Addestramento ed educazione del Kromfohrlander
Docile ma con un po’ di naso: socializzazione, richiamo, voce e attività
Lo standard del Kromfohrlander descrive un cane adattabile, docile e vivace, un po’ riservato con gli estranei, con un po’ di istinto venatorio. Sono quattro indicazioni che, messe insieme, dicono come lavorarci: gentilezza, socializzazione presto e attenzione al naso.
In questa pagina: il primo anno, la socializzazione (che in questa razza è il tema centrale), il richiamo, la gestione della voce, le attività adatte e gli errori più comuni.
Sommario
Il primo anno e la socializzazione

In una razza dove lo standard mette la timidezza fra i difetti squalificanti – e la nomina due volte – la socializzazione non è un consiglio generico: è la priorità del primo anno.
Il programma è quello classico e va fatto presto: città, rumori, superfici diverse, persone di ogni tipo, bambini, altri cani, mezzi pubblici. Sempre a distanza confortevole, mai forzando il contatto.
La riservatezza con gli estranei che lo standard descrive va rispettata: un Kromfohrlander non deve farsi toccare da tutti. Quello che serve è che resti tranquillo, non che faccia festa.
Il metodo è quello dei cani docili e sensibili: rinforzo positivo, sessioni brevi, niente toni alti. Questa razza collabora volentieri, e un approccio duro produce solo un cane che si chiude.
Sulla solitudine conviene lavorare da cucciolo, perché è un cane da casa molto attaccato alla famiglia: pochi minuti alla volta, poi mezz’ora, con qualcosa da masticare e senza scene.
E sulla manipolazione: orecchie, bocca, unghie e – se è la varietà a pelo ruvido – la spazzola e lo stripping. Un cane che si lascia toccare rende tutto più semplice per quindici anni.
Il richiamo, il naso e la voce
Quel po’ di istinto venatorio che lo standard concede al Kromfohrlander è l’eredità del Grand Griffon Vendéen, e va preso sul serio: non è un segugio, ma è un cane che annusa, che segue tracce e che può partire dietro a un gatto sconosciuto.
Il richiamo si allena dal primo giorno con premi di valore, e si mantiene. In campagna, nei primi mesi, la longhina è la soluzione più semplice: lascia annusare e permette di lavorare in sicurezza.
Il lato buono di quel naso è che si può usare: la ricerca olfattiva è l’attività che questa razza fa meglio di qualsiasi altra cosa, e dieci minuti di nose work in casa stancano più di mezz’ora di passeggiata.
La voce è l’altro tema: è un cane da casa e avvisa. Non è un abbaiatore compulsivo, ma segnala chi arriva. Si gestisce come sempre – lasciar avvisare, andare a controllare, premiare il silenzio – e soprattutto tenendo il cane appagato.
E c’è un punto che riguarda i cani molto attaccati alla famiglia: l’abbaio da solitudine. Se abbaia quando sei fuori, il problema non è la voce ma il tempo che passa da solo.
Le attività giuste

Il Kromfohrlander non è un cane sportivo da competizione, ma è tutt’altro che pigro: conta un’ora e mezza al giorno fra passeggiate e gioco, con una parte di lavoro mentale.
Le attività in cui va meglio sono quelle che uniscono testa e naso: nose work e ricerca olfattiva, attivazione mentale, rally obedience e trick dog. È docile e impara in fretta: si divertono in due.
Il dog trekking gli si addice: è un cane rustico, resistente, che cammina volentieri per ore. Con dodici-sedici chili e una struttura equilibrata, le escursioni sono la sua dimensione naturale.
L’agility è possibile a livello amatoriale, con salti adeguati e senza esagerare: non è un cane costruito per il salto ripetuto, ma non è nemmeno fragile.
Quello che non serve è il lavoro da cane da caccia: la razza è stata selezionata per la compagnia – è scritto nell’utilizzazione ufficiale – e non ha bisogno di un mestiere per stare bene.
Il vero fabbisogno di questo cane è un altro, e lo standard lo suggerisce con la parola adattabile: vuole stare con te. Un Kromfohrlander che partecipa alla vita di famiglia è un cane facile; uno lasciato in giardino non lo è.
Gli errori più comuni
Il primo è saltare la socializzazione. In una razza dove la timidezza è un difetto squalificante, un cucciolo cresciuto in isolamento diventa un cane che ha paura del mondo – ed è il problema più difficile da recuperare.
Il secondo è usare la durezza. È un cane docile e sensibile: i metodi coercitivi non servono e fanno danni.
Il terzo è lasciarlo solo troppo. È un cane da casa attaccato alla famiglia, e la solitudine prolungata produce abbaio e ansia.
Il quarto è tosare il pelo ruvido a macchinetta. Va strippato: rasato perde struttura e cambia tessitura per mesi.
Il quinto è ignorare il naso. Quel po’ di istinto venatorio è reale: il richiamo va allenato e i gatti sconosciuti non sono al sicuro.
E il sesto riguarda l’acquisto: comprare senza test. In questa razza i test del DNA per la HFH e per la von Willebrand esistono, sono economici e vengono fatti dagli allevatori seri. Chi non li ha, o non li mostra, va evitato.

