Addestramento ed educazione del Karaman

Come si vive con un cane da guardiania che decide da solo

Con il Karaman non si parla di addestramento nel senso in cui lo si intende per un cane da lavoro sportivo. Questo è un cane da guardiania: lo standard lo definisce indipendente e molto intelligente, ed è stato selezionato per stare col gregge senza l’uomo.

In questa pagina: cosa si può insegnare e cosa no, la gestione del territorio, la socializzazione da cucciolo e gli errori tipici di chi arriva da altre razze.

Sommario

Cosa si insegna a un cane da guardiania

Karaman nero focato dal pelo lungo disteso su un pavimento

La prima cosa da mettere in chiaro: un cane da guardiania non si addestra a fare la guardia. Quel comportamento c’è già, ed è la parte più antica del suo repertorio. Quello che si insegna sono le regole di convivenza intorno a quel comportamento.

Le basi servono e vanno costruite presto: guinzaglio, manipolazione, visita veterinaria, salire in auto, stare fermo mentre lo si tocca. Un cane di quarantacinque chili che non si lascia gestire è un problema serio.

Il richiamo si allena, ma va detto onestamente che in un cane indipendente non sarà mai quello di un border collie. Si lavora sulla relazione e sul rinforzo positivo, non sull’obbedienza formale.

Il comando più utile in questa razza è quello che interrompe: un segnale che dice lascia stare, ci penso io. Va costruito in situazioni facili, molto prima che serva.

Quello che non funziona è la durezza. Con un cane fiero e indipendente il metodo coercitivo produce un cane che si chiude o che si difende, e in una taglia così è un rischio che non ha senso correre.

E quello che non ha senso è pretendere obbedienza immediata: questo cane valuta prima. Quel mezzo secondo di ritardo è la razza, non un difetto.

Il territorio, gli estranei e la recinzione

Un cane da guardiania lavora sul territorio: definisce un’area, la controlla e ci mette dentro quello che considera suo, gregge o famiglia che sia.

La conseguenza pratica è che i confini vanno resi chiari. Una recinzione solida non serve solo a tenere dentro il cane: serve a dirgli dove finisce la sua responsabilità. Un guardiano senza confini definiti se li inventa, e di solito se li prende più larghi di quanto vorreste.

Con gli estranei lo standard è chiaro: riservato. Non è un cane che fa festa, e non deve esserlo. Quello che si gestisce è il modo in cui gli estranei entrano: sempre accompagnati, sempre annunciati, mai a sorpresa dal cancello.

Chi ha corrieri, tecnici e ospiti che entrano spesso deve organizzarsi: un guardiano da quarantacinque chili non è un cane che si mette a posto con due biscotti.

La socializzazione nei primi mesi è la parte più importante di tutto il lavoro: persone diverse, contesti diversi, altri cani, rumori. Non serve a rendere il cane socievole con tutti, serve a renderlo stabile – che è esattamente la parola che usa lo standard.

Movimento, lavoro e vita quotidiana

Karaman dal pelo lungo accucciato che guarda verso l'alto

Contrariamente a quello che si pensa guardando la taglia, un cane da guardiania non ha bisogno di attività sportiva intensa. Ha bisogno di spazio, di tempo all’aperto e di un compito.

Il fabbisogno tipico è di lunghe camminate tranquille e della possibilità di stare fuori a sorvegliare. Un Karaman passa gran parte della giornata sdraiato a guardare, e va benissimo così.

Quello che non gli si chiede sono le discipline di velocità: agility, flyball e corse non sono il suo mondo, e in un cane da quaranta chili con una crescita lunga sono anche una cattiva idea per le articolazioni.

Il dog trekking, invece, gli si adatta: è un cane da transumanza, cammina volentieri e regge il freddo.

L’attivazione mentale e la ricerca olfattiva funzionano come attività tranquille e utili, soprattutto per un cucciolo che deve imparare a usare la testa in modo costruttivo.

Nel primo anno e mezzo la regola è una sola: niente esercizio forzato. Un cane che arriverà a quarantacinque chili ha cartilagini che chiudono tardi, e le corse dietro alla bicicletta a otto mesi si pagano a otto anni.

Gli errori tipici con un cane da guardiania

Il primo è prenderlo per la taglia e per l’aspetto. È un cane bellissimo, ma è un cane con un lavoro dentro, e quel lavoro non si spegne perché vivi in villetta.

Il secondo è saltare la socializzazione perché tanto deve fare la guardia. È esattamente il contrario: un guardiano stabile è un guardiano socializzato.

Il terzo è usare la forza. Con un cane fiero, indipendente e da quarantacinque chili è la strada più rapida per rompere la relazione.

Il quarto è lasciarlo senza confini e poi stupirsi che consideri sua anche la strada davanti casa.

Il quinto è trattarlo come un cane da difesa e allenarlo alla mordacità. Lo standard dice nessuna aggressività, e un cane da guardiania spinto in quella direzione diventa pericoloso, non efficiente.

Il sesto è strafare da cucciolo con il movimento, in una razza che cresce per due anni.