dopo. La FCI accetta la razza su base provvisoria il 29 aprile 2019, e ancora oggi lo stato ufficiale è riconosciuta su base provvisoria: significa che i soggetti possono partecipare alle esposizioni internazionali ma non concorrono al CACIB.

In Italia la razza è arrivata da poco: le API dell’ENCI, sul codice 363, registrano 21 cuccioli in sei anni, ma con una progressione chiara: 2 nel 2019, zero nel 2020 e nel 2021, poi 3, 5 e 11 nel 2024. L’unico affisso registrato è in provincia di Pavia.

QuandoCosa succede
Nel passato remoto cecoIl cane è noto fin dalle origini dello stato boemo
Il mestiereUccideva i ratti, e da lì viene il nome krysarik
Perché era bravoTaglia minuta, movimento rapido e olfatto molto sviluppato
Al castello di PragaCompariva ai banchetti dei re di Boemia
Come si è diffusoCome dono dei re boemi ad altri sovrani europei
PoiÈ arrivato anche alla gente comune
Fine anni SessantaLa razza è quasi scomparsa
1969Jan Findejs e Rudolf Siler cominciano il recupero
1980Il primo soggetto viene iscritto al libro genealogico
29 aprile 2019La FCI la riconosce su base provvisoria
In Italia21 cuccioli in sei anni, undici dei quali nel 2024