Allevamento del Petit Bleu de Gascogne
Millecinquecento cuccioli in dieci anni, e due soli affissi
Con questa razza i numeri italiani vanno letti al contrario delle altre. Le API dell’ENCI, sul codice 31, registrano 1.527 cuccioli in dieci anni ma soltanto due affissi.
In questa pagina: cosa significa quel dato, quanto costa un cucciolo, cosa chiedere e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Petit Bleu de Gascogne

Un cucciolo con pedigree costa fra i 500 e i 900 euro. Sono prezzi da cane da caccia, non da razza da esposizione, ed è coerente con quello che questa razza è in Italia.
I numeri: 156 cuccioli nel 2015, 189 nel 2017, 174 nel 2023, 127 nel 2024. Una media di oltre centocinquanta all’anno, che per una razza che sul nostro sito sta fra le rare è un dato fuori scala.
Il secondo numero è quello che spiega il primo: gli affissi registrati sono due, uno in provincia di Pavia e uno in provincia di Latina. Tutto il resto nasce da cacciatori che allevano i propri cani senza un allevamento registrato.
Non è di per sé un male: molte delle migliori linee da lavoro italiane nascono così. Ma cambia le domande da fare, perché il controllo che in una razza da esposizione fa l’allevatore, qui lo devi fare tu.
L’attesa, per una volta, è breve: con questi numeri i cuccioli si trovano nel giro di poche settimane, soprattutto nelle regioni dove si caccia la lepre e il cinghiale.
Il primo anno costa fra i 600 e i 900 euro fra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e poi il mantenimento si assesta sui 70-100 euro al mese.
La toelettatura non esiste: pelo corto, un guanto di gomma una volta a settimana. Quello che va messo in calendario è il controllo settimanale delle orecchie, che in questa razza non è un consiglio ma una necessità.
Cosa chiedere e cosa guardare in una cucciolata
In una razza allevata quasi solo da cacciatori le domande sono un po’ diverse dal solito, e la prima è sempre la stessa.
La prima è il pedigree. Con 1.527 nascite registrate in dieci anni non c’è nessuna ragione per accontentarsi di un cucciolo senza documenti: la razza c’è, i cani con pedigree ci sono.
La seconda sono i risultati di lavoro dei genitori. La razza è riconosciuta con prova di lavoro, e in Italia le prove per segugi si fanno. Un genitore con dei risultati vale più di dieci parole.
La terza sono le lastre ufficiali di anche e gomiti. In una razza senza dati sanitari pubblicati, i controlli individuali sono tutto quello che hai.
La quarta riguarda il carattere dei riproduttori: lo standard mette il soggetto timido fra i difetti, e nella forma accentuata la timidezza è una squalifica. Un segugio pauroso non lavora e non è un buon cane di casa.
Sul cucciolo, il primo controllo sono le orecchie: devono essere sottili, arrotolate e lunghe almeno fino alla punta del tartufo. Orecchie corte o attaccate alte sono difetti elencati.
Il secondo è il mantello: fondo picchiettato di nero su bianco, le due focature sopra gli occhi e, se c’è, la piccola macchia nera ovale in mezzo alla testa, che è il tratto tipico. Qualunque mantello diverso da quello dello standard è squalificante.
Il terzo sono gli occhi, che devono essere marroni: gli occhi chiari sono una squalifica.
E l’ultima domanda è per te: puoi gestire la voce? Se la risposta è no, questa razza è sbagliata, per quanto sia bella e per quanto sia facile trovarne un cucciolo.

